"Ho scelto di visitare oggi il carcere Lorusso e Cotugno anche a seguito della notizia del suicidio di un agente di polizia penitenziaria avvenuto venerdì 1° maggio" Una notizia grave, che impone rispetto e attenzione - afferma Giulia Marro, consigliera regionale AVS.
Sono qui anche dopo le dichiarazioni del consigliere Zappalà, che ha accusato noi consigliere di AVS di ‘far perdere tempo’ alla polizia penitenziaria durante le visite. Oltre al ridicolo delle parole del consigliere, è esattamente il contrario: la presenza istituzionale serve ad ascoltare e a riportare fuori quello che accade dentro al carcere, e non riguarda solo le condizioni delle persone private della libertà personale, ma anche della polizia penitenziaria, delle persone che lavorano, delle associazioni che cercano - in totale assenza spesso dello stato - di contribuire a costruire almeno l'idea di una pena riabilitativa.
Quella di oggi, così come altre in passato, è stata una visita che si è concentrata a parlare alle persone che lavorano nel carcere, portando la mia personale solidarietà alle colleghe e colleghi dell'agente, ma anche un’occasione per ribadire, a pochi giorni dalla Festa del Lavoro, che parliamo di lavoratrici e lavoratori in forte sofferenza da anni, dentro una situazione che continua a peggiorare.
Quello che ho visto conferma che siamo oltre il limite: reparti che arrivano a oltre 400 detenuti, a fronte di una capienza regolamentare pari a circa la metà. Gli agenti diminuiscono, mancano figure intermedie e la carenza complessiva di personale è significativa. In queste condizioni, come ha detto anche un comandante di reparto, alcune pratiche ‘rasentano l’illegalità’ per la mancanza di agenti disponibili a fronte dell'alto numero di detenuti.
Nei padiglioni più problematici, in particolare B e C, si riscontra anche un forte degrado edilizio. Un intero piano presenta criticità strutturali dovute a infiltrazioni, ma dal PRAP non arrivano indicazioni chiare su come intervenire. I reparti di isolamento, nuovi giunti e transito sono saturi di persone con gravi problemi psichici, che non trovano spazio nel reparto dedicato. Questo genera un ulteriore squilibrio nella gestione quotidiana, aumentando la pressione su agenti già in numero insufficiente.
Il dato complessivo è evidente: circa 1.500 persone detenute presenti, contro una capienza tollerabile di 900. Una sproporzione che incide su tutto, a partire dalle condizioni di lavoro della polizia penitenziaria e dalla qualità della vita interna.
Anche le attività trattamentali ne risentono. Il lavoro interno, che dovrebbe prevedere una rotazione di 3 mesi di attività e 6 di pausa, oggi si traduce in 3 mesi di lavoro ogni anno e mezzo. In un reparto visitato, tutte le attività sono state annullate per la giornata a causa dell’assenza di personale.
La formazione professionale dovrebbe partire il 3 giugno, dopo ritardi nella pubblicazione del bando, ma resta l’incognita dell’estate, quando il piano ferie inciderà ulteriormente su turni già oggi fuori standard: dalle 6 ore previste si passa stabilmente a 8, spesso anche di più in presenza di eventi critici.
Un altro nodo riguarda la sanità: è urgente attuare la telemedicina prevista dal Piano socio-sanitario regionale. Oggi non è operativa anche per carenze infrastrutturali, a partire dalla rete, che non consente nemmeno il corretto svolgimento dei processi da remoto.
il 12 novembre 2024 si è tenuto a Palazzo Lascaris, Torino, un Consiglio regionale aperto del Piemonte dedicato alle "Condizioni di lavoro della Polizia Penitenziaria". La capogruppo di AVS in Consiglio Regionale, Alice Ravinale, ne ha chiesto una nuova convocazione nella conferenza dei capigruppo, la nostra speranza è che venga convocato al più presto, perchè questa situazione non è più sostenibile. Riguarda insieme i diritti delle persone detenute e le condizioni di lavoro della polizia penitenziaria. Serve un intervento immediato e strutturale, che parta dal personale, dalla sanità e dalla manutenzione degli spazi. Continuare a rimandare significa aggravare ulteriormente una crisi già evidente, conclude Marro.
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