L'impresa è allettante, ma non facile. La candidatura di Cuneo ad ospitare l’edizione 2030 dell’Adunata Nazionale degli Alpini ha già suscitato in tutta la regione un grande entusiasmo e la macchina organizzativa si è già messa in moto per vincere la sfida. La "Granda" ha ospitato le penne nere solo due volte: nel 1971 e nel 2007. Tra quattro anni si celebrerà il 95° anniversario della Divisione Alpina Cuneense: quale momento migliore, dunque, per organizzare l'adunata n. 101? Il presidente della Provincia, Luca Robaldo, si è già detto disponibile a dare il massimo supporto alla sezione ANA di Cuneo. Il palazzo della Provincia, infatti, ospiterà il lavoro del comitato organizzatore, mettendo a disposizione sede, sale e strumenti.
Ma non sarà tutto rose e fiori. Se davvero la provincia di Cuneo vuole centrare l’obiettivo, deve risolvere alcune criticità strutturali, mettendo mano al portafoglio e pianificando ogni dettaglio con estrema cura. Non esiste un bando pubblico rigido, ma la sezione ANA locale deve presentare un dossier dettagliato in stretta collaborazione con le amministrazioni territoriali. Il Consiglio Direttivo Nazionale valuterà la città candidata sulla base di parametri logistici, organizzativi ed economici. Sebbene la città abbia già dimostrato nel 2007 di poter gestire l’evento con successo, un’adunata oggi muove numeri impressionanti: fino a mezzo milione di presenze in tre giorni. Gestire una massa di persone pari a quasi dieci volte la popolazione residente presenta sfide imponenti.
Il nodo più critico è sicuramente quello dei trasporti e della viabilità. Un afflusso massiccio di pullman e camper rischierebbe di paralizzare l’intera cerchia urbana; per questo sarà necessario individuare enormi aree di sosta fuori dal centro, collegate da un servizio navette h24 estremamente efficiente. Parallelamente, andrebbe potenziata la rete ferroviaria sulla linea Torino-Cuneo con treni straordinari, i quali devono però fare i conti con il binario unico ancora presente in diversi tratti. Sul fronte dell'accoglienza, nonostante la ricca presenza di alberghi e agriturismi, i 54.000 posti letto attuali non sono sufficienti. Di conseguenza, si dovranno allestire aree camping e dormitori in ogni spazio disponibile, dai parchi alle palestre, associando un piano straordinario di igiene urbana e migliaia di bagni chimici per garantire il decoro della città.
Anche le norme sulla sicurezza sono oggi molto più stringenti rispetto al passato. Occorreranno varchi e conta-persone in via Roma, Piazza Galimberti e Corso Nizza per monitorare i flussi, oltre a un ospedale da campo dedicato per non intasare il Pronto Soccorso del "Santa Croce". La logistica della sfilata stessa rappresenta una sfida: il momento culminante della domenica dura oltre dieci ore e il tracciato deve permettere il passaggio di migliaia di persone senza dividere in due la città, garantendo sempre i corridoi di emergenza. L’Adunata porta un indotto economico enorme, ma genera anche risvolti sociali: il centro verrà totalmente "blindato" e la proliferazione di stand gastronomici temporanei potrebbe entrare in conflitto con i ristoratori locali che operano sul territorio tutto l’anno.
Nonostante queste criticità, la "macchina" degli Alpini è nota per una capacità organizzativa quasi militare e la provincia di Cuneo vanta una rete di volontariato tra le più forti d’Italia.
Il successo dipenderà dal coinvolgimento delle "sezioni sorelle" di Mondovì, Saluzzo e Ceva e dal supporto costante delle Istituzioni. La sfida, infine, non riguarda solo il capoluogo: sarà fondamentale il ruolo dei comuni limitrofi lungo l’asse della ferrovia e delle valli. Località come Busca, Boves, Caraglio e Fossano diventeranno naturali satelliti logistici per trasformare l'evento in un’occasione di promozione dell'intero arco alpino cuneese.
Il cronometro corre: mancano solo quattro anni al 2030. Un quadriennio può sembrare lungo, ma rappresenta il tempo strettamente necessario per passare dalla carta ai cantieri. Cuneo ha poco tempo per trasformare i dubbi in certezze: la salita è ripida, ma come dicono gli Alpini, è proprio lì che si vede il passo buono.









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