Bilancio in ordine, opere realizzate e una squadra che unisce esperienza e nuove energie. Laura Capra, sindaco uscente, si ricandida con la lista “Noi per Santo Stefano Belbo” e rilancia su continuità e sviluppo, senza rinunciare a qualche puntualizzazione sui temi al centro del dibattito politico.
Sindaco Capra, perché ha scelto di ricandidarsi?
«Per senso di responsabilità, amore per il nostro paese e per coerenza. In questi anni abbiamo lavorato tanto e bene, portando a casa risultati concreti: opere pubbliche, conti in ordine, servizi mantenuti e in molti casi rafforzati. Oggi non si tratta solo di “ripresentarsi”, ma di continuare un percorso che ha già dato risultati e che può ancora crescere. La nostra è una proposta seria, figlia di progettazione partecipata: abbiamo ascoltato e raccolto proposte, continueremo ad ascoltare anche in futuro».

[Sopra Laura Capra, sindaco uscente, si candida a guidare il Comune della Valle Belbo per un altro lustro]
Qual è il bilancio del vostro mandato?
«I numeri parlano chiaro: 77 opere realizzate, un Comune solido dal punto di vista finanziario e una capacità di programmazione che ci viene riconosciuta anche fuori dal territorio.
Abbiamo lavorato senza proclami, con concretezza. Questo è il nostro stile: meno parole, più fatti».
E a livello economico?
«Nessun disavanzo, anzi abbiamo chiuso tutti gli esercizi 2020-2025 con un avanzo libero considerevole con una media di 854.000 euro circa, solidità testimoniata anche dalla liquidità presso il Tesoriere che ha evitato il ricorso ad anticipazioni di tesoreria o liquidità. Un Comune con i conti in ordine è un Comune affidabile, che può programmare, investire in servizi e infrastrutture e dare risposte, senza pesare sulle tasche dei cittadini».
Quali sono le priorità del nuovo programma?
«Abbiamo costruito un programma attorno a sei missioni, guidate da tre parole chiave: continuare, consolidare, crescere. Continuare ciò che funziona, consolidare i risultati ottenuti e crescere guardando al futuro: giovani, servizi, qualità della vita, sviluppo del territorio. Non promettiamo miracoli, ma impegni concreti e realizzabili, come abbiamo sempre fatto (QUI il programma completo)».
Concretamente: le prime dieci cose da fare?
«Un patto per famiglie, infanzia e scuola. Un piano delle manutenzioni diffuse; ascolto territoriale nel centro e nelle frazioni; più attenzione a sicurezza, accessibilità e vivibilità; un calendario annuale di eventi e promozione; un progetto di crescita per i giovani; un piano di cura del territorio e delle colline; un Comune più semplice da usare; un patto con associazioni, volontariato e sport; il rendiconto pubblico degli impegni».
E parlando di opere pubbliche?
«Daremo continuità a una serie di opere già avviate durante questo mandato, come la piscina comunale, il nuovo asilo nido, la Cantina Comunale del Moscato d’Asti, il Mulino di Porta Soprana, proponendone ovviamente di nuove. La passerella ciclopedonale sul torrente Belbo, il rifacimento in erba sintetica del campo da calcio comunale con l’omologazione da parte della Lega nazionale dilettanti, il nuovo Museo nella Casa natale di Cesare Pavese, la realizzazione di un nuovo marciapiede lungo corso Piave, la riqualificazione dell’area verde di fianco a piazza Umberto I, l’ampliamento del sistema di videosorveglianza comunale, la realizzazione di un nuovo blocco servizi di supporto allo Sferisterio “Augusto Manzo” per soddisfare le esigenze di accessibilità e inclusione, la realizzazione di un nuovo playground multisport in piazza Unità d’Italia, la riqualificazione dei locali del salone del centro polifunzionale “F. Gallo”».
In campagna elettorale si parla molto di tasse, e l’addizionale IRPEF è uno dei temi oggetto di dibattito.
