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Schegge di Luce | 05 luglio 2026, 07:24

Schegge di luce: pensieri sui Vangeli festivi di don Silvio Longobardi

Commento al Vangelo del 5 luglio 2026, XIV domenica del tempo ordinario

Santuario Maria Immacolata della Medaglia Miracolosa, a Mellana

Santuario Maria Immacolata della Medaglia Miracolosa, a Mellana

In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero». (Mt 11,25-30).

Oggi, 5 luglio 2026, la Chiesa giunge alla XIV domenica del tempo ordinario (Anno A, colore liturgico verde). A commentare il Vangelo della Santa Messa è don Silvio Longobardi, sacerdote della Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, in Campania, ispiratore del movimento ecclesiale Fraternità di Emmaus.

Amore, vita, valori, spiritualità sono racchiusi nella sua riflessione per "Schegge di luce, pensieri sui Vangeli festivi", una rubrica che vuole essere una tenera carezza per tutte le anime in questa valle di esilio. Pensieri e parole per accendere le ragioni della speranza che è in noi.

Eccolo, il commento.

Gesù invita a stare presso di Lui. È una nuova chiamata, l'iniziale "venite dietro di me", diventa: "venite presso di me". Il primo passo è quello di seguire come discepoli, il secondo è quello di entrare nella casa dell'amicizia. La sequela si traduce nell'intimità e nella condivisione.

Gesù non si presenta solo come un Maestro che indica con sicurezza la strada, non comunica parole che rendono la vita più pesante, al contrario egli apre le porte a coloro che sono "stanchi e oppressi", guarda con compassione a quelli che sono caricati di pesi che faticano a portare.

Egli conosce il nostro cuore e sa quanto siamo fragili e quante volte la fatica diventa un peso che impedisce il cammino. Quante persone si ritirano lungo il cammino della vita, quante rinunciano alla battaglia. Gesù ci conosce. Per questo annuncia che vuole condividere la nostra fatica.

Il suo invito ricorda che non possiamo farcela da soli, non abbiamo la forza di portare il peso della vita. Andiamo da Lui, anzi corriamo da Lui. "E io vi darò ristoro" (11,28): Gesù non solo condivide la nostra fatica, ma promette di darci quel riposo di cui abbiamo bisogno. L'incontro con Lui è sempre riposante. Quante volte la preghiera (soprattutto quella silenziosa che viviamo davanti al Tabernacolo) si rivela una sosta salutare, perché non solo dona pace, ma ci consente anche di ritrovare nuove energie per riprendere il cammino e le battaglie della vita.

Gesù rialza la testa, il riposo orante ci aiuta a guardare in alto e a guardare oltre. Chiara Lubich pregava così: «Signore, dammi tutti i soli...». Oggi chiediamo la grazia di essere aiuto e sostegno per quei fratelli che vediamo affaticati, stanchi e delusi, per quelli che si sentono soli e abbandonati.

Silvia Gullino

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