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Cronaca | 15 aprile 2026, 16:07

Insulti, botte e umiliazioni alla madre: trentunenne condannato per maltrattamenti

Il giovane sottoposto al divieto di avvicinamento nei confronti del genitore e all'obbligo di indossare il braccialetto elettronico

Il tribunale di Cuneo

Il tribunale di Cuneo

Ammonta a due anni e dieci mesi la condanna inflitta dal Tribunale di Cuneo nel processo a carico di un trentunenne di origini marocchine accusato di maltrattamenti nei confronti della madre.

Insulti, botte e umiliazioni. Questo, tutto quello che la donna sarebbe stata costretta a subire da suo figlio, oggi sottoposto al divieto di avvicinamento.

Lei, residente a Fossano, vive con gli altri suoi due figli, una femmina e un maschio. Il quarto, lo perse anni fa in un incidente stradale. Il marito, invece, era venuto a mancare a causa di un brutto male. Nel dicembre del 2022 fu proprio la donna a denunciare il figlio più grande per le botte che le dava. Fatti che sarebbero accaduti tra il 2021 e il 2023

Agli atti della Procura di Cuneo c'erano anche alcuni referti ospedalieri risalenti a quando la donna fu visitata dopo essere stata presa a schiaffi o quando venne scaraventata contro una porta dell’appartamento in cui vivevano.

Nel corso dell’udienza la madre aveva però ridimensionato le accuse inizialmente formulate. Sentita in aula, aveva spiegato che la denuncia era stata presentata in un momento di forte rabbia.  “Ero troppo arrabbiata e volevo mettergli paura - aveva riferito al pubblico ministero tra le lacrime -. Sono stata io a colpirlo per prima e poi ho perso l’equilibrio. Lui è grande e volevo si prendesse le proprie responsabilità, che iniziasse a lavorare e che mi aiutasse. Mi arrabbiavo molto quando mi diceva che ero ‘una donna di strada’. Me lo diceva davanti a sua sorella più piccola. Lei non doveva sentire queste cose”.

Secondo l’impostazione accusatoria, all’interno di quell'abitazione familiare fossanese si sarebbero verificati nel tempo episodi di tensione e aggressività. Alcuni vicini di casa, sentiti come testimoni, hanno riferito di aver udito in più occasioni rumori e discussioni provenire dall’appartamento. Litigi quotidiani, aveva sostenuto la difesa, che ha chiesto l'assoluzione del ragazzo. 

L’imputato, oggi sottoposto alla misura cautelare del braccialetto elettronico, ha respinto gran parte delle contestazioni. Davanti ai giudici aveva raccontato di avere avuto in passato problemi di dipendenza da alcol e droga, in particolare crack, spiegando però di essere riuscito a disintossicarsi prima del suo ingresso in carcere.  

Il trentunenne ha ammesso che tra lui e la madre potevano nascere discussioni, sostenendo tuttavia che il loro rapporto fosse in realtà "perfetto" e che i litigi scaturissero spesso per motivi banali, come il fatto che lui fumasse sigarette e che non lavorasse. 

Nel corso della sua deposizione aveva riconosciuto che in un’occasione avrebbe dato uno schiaffo alla madre, spiegando però di aver reagito d’impulso. Secondo la sua versione, la donna avrebbe iniziato a urlargli contro e lui, spaventato dalla situazione, avrebbe reagito in quel modo.

CharB.

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