«Sull’addizionale IRPEF è necessario fare chiarezza, con dati ufficiali e atti alla mano. In campagna elettorale è legittimo confrontarsi anche duramente, ma il confronto deve restare ancorato ai fatti. E i fatti dicono che l’addizionale IRPEF comunale è oggi allo 0,80%, non per una scelta improvvisata o nascosta, ma a seguito di decisioni assunte in modo trasparente dagli organi comunali competenti. Quella misura non nasce oggi. È il risultato di un percorso amministrativo definito nel tempo, anche in relazione al quadro successivo alla fusione con l’ex Comune di Camo, riportando l’aliquota al livello precedente. Su questo punto occorre essere molto chiari: esistono atti ufficiali, verbali e deliberazioni del Consiglio comunale che documentano le posizioni assunte nel corso degli anni. Chi oggi critica quella scelta, in passato ha partecipato alle decisioni che l’hanno determinata. Il candidato Galluccio, allora consigliere e assessore, ha votato a favore in Consiglio Comunale nella seduta del 27 dicembre 2024. Quanto al consigliere Icardi, in quella specifica seduta non era presente; tuttavia anche questo dato va letto nel contesto complessivo della sua partecipazione amministrativa: nel mandato ha preso parte a 5 Consigli comunali su 58. Non si tratta di valutazioni personali, ma di dati risultanti dagli atti del Consiglio comunale. Noi non abbiamo mai nascosto nulla. Le scelte amministrative, soprattutto quelle fiscali, non si assumono con leggerezza. Si assumono per garantire servizi, equilibrio di bilancio e continuità amministrativa, sempre nell’interesse della comunità».
Quindi il dato relativo ai maggiori introiti per 300.000 euro di cui Galluccio parla nel programma è corretto?
«No, è un’altra affermazione non esatta, che deve essere corretta: l’incremento di gettito derivante dal ripristino dell’aliquota allo 0,80% non produce affatto un maggior introito di 300.000 euro. Dai dati ufficiali emerge una realtà diversa. Dal confronto tra l’anno d’imposta 2023, quando l’aliquota IRPEF era ancora allo 0,60%, e l’anno d’imposta 2025, con aliquota riportata allo 0,80%, risulta un incremento di entrata pari a circa 100.000 euro. Infatti, se fosse corretto quanto affermato dal candidato Galluccio, allora l’incasso annuale della addizionale comunale IRPEF dovrebbe proporzionalmente essere superiore a 1.000.000 di euro, anziché 440.000 euro, che è il dato reale. Questa è la differenza tra fare propaganda elettorale e amministrare: la propaganda prende un numero, lo isola e lo usa per creare allarme; l’Amministrazione spiega da dove quel numero deriva, quali effetti produce e quali responsabilità comporta. Noi scegliamo la strada della trasparenza. I cittadini hanno diritto di conoscere i dati reali, non ricostruzioni parziali. Hanno diritto di sapere che le scelte compiute sono state adottate negli organi competenti, risultano dagli atti ufficiali e sono state assunte per garantire servizi e stabilità al Comune. La campagna elettorale passa. I bilanci, gli atti e la responsabilità verso i cittadini restano. La coerenza, anche in politica come nella vita, conta».
Respinge le accuse mosse dall’opposizione?
«Non mi interessa la polemica fine a se stessa. Però credo che i cittadini meritino chiarezza. Se uno è contrario, come il mio avversario afferma, non vota a favore, come invece ha fatto. Piuttosto si astiene. Se si vuole aprire un confronto serio, lo si faccia sui dati reali: bilanci, opere, servizi. Se invece si racconta una versione parziale dei fatti, è doveroso ristabilire la verità, con i fatti e con i numeri. Sempre con assoluto rispetto, ma con fermezza.
Quando vuole, sono a disposizione per un confronto pubblico con il candidato sindaco Galluccio, aperto alla cittadinanza: propongo un incontro davanti ai Santostefanesi, una piccola tribuna politica locale, con regole condivise, in cui presentare i nostri programmi e le nostre idee per il paese».
Restando in tema di critiche da parte dell’altra lista, si parla anche della gestione finanziaria del Comune. Parliamo di mutui?
«Anche sul tema dei mutui è necessario fare chiarezza, con numeri reali e senza alimentare allarmismi. Un dato è particolarmente significativo: la spesa annua per l’ammortamento dei mutui, cioè interessi più quota capitale, è diminuita in modo consistente. Nel 2019 il Comune sosteneva una spesa annua pari a 339.389,58 euro; nel 2025 tale spesa è scesa a 253.861,08 euro. Questo significa una riduzione della spesa annua per mutui pari a circa il 25,2%. Non solo: anche il debito complessivo si è ridotto del 21,8% e il debito pro capite del 18,6%. Sono dati oggettivi, che raccontano una gestione attenta e prudente dell’indebitamento comunale. Quando si parla di debito, però, bisogna spiegare bene di cosa si tratta. I mutui dei Comuni non servono a finanziare spese ordinarie o scelte improvvisate, ma sono strumenti utilizzati nel tempo per realizzare investimenti e opere pubbliche: viabilità, impianti sportivi, edifici pubblici, servizi alla cittadinanza e infrastrutture necessarie alla comunità. Il mutuo, se utilizzato con prudenza, consente al Comune di rafforzare la propria capacità di investimento e di realizzare interventi di interesse pubblico che, diversamente, sarebbero difficili da sostenere in tempi brevi. Naturalmente, tutto questo deve avvenire mantenendo equilibrio, cautela e solidità del bilancio. Ed è esattamente ciò che abbiamo fatto: investire, ma tenendo i conti in ordine».
