C’è un momento preciso, nel racconto di Simone Molinari, in cui l’idea smette di essere un’intuizione e diventa gesto. È il passaggio delle arnie, caricate su un furgone, poi trasportate a mano, quindi via mare, fino a trovare posto su un’isola. Un movimento lento, concreto, quasi fisico, che racconta meglio di ogni definizione la natura di questo progetto.
“Le api le ho spostate con il furgone, poi a mano, poi in barca. Dal porticciolo fino a metà isola, cercando un punto riparato dal vento. Le abbiamo sistemate lì, al sicuro”, spiega.



Da qui prende forma una delle esperienze più particolari dell’apicoltura recente: la transumanza delle api dall’Alta Langa al mare, fino all’Isola di Bergeggi, nel cuore dell’area marina protetta della riviera ligure di Ponente. Un approdo che non è solo geografico, ma progettuale.
Molinari, giovane titolare dell’Azienda Agricola Molinari Simone di Castelletto Uzzone, lavora con le api da tre anni. E proprio da questa esperienza nasce un’idea che lui stesso fatica a razionalizzare fino in fondo: “Non c’è una vera spiegazione. È nata così, anche come ambizione personale. Avevo questa possibilità di entrare in contatto con i proprietari dell’isola e con gli enti, e ho provato a costruire qualcosa di diverso”.
Diverso lo è davvero. Perché sull’isola sorgerà un apiario sperimentale capace di produrre quello che lui definisce, con una formula immediata, “miele del mare”. Un’espressione che non è solo evocativa, ma descrive una condizione reale: un ambiente unico, sospeso tra terra e acqua.
“Le api volano fino a tre chilometri. L’isola è a circa 200 metri dalla costa: questo significa che possono nutrirsi sia sull’isola, completamente incontaminata, sia sulla terraferma. Non è vero che in mezzo al mare non c’è cibo, anzi: lavorano su tutta l’area del parco e anche sulla costa”, chiarisce.
È proprio questa doppia possibilità a rendere il progetto interessante anche dal punto di vista biologico. Da un lato la flora spontanea dell’isola, rigenerata grazie alla protezione integrale; dall’altro la macchia mediterranea della costa. Una combinazione che restituisce un quadro di biodiversità complesso e dinamico.
Ma al di là degli aspetti tecnici, il progetto porta con sé una dimensione più ampia. Non è solo produzione, né semplice sperimentazione. È, nelle parole dello stesso Molinari, un tentativo di spingersi oltre.
“Al di là dell’apicoltura, volevo fare qualcosa in più rispetto alla pratica classica. Proporre un’iniziativa che avesse anche un valore diverso, più ampio”.
Un valore che guarda anche alla divulgazione e alla didattica, con l’idea di trasformare l’apicoltura in uno strumento di conoscenza e sensibilizzazione ambientale, capace di raccontare il rapporto tra uomo, natura e territorio.
Il progetto è stato reso possibile grazie a una rete di disponibilità e collaborazione che lo stesso Molinari tiene a sottolineare con precisione. Un percorso condiviso che ha coinvolto i proprietari dell’isola, la famiglia Zunino, il Comune di Bergeggi, l’Ente gestore dell’Area Marina Protetta, con il direttore Davide Virzì, e il Savona Yacht Club, con il presidente Tommaso Bisazza, oltre ad altre figure che hanno contribuito alla pianificazione.









“Ci sono persone che mi hanno aiutato tantissimo. È giusto ringraziarle, perché senza di loro questo progetto non sarebbe stato possibile”, sottolinea.
Resta, sullo sfondo, l’immagine iniziale: le api portate a mano, il passaggio dalla terra al mare, la scelta di un punto riparato dal vento. È lì che si misura la natura del progetto: non solo nell’idea, ma nella sua realizzazione concreta.







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