Che Luca Robaldo, sindaco di Mondovì e presidente della Provincia, e Mauro Calderoni, ex sindaco di Saluzzo, già segretario provinciale del Pd ma ancora oggi uomo forte del partito e consigliere regionale di opposizione, si guardino politicamente in cagnesco è un dato assodato.
Ciò che invece è singolare annotare è che i due, pur senza averlo concordato, si ritrovino ora concordi nell’aprire un fronte di ostilità nei confronti dei vertici dell’AslCn1 e della Regione.
Di Robaldo è nota la presa di posizione dei giorni scorsi sul caso dei radiologi di Mondovì, mentre Calderoni, denunciando i ritardi nei lavori presso l’ospedale di Saluzzo, ha parlato di “presa in giro degli utenti del Saluzzese”.
Robaldo apre la polemica con il direttore generale dell’AslCn1 Giuseppe Guerra, evitando tuttavia di entrare in rotta di collisione con l’assessorato regionale alla sanità.

(Giuseppe Guerra)
Calderoni sfuma su Guerra per attaccare a testa bassa la politica sanitaria della Regione.
Le parti in scena sono diverse ma la sostanza non cambia: la sanità cuneese è nel mirino della politica e la querelle è destinata a non esaurirsi tanto presto.
Il Patto Civico per la Granda – soggetto politico che ha un ruolo rilevante in provincia – ha lanciato pochi giorni fa una proposta che, leggendola tra le righe, potrebbe apparire come un voler mettere sotto tutela i vertici dell’AslCn1 o almeno “attenzionarli” .
Una proposta comunque ammantata di buone intenzioni: promuovere un “osservatorio” su ospedali e case di comunità per monitorarne percorsi e tempistiche.
Ma torniamo a bomba.
Se già prima non era facile il compito del direttore generale, d’ora in poi si prospetta ancora più arduo dovendo districarsi con sempre maggiore difficoltà tra l’incudine (Regione) e il martello (amministratori locali).
O viceversa perché, mutando l’ordine dei fattori, il risultato non cambia.
I primi lo pressano, mentre la Regione (che lo ha nominato) gli chiede di stringere i cordoni della borsa per far quadrare i traballanti bilanci della Sanità in Piemonte.
Senza voler entrare nel merito del nuovo ospedale Santa Croce-Carle di Cuneo che attiene all’Aso e non rientra nelle competenze di Guerra, non si può comunque dimenticare che sullo sfondo del “tormentone sanità”, resta il rebus del nuovo ospedale Savigliano-Saluzzo-Fossano.
È già attiva una fondazione di imprenditori per dare man forte alla nuova struttura sanitaria che dovrebbe sorgere alle porte di Savigliano.
Il condizionale resta d’obbligo perché si è in attesa del pronunciamento dell’Inail, il cui assenso è imprescindibile per accendere il mutuo e dare il via all’opera.
Sono trascorsi quattro mesi da quando è stato consegnato il dossier ma da questo fronte non si sono più avute notizie, fossero anche solo indiscrezioni.
In questa circostanza la collaborazione tra amministratori locali e Guerra con il suo staff ha consentito di redigere un progetto di qualità riuscendo a presentarlo nei tempi prestabiliti.
Un amministratore di lunga esperienza, partendo da qui, getta acqua sul fuoco delle polemiche evocando il film di Alberto Sordi: “Finchè c’è Guerra, c’è speranza”.
Un viatico per il direttore dell’Asl bersaglio, in questi giorni, di ripetuti tiri incrociati.