E guardando alle Amministrazioni passate, qual è il quadro, sotto questo punto di vista?
«Anche il confronto con il passato va fatto in modo corretto. Nel suo primo mandato, tra il 2011 e il 2015, Icardi ha contratto mutui per circa 660.546 euro. Nel mio mandato, dal 2020 ad oggi, sono stati assunti mutui per 826.000 euro. Ma anche qui bisogna entrare nel merito, perché i numeri vanno letti correttamente. Di questi 826.000 euro, soltanto 250.000, relativi all’acquisto della casa di Cesare Pavese, rappresentano una scelta effettiva e autonoma dell’Amministrazione. Il restante mutuo di 576.000 euro è stato invece reso necessario dall’incremento straordinario dei prezzi dei materiali registrato nel 2022, che ha inciso sui costi di realizzazione della nuova scuola materna. Si è trattato di una situazione eccezionale, legata al forte aumento dei costi delle materie prime e dei materiali da costruzione, che ha interessato moltissimi enti pubblici e cantieri in tutta Italia. In quel caso, l’indebitamento non è stato una scelta discrezionale per aumentare la spesa, ma uno strumento necessario per completare un’opera importante per la comunità. C’è poi un altro aspetto che merita chiarezza».
Quale?
«Alcune spese sono state impropriamente rappresentate dal mio avversario come mutui del Comune, ma riguardano in realtà opere pubbliche delegate all’Unione Montana Alta Langa. L’Unione ha finanziato tali interventi mediante mutui con l’Istituto per il Credito Sportivo, senza pagamento di interessi grazie alla partecipazione ad appositi bandi. È il caso, ad esempio, della piscina comunale: il Comune non sta pagando gli interessi di un mutuo, ma rimborsa la somma anticipata dall’Unione, senza pagare un centesimo di interessi. Anche qui il confronto con il passato è utile. Il mio predecessore Luigi Icardi aveva utilizzato lo stesso meccanismo, delegando all’Unione Montana Alta Langa la realizzazione di opere per circa 1.091.000 euro, destinate a interventi sugli impianti sportivi. È quindi evidente che non sono stati contratti mutui o assunti impegni in modo diverso, anomalo o irresponsabile rispetto a quanto già avvenuto in passato con l’Amministrazione Icardi. Anzi, i dati dimostrano che la spesa annua per ammortamento dei mutui è diminuita e che il debito complessivo si è ridotto. Per questo respingo con fermezza la rappresentazione secondo cui le scelte compiute avrebbero messo a rischio la stabilità finanziaria del Comune. È una lettura priva di fondamento, smentita dai numeri. La verità è semplice: abbiamo investito in opere pubbliche, abbiamo affrontato aumenti imprevisti dei costi, abbiamo utilizzato gli strumenti finanziari consentiti dalla legge e, nello stesso tempo, abbiamo ridotto il peso annuo dei mutui sul bilancio comunale. Questa è amministrazione responsabile: non rinunciare agli investimenti, ma realizzarli con prudenza, mantenendo i conti in ordine e tutelando l’interesse della comunità».
Veniamo alla variante al piano regolatore cimiteriale del capoluogo. Come risponde in merito?
«Sul cimitero nessuna scelta irrispettosa, ma un intervento necessario, prudente e responsabile. In questi giorni è stata diffusa una rappresentazione non corretta della variante al piano regolatore cimiteriale, arrivando a sostenere che l’Amministrazione avrebbe deciso di costruire nuovi loculi “su un terreno di sepoltura”, quasi si trattasse di una scelta irrispettosa verso i defunti e verso le famiglie. È una ricostruzione che respingo con fermezza. La scelta compiuta dall’Amministrazione nasce da un’esigenza concreta, verificata dagli uffici competenti: garantire anche nei prossimi anni una dotazione sufficiente di loculi cimiteriali per la comunità di Santo Stefano Belbo. Non si tratta di un capriccio, né di un intervento improvvisato. La disponibilità di posti per la sepoltura è un servizio essenziale del Comune e rientra tra le responsabilità più delicate di un’Amministrazione, anche sotto il profilo igienico-sanitario e del rispetto dovuto alle famiglie. L’area individuata si trova all’interno dell’attuale perimetro del cimitero comunale ed è stata scelta proprio perché non vi erano altre aree interne idonee ad accogliere una nuova batteria di loculi».
