Chi non ha mai desiderato montare in sella e volare alla volta del selvaggio West? Ispirati da cult come I Magnifici Sette o Per un Pugno di Dollari, non è mai troppo tardi per vivere una vera avventura da cowboy.
Cowboy da film, cowboy da sogno, cowboy per davvero, non importa di quale categoria fate parte, gli ingredienti per essere un cowboy sono sempre gli stessi: un amore per i cavalli e per le vaste praterie. Perché un vero cowboy sta bene solo in sella, alla rincorsa del sapore di libertà che la natura sa regalare.
Cavalcare è così: un viaggio fatto lentamente, cullati dalla brezza e dai profumi, lungo percorsi inaccessibili ai mezzi di trasporto moderni, per avere un punto di vista nuovo, ma al tempo stesso antichissimo. Dicono sia rigenerativo. Dicono sia indimenticabile. Dicono sia un’esperienza unica.
Nel 2026, l'immaginario western si riafferma con decisione, forse simbolicamente legato all’anno cinese del cavallo, rafforzando il legame con la libertà, il movimento e lo spirito selvaggio intrinseco in ognuno.
E non c’è niente di meglio che una passeggiata nei rigogliosi boschi del Roero e delle Langhe. Con la primavera, le colline cambiano vestito. Insieme a Giorgio Revelli ed i suoi Cavalieri del Bandito si va all’avventura, passando tra cascine e campagne che si colorano di giallo brillante per la fioritura della colza.
Il mare dorato che si presenta alla vista stupisce e richiama gente anche in questo delizioso angolo di terra, così come avviene in vaste zone della Cina in cui è una vera attrazione.
Nella pianura braidese la coltivazione della colza è praticata da diversi agricoltori: qui il terreno pare essere condizione ideale per questa coltura, che al termine del proprio ciclo vegetativo arricchisce anche il suolo. Osservando le piante più da vicino, si nota che i fiori sono riuniti in piccoli mazzolini che spuntano sulla sommità del fusto.
Dalla colza, che appartiene alla famiglia delle Brassicacee (gruppo che comprende anche cavoli, broccoli e cavolfiori), si ottiene un olio per uso alimentare e industriale; se gli studi lo indicano utile per la cura dei capelli e la cosmesi, noi possiamo dire che il profumo e la vista dei suoi fiori contribuiscono a rallegrare l’animo e offrono uno spettacolo davvero suggestivo!
Uso comune della colza
Da secoli il fiore giallo viene coltivato e lavorato per creare biocombustibile che alimenta mezzi agricoli e per i motori diesel. L’uso dell’olio derivato dai semi di colza ha origini piuttosto antiche: già nel Duecento era usato per l’illuminazione delle strade in Nord Europa.
Con il tempo, poi, si è sviluppato anche un uso alimentare, che ha reso la colza la terza coltura di olio di semi dopo soia e girasole. Anche la pianta in sé sarebbe commestibile, seppur ancora poco utilizzata nel nostro Paese.
Ma non finisce qui: la colza possiede anche proprietà officinali, grazie ai principi attivi presenti al suo interno. L’olio è ricco di grassi polinsaturi, omega 6 e omega 3, ottimi per la riduzione e la prevenzione di rischi cardiovascolari.
L’olio di colza, infine, è usato nella cura della persona. Infatti, è un grande alleato del cuoio capelluto: aiuta a combattere la forfora, a prevenire la caduta dei capelli e ad evitare che le punte si spezzino. Impiegato con una certa regolarità, l’olio di colza può fare veramente la differenza sui capelli, rendendoli più forti, idratati e lucenti. Da provare per credere.
Olio di colza e di canola, cosa dobbiamo sapere
L’abbiamo spesso sentito nominare, ma che cos’è l’olio di colza? Spesso lo troviamo sulle nostre tavole senza sapere di averlo acquistato. In molti casi si nasconde dietro la dicitura generica di “oli vegetali”, un po’ come avviene nel caso dell’olio di palma.
