Se da un lato il carcere di Alba continua a fare i conti con limiti strutturali e criticità, dall’altro si sviluppa un sistema articolato di progetti che prova a dare concretezza alla funzione rieducativa della pena.
Tra le esperienze più consolidate c’è “Valelapena”, progetto attivo dal 2006 che rappresenta uno degli esempi più evidenti di integrazione tra carcere e territorio. All’interno dell’istituto, su un vigneto di poco più di un ettaro, vengono coltivate uve di Barbera, Nebbiolo e Dolcetto, da cui si ottengono circa 2.500 bottiglie l’anno. Le attività coinvolgono direttamente le persone detenute in percorsi formativi realizzati con la Fondazione Casa di Carità Arte e Mestieri e con il supporto dell’Istituto Enologico Umberto I di Alba.
Il lavoro resta il punto centrale anche negli altri percorsi attivati. Nel 2025 sono stati avviati corsi professionali legati alla viticoltura, all’agricoltura e alla sanificazione, mentre progetti come “Includo” hanno affiancato alla formazione momenti di sostegno psicologico e laboratori esterni. Parallelamente, il Centro provinciale per l’istruzione degli adulti ha attivato corsi di alfabetizzazione, lingua e attività espressive, mantenendo aperto il fronte educativo.
Un ruolo strategico è svolto dallo sportello lavoro carcere, che opera come collegamento tra istituto e mercato occupazionale, accompagnando le persone detenute in percorsi di orientamento e inserimento. A questo si affianca il progetto multiservizi di ascolto e orientamento, che supporta le pratiche amministrative e il passaggio verso la vita esterna.
Tra le progettualità più recenti si inserisce “MIRA”, finanziato dalla Fondazione CRC, che prevede attività interne ed esterne con il coinvolgimento diretto delle persone internate, percorsi formativi per operatori e iniziative rivolte alla cittadinanza. Un impianto che punta a rafforzare competenze e relazioni, lavorando sia all’interno dell’istituto sia sul territorio.
Sul piano culturale ed educativo si colloca invece “Liberi Legami”, progetto che coinvolge le scuole superiori di Alba in percorsi di sensibilizzazione sul tema della detenzione, con incontri, attività didattiche e iniziative di solidarietà. Un lavoro che interviene sulla percezione sociale del carcere, cercando di ridurre stereotipi e distanza.
A tenere insieme queste esperienze è il Tavolo carcere di Alba, promosso dal Centro servizi per il volontariato in collaborazione con il Comune. Il Tavolo riunisce istituzioni, enti del terzo settore, scuola, sanità e mondo del lavoro, con l’obiettivo di coordinare progetti, condividere informazioni e costruire percorsi integrati di reinserimento. Tra settembre 2025 e aprile 2026 si sono svolti quattro incontri, con una cadenza prevista ogni due mesi.
Accanto ai progetti strutturati, resta fondamentale il contributo del volontariato, con attività che vanno dall’assistenza materiale al supporto al reinserimento, fino alle iniziative di sensibilizzazione nelle scuole e nella comunità.














