Ci sono realtà culturali che attraversano il tempo senza trasformarsi in monumenti immobili. Restano vive perché continuano a cambiare, a sperimentare, a discutere il presente. Ad Alba, una di queste è sicuramente Magog, gruppo teatrale nato nella metà degli anni Settanta e arrivato oggi al traguardo dei cinquant’anni di attività.
Un percorso che verrà celebrato mercoledì 27 maggio alle ore 21 nella sala convegni di Palazzo Banca d’Alba, insieme ad altre due realtà nate nello stesso periodo e diventate parte stabile del tessuto culturale cittadino: Radio Alba e la Cooperativa Libraria La Torre.
Ma dietro la ricorrenza non c’è soltanto la nostalgia di una stagione culturale irripetibile. C’è soprattutto il tentativo di interrogarsi sul perché alcune esperienze siano riuscite a sopravvivere attraversando generazioni, cambiamenti sociali e mutazioni profonde del territorio.
Magog nasce ufficialmente nel 1975, inizialmente sotto il nome di “Collettivo Teatro e Musica”, in un clima di forte fermento politico, culturale e sociale. Il primo spettacolo arriverà l’anno successivo, nel 1976, con “Gog e Magog”, titolo che diventerà poi il nome definitivo dell’associazione.
Da allora il gruppo ha attraversato teatro, musica, cabaret, animazione, spettacoli di piazza e sperimentazione, mantenendo sempre una caratteristica precisa: il coinvolgimento diretto del pubblico.
“Per noi il pubblico non è mai un fruitore passivo”, racconta Nicola Conti, presidente, cofondatore, unico componente rimasto fin dagli inizi. “Deve entrare nella storia, farne parte. A volte addirittura salire sul palco e partecipare allo spettacolo”.

È una filosofia che, secondo Conti, riguarda anche il teatro più classico. “Uno spettacolo non deve essere mai uguale, perché cambia in base al pubblico che hai davanti. Devi sentirlo e modificare il modo di interpretare personaggi e scene in base alla reazione delle persone”.
Il rapporto tra teatro e attualità è rimasto uno degli elementi centrali del lavoro di Magog, spesso affrontato attraverso ironia, favola e coinvolgimento diretto dei bambini e delle famiglie.
Negli anni Ottanta il gruppo portava già in scena temi come riciclo e riuso, molto prima che diventassero centrali nel dibattito pubblico.
“Avevamo creato una storia in cui due clown costruivano un circo partendo da un mucchio di immondizia”, racconta Conti. “Prendevano oggetti buttati via e davano loro una nuova vita”.
Più recentemente Magog ha affrontato questioni ambientali come la cementificazione e la perdita di biodiversità attraverso spettacoli come “Il pianeta degli alberi nascosti”.
“Tutto il discorso del dissesto idrogeologico o della riduzione del verde puoi raccontarlo facendo una lezione pesante oppure inventando una favola capace di coinvolgere davvero i bambini”, spiega Conti, raccontando la reazione dei ragazzi quando durante uno spettacolo ha spiegato che ogni giorno vengono consumati suolo e asfalto equivalenti a centinaia di campi da calcio.
Nel tempo il gruppo ha affrontato anche bullismo, diversità e stereotipi di genere, sempre attraverso un linguaggio teatrale capace di alternare leggerezza e profondità.
“Le tematiche sono spesso molto pesanti, ma trattate con ironia e ilarità”, osserva Conti. “Alla fine però il messaggio arriva forte e chiaro”.
A colpire è anche la capacità dell’associazione di restare attiva senza una struttura economica consolidata.
“Una radio o una cooperativa hanno un’ossatura. Un’associazione teatrale no”, riflette Conti. “Per andare avanti bisogna mantenere buoni rapporti, coinvolgere continuamente le persone e creare relazioni solide”.
La serata del 27 maggio sarà quindi insieme memoria e passaggio di testimone. Accanto ai racconti dei protagonisti storici ci saranno video, fotografie, interventi musicali dei “Doriano e i suoi Crackers” e performance dello stesso gruppo Magog.
Un modo per raccontare non soltanto ciò che è stato, ma anche la volontà di continuare a sperimentare.
“Nel teatro si recita sul serio quello che gli altri recitano male nella vita”, dice Conti citando Eduardo De Filippo. Una frase che, forse, riassume bene anche cinquant’anni di Magog.



















