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Cronaca | 10 luglio 2026, 19:07

Fuga di gas provocò esplosione che uccise un 66enne: condannato l'idraulico che era stato chiamato a controllare l'impianto

Il fatto in una cascina di Savigliano nell'ottobre 2021. La vittima morì una ventina di giorni dopo per le ustioni riportate. In aula il confronto tra Procura e difesa sulle verifiche effettuate a carico dell’impianto

La cascina teatro dell'esplosione

La cascina teatro dell'esplosione

Si è concluso con una condanna a un anno di reclusione, con pena sospesa, il processo a carico dell’idraulico finito a giudizio di fronte al tribunale di Cuneo per la morte di Renato Bocchiola, 66 anni, deceduto in seguito alle gravissime ustioni riportate dopo l'esplosione verificatasi nella sua abitazione di via Canavere a Savigliano nella notte tra il 3 e il 4 ottobre 2021.

L’uomo, rimasto coinvolto nell’incidente domestico, era stato trasportato in ospedale in condizioni critiche. Qui sarebbe morto il 27 ottobre successivo.

Nel corso dell'istruttoria era stato ascoltato il consulente tecnico della difesa, ingegnere e architetto specializzato in ingegneria forense e docente universitario, professionista che ha svolto incarichi anche in importanti procedimenti nazionali riguardanti incendi ed esplosioni. Il consulente aveva illustrato al tribunale le caratteristiche del gas di petrolio liquefatto (Gpl), spiegando che una deflagrazione può verificarsi soltanto quando il gas si trova in una precisa concentrazione nell’aria. Al di sotto di determinati valori, la miscela è troppo “magra” per esplodere, mentre al di sopra diventa troppo “grassa”, cioè priva della quantità di ossigeno necessaria alla combustione.

Secondo il tecnico, dall’analisi degli atti e delle condizioni dell’abitazione non sarebbero emersi elementi compatibili con una vera e propria esplosione di rilevante entità. 

L'esperto aveva anche evidenziato come l’immobile non presentasse significativi segni di affumicazione e come una coppia che si trovava al piano inferiore avesse riferito di non aver sentito alcun boato, ma soltanto le urla provenienti dall’appartamento.

Il consulente si era poi soffermato anche sull’intervento effettuato dall’idraulico alcune settimane prima dell’incidente. Secondo la ricostruzione difensiva, il tecnico aveva effettuato verifiche sia nei locali indicati dagli occupanti sia negli scantinati, utilizzando un rilevatore di fughe che non aveva segnalato la presenza di gas. Né lui, né le persone presenti avrebbero percepito odori riconducibili a una dispersione di Gpl.

Rispondendo alle domande della difesa, il consulente ha definito "assolutamente diligente" la condotta dell’imputato, sostenendo che il professionista avesse svolto controlli accurati e persino più ampi rispetto a quelli strettamente richiesti, riferendo di aver fatto successivamente verificare in laboratorio il corretto funzionamento del cercafughe utilizzato.

La Procura ha però contestato questa ricostruzione. Nella propria replica il pubblico ministero ha sottolineato che il dato rilevante non fosse l’assenza di odore di gas il giorno del sopralluogo, bensì il fatto che l’intervento fosse stato richiesto proprio a causa di segnalazioni relative a un persistente odore avvertito in precedenza.

Secondo l’accusa, ciò avrebbe imposto accertamenti più approfonditi sulla tenuta dell’impianto, attraverso specifiche prove strumentali. Il magistrato ha inoltre evidenziato la mancanza della documentazione tecnica che avrebbe dovuto attestare l’esecuzione delle verifiche.

La difesa ha ribadito che all’idraulico non potesse essere attribuita la responsabilità di quanto accaduto oltre due mesi dopo il controllo. "È un idraulico, non un medico. Tra il sopralluogo e l’esplosione sono trascorsi circa settanta giorni", ha sostenuto il legale, evidenziando come il tecnico non potesse prevedere l’evoluzione successiva della situazione.

CharB.

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