Ma è vero o no che si tratta di un terreno di sepoltura?
«È assolutamente falso. Non si interviene su un campo occupato da tombe o da sepolture attive: chi lo dice probabilmente non si è documentato bene al riguardo. Il campo interessato è da tempo privo di tombe e sepolture, è stato oggetto delle necessarie esumazioni ed è oggi libero e disponibile. Prima dell’approvazione della variante è stata inoltre effettuata una verifica tecnica sulla superficie dei campi di inumazione rimanenti. Tale verifica ha confermato che, anche escludendo il campo destinato ai futuri loculi, restano disponibili aree sufficienti per garantire le sepolture in terra eventualmente richieste dai cittadini. Quindi il messaggio è semplice: non si è mancato di rispetto a nessuno, non sono state sacrificate sepolture esistenti, non è stata adottata una scelta contro la memoria dei nostri defunti. Al contrario, si è lavorato per dare una risposta ordinata, sostenibile e concreta a un bisogno reale della comunità. Chi propone oggi l’ampliamento esterno del cimitero dovrebbe però spiegare fino in fondo quali conseguenze comporterebbe questa soluzione. Un ampliamento fuori dall’attuale perimetro sarebbe certamente molto più oneroso per il Comune: richiederebbe espropri di proprietà private, lo spostamento di servizi e linee esistenti, la riduzione dell’area a parcheggio di piazza Unità d’Italia e, soprattutto, lo spostamento dell’area utilizzata per l’atterraggio degli elicotteri del 118 e della Protezione civile. Non solo. L’ampliamento del cimitero comporterebbe anche l’estensione della fascia di rispetto cimiteriale, con il rischio di vincolare nuove aree oggi non soggette a tale limitazione, comprese zone produttive e aree di espansione lungo corso IV Novembre e via Cesare Pavese. Questo avrebbe possibili ricadute negative sull’ampliamento delle attività esistenti, sugli investimenti privati, sul lavoro e sullo sviluppo del paese. La nostra scelta è stata dunque una scelta di equilibrio: garantire nuovi loculi, evitare costi sproporzionati per i cittadini, non ridurre servizi importanti, non creare nuovi vincoli penalizzanti per famiglie, imprese e attività produttive.
Amministrare significa assumersi responsabilità, non inseguire slogan. Significa guardare ai bisogni reali della comunità, valutare le alternative, contenere i costi e proteggere l’interesse generale. Sul cimitero abbiamo fatto questo: abbiamo scelto una soluzione interna, sostenibile, tecnicamente verificata e rispettosa del luogo. La memoria dei defunti non si difende con le polemiche elettorali, ma con decisioni serie, trasparenti e responsabili».
Passiamo alla squadra che la supporta, “Noi per Santo Stefano Belbo”: che lista avete costruito?
«Una squadra forte, con un mix di esperienza amministrativa e nuove energie. Persone competenti, radicate sul territorio, che conoscono i problemi e hanno voglia di impegnarsi per il proprio paese.
Questo è un altro punto di forza della nostra proposta: non siamo un gruppo improvvisato, ma una squadra che lavora insieme con un obiettivo comune».
Che rapporto vuole avere con i cittadini nel prossimo mandato?
«Quello che abbiamo sempre avuto: diretto, trasparente, quotidiano. Amministrare un Comune come Santo Stefano Belbo significa esserci, ascoltare, rispondere. Tra le altre cose mi è stato anche detto che posso risultare fredda o antipatica… . Tengo a chiarire che, anche se può sembrare difficile a credersi, sono semplicemente una persona a volte introversa, ma comunque disponibile. Preferisco un Amministratore apparentemente spigoloso, ma presente, a uno empatico, ma assente. Non basta presentarsi in campagna elettorale: bisogna partecipare alla vita della comunità tutti i giorni».
Un messaggio finale agli elettori?
«Chiedo ai cittadini di valutare i fatti. In questi anni abbiamo dimostrato serietà, impegno e risultati. Il nostro obiettivo è semplice: continuare a lavorare per Santo Stefano Belbo, con la stessa determinazione, con la stessa passione e amore e con ancora più ambizione per il futuro. A differenza di altri, non vogliamo essere divisivi e non chiederemo mai ai nostri concittadini ‘da che parte stanno’. Noi siamo e saremo sempre dalla parte di Santo Stefano Belbo».

[Sopra il simbolo della lista guidata dalla candidata Laura Capra]
















