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Attualità | 15 giugno 2026, 15:04

Ad Alba il calcio oltre il campo: alla casa circondariale Montalto nuove opportunità di inclusione attraverso lo sport

L'amichevole tra Accademia Calcio Alba e persone internate apre la strada a possibili collaborazioni continuative. L'assessore Tibaldi: “Lo sport può diventare uno strumento importante di reinserimento e relazione” dalla mattinata di calcio ospitata nei giorni scorsi nel campo sportivo della Casa di reclusione

Ad Alba il calcio oltre il campo: alla casa circondariale Montalto nuove opportunità di inclusione attraverso lo sport

Lo sport come occasione di incontro, conoscenza reciproca e inclusione. È il bilancio che emerge dalla mattinata di calcio ospitata sabato nel campo sportivo della Casa di reclusione “Giuseppe Montalto” di Alba, dove giovani dell'Accademia Calcio Alba e persone internate hanno condiviso un'amichevole nata dalla collaborazione tra la direzione dell'istituto, il Garante comunale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale Emilio De Vitto e la società sportiva albese.

La partita si è svolta in un clima di partecipazione e serenità, confermando il valore di iniziative capaci di mettere in relazione il carcere con il territorio e di creare occasioni concrete di socializzazione attraverso il linguaggio universale dello sport.

Per Emilio De Vitto, la giornata ha rappresentato soprattutto un momento di conoscenza reciproca.

“È stata un'esperienza molto positiva e coinvolgente perché ha permesso ai ragazzi dell'Accademia Calcio di entrare in contatto con la realtà della casa di reclusione e con le persone private della libertà personale. È stato un contatto diretto, una conoscenza reciproca, e questo rappresenta sicuramente uno degli aspetti più importanti della giornata”.

L'iniziativa ha avuto un significato importante anche per le persone detenute coinvolte nell'attività sportiva.

“Per loro è stata un'opportunità di ricreazione, di divertimento, ma anche di condivisione con altre persone. È stato un momento caldo, nel senso più bello del termine, un momento ricco di relazioni”.

Alla partita hanno assistito anche il direttore Nicola Pangallo e alcuni agenti della Polizia penitenziaria, che hanno condiviso con i partecipanti il momento conclusivo della mattinata.

“C'è stato anche un momento finale di convivialità e questo ha contribuito a creare un clima molto positivo. È un'esperienza da ripetere e da proseguire, nella convinzione che la casa di reclusione faccia sempre più parte della città di Alba. Favorire ingressi all'interno della struttura significa aiutare le persone a conoscere una realtà che spesso viene percepita solo dall'esterno”.

Anche Ali Draichi, consigliere comunale e team manager dell'Accademia Calcio Alba, sottolinea l'impatto umano dell'iniziativa.

“Siamo stati invitati dalla Casa circondariale di Alba per condividere una mattinata di calcio con gli ospiti della struttura. Umanamente è stata un'esperienza molto toccante nel vedere questi ragazzi sorridere, esultare e scherzare nonostante il loro periodo di difficoltà. Il campo di calcio non aveva recinzioni. Solo persone”.

La giornata si inserisce nel percorso di apertura e dialogo con il territorio che la struttura albese sta portando avanti negli ultimi anni attraverso attività culturali, educative e sportive.

Per l'assessore allo Sport Davide Tibaldi, l'esperienza conferma il valore di uno sport capace di creare relazioni e favorire percorsi di inclusione.

“È stata una bella iniziativa che si innesta sul lavoro fatto dal garante delle persone private della libertà, Emilio De Vitto, che sta lavorando per garantire sempre più integrazione tra il mondo esterno e quello interno. C'è stata una disponibilità immediata da parte dell'Accademia Calcio Alba e questo è stato molto positivo”.

Secondo Tibaldi, il confronto diretto permette di superare molti luoghi comuni.

“Quando si entra ci si rende conto che si ha a che fare con persone temporaneamente in difficoltà, ma che restano persone con le loro fragilità e anche con le loro potenzialità”.

Ma l'aspetto forse più interessante riguarda ciò che potrebbe nascere nei prossimi mesi. Dalla direzione della struttura è infatti arrivata la richiesta di costruire momenti di collaborazione più stabili con il mondo sportivo cittadino.

“Il direttore Pangallo ci ha chiesto di provare a pensare a qualche forma di interazione più continuativa, magari attraverso allenamenti all'interno della struttura con società che si renderanno disponibili. È una richiesta di attenzione e di collaborazione che accogliamo volentieri”.

Una prospettiva che assume particolare significato in vista dell'apertura della nuova sezione della casa di reclusione e che potrebbe tradursi in nuove attività sportive dedicate alle persone detenute.

“Portare un po' di normalità e di speranza attraverso lo sport è importante. Stiamo parlando di persone che hanno bisogno di essere accompagnate anche in un percorso di reinserimento all'interno della società. Per questo siamo disponibili a immaginare nuovi progetti e a coinvolgere le realtà sportive del territorio”.

Più del risultato maturato sul campo, a lasciare il segno è quindi il percorso che questa esperienza potrebbe aprire: quello di una collaborazione sempre più stretta tra la Casa di reclusione “Giuseppe Montalto” e la comunità albese, con lo sport come strumento di incontro, responsabilità e inclusione.

Daniele Vaira

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