Questo estratto oleoso si ottiene dalla spremitura dei semi della Brassica Napus, comunemente chiamata colza. Questa brassicacea, con fiori di colore giallo brillante, viene coltivata proprio per i suoi chicchi tondeggianti, ricchi di olio. Ma cresce anche spontanea in molte aree del Nord Europa, con climi e habitat continentali, più adatti rispetto alle aree mediterranee. Lo scopo della produzione di questo olio è alimentare e viene utilizzato fin dal IX secolo per le proprietà combustibili.
Tempo fa, l’olio di colza veniva usato come carburante ecologico per i mezzi di trasporto e prima ancora come combustibile per le lampade della strada in molte città europee. Una curiosità. Il motore Diesel pare sia stato progettato inizialmente per funzionare proprio ad olio di colza, alla fine dell’Ottocento. In seguito la ricerca ha confermato che l’olio di colza trasformato in biocarburante è davvero adatto al funzionamento dei motori Diesel.
I principali produttori mondiali di olio di colza sono Canada, India e Pakistan. La coltivazione di olio di colza desta alcune perplessità dal punto di vista ambientale. L’olio di colza al giorno d’oggi viene prodotto soprattutto per ottenere biocarburanti. La superficie agricola richiesta per la coltivazione della colza riguarda grandi appezzamenti di terreno che sottraggono spazio alla produzione di cereali per l’alimentazione umana.
Attualmente, questo estratto vegetale, viene usato dalle industrie alimentari per preparare molti prodotti da forno. Tra questi ricordiamo i grissini, gli snack e le merendine. Inoltre l’olio trova largo uso nella produzione di margarine, cibi fritti sia confezionati che cucinati nei locali di ristorazione, nei prodotti surgelati e in molti alimenti di tipo industriale. Trovarlo nei supermercati non è facile, perché viene infatti addizionato alle miscele di olii di semi misti.
Nonostante presenti pochi grassi saturi e abbia discrete quantità di omega 3, omega 6 e omega 9 (acidi grassi insaturi), contiene anche una molecola vegetale dannosa per il nostro organismo: l’acido erucico. I semi di colza ne possiedono grandi quantità (fino al 60% dei grassi totali). Questo è un acido saturo, poco digeribile dal nostro organismo e tossico ad alte dosi, perché può causare complicazioni a carico del cuore e del fegato o problemi respiratori e cecità.
Ma l’olio di colza non è l’unico alimento che contiene questo acido grasso saturo. L’acido erucico è presente in proporzioni variabili in tutte le Brassicacee. Anche la senape, i broccoli, i cavoletti di Bruxelles, il cavolo e il cavolfiore sono, quindi, fonti naturali di acido erucico.
Per risolvere i problemi e limitare i danni che possono essere provocati dal suo utilizzo, gli esperti hanno cercato di creare un olio di colza con un minor quantitativo di acido erucico. Quello che ne è scaturito è il canola oil, il suo nome non è altro che l’acronimo di Canadian Oil Low Acid, che in Italia è conosciuto con il nome di olio di canola.
Come si evince dal nome, si tratta di un grasso vegetale che viene prodotto per lo più in Canada e ha dato il via all’uso dell’olio di colza a livello industriale alimentare. Stiamo parlando di un olio geneticamente modificato che viene considerato sano e benefico in diversi stati tra cui l’Australia, la Germania, il Canada e gli USA.
Tuttavia, prima di essere immesso sul mercato, l’olio di canola viene sottoposto a processi di raffinazione chimica, una volta estratto viene sbiancato utilizzando solventi e calore, che ne riducono di gran lunga i benefici nutrizionali. L’unica certezza è che stiamo parlando di un prodotto economico che non viene estratto a freddo come si richiede ai prodotti di qualità.
La regola semplice da tenere a mente è che tutti gli oli e i grassi vegetali una volta sottoposti ad alte temperature ossidano e irrancidiscono.
In Italia i nutrizionisti consigliano l’olio extravergine d’oliva estratto a freddo e privo di processi di raffinazione che fornisce il giusto apporto di omega 3 e omega 6. Inoltre non subisce trattamenti termici che ne alterino le caratteristiche organolettiche, né trattamenti di sbiancamento e non è modificato geneticamente. Insomma, con l’olio di oliva extravergine non si sbaglia mai.














