Ci sono storie che non si fermano nel momento più difficile, ma trovano una direzione. Quella di Gabriele, tredici anni, è diventata oggi un progetto concreto per il territorio: portare più defibrillatori negli spazi pubblici tra Alba e Guarene, a partire dalle frazioni Mussotto e Vaccheria.
Il punto di partenza è quello già noto alla comunità. Durante un torneo giovanile a Ceva, il cuore del ragazzo si era fermato all’improvviso. Decisivo l’intervento immediato dell'allenatore Gianni Spinosa, con le prime manovre di soccorso e l’utilizzo del defibrillatore. Un passaggio che ha cambiato tutto, aprendo una consapevolezza nuova.
Oggi Gabriele vive a Guarene, frequenta le scuole medie a Mussotto e convive con un defibrillatore sottocutaneo. Attorno a quella esperienza, però, la famiglia ha scelto di costruire qualcosa che andasse oltre il fatto personale.
“Abbiamo sentito la necessità di trasformare quel momento terribile in qualcosa di utile per gli altri”, spiega la madre, Sara Revello.
Da qui nasce il nuovo progetto: una raccolta fondi finalizzata all’acquisto di defibrillatori (DAE) da installare sul territorio, a partire da Alba e Guarene, con l’obiettivo di rendere sempre più accessibile un intervento salvavita nei momenti decisivi. L'iniziativa avverrà tramite l’Associazione Italiana Cuore e Rianimazione Lorenzo Greco Onlus,
Il progetto, avviato nelle scorse settimane e accompagnata da una locandina diffusa pubblicamente, punta a coinvolgere direttamente la comunità, anche attraverso modalità di donazione semplici e immediate.
Ma l'obiettivo è guardare anche oltre. Una parte dei fondi sarà destinata all’associazione “Amici dei Bambini Cardiopatici”, per sostenere il reparto di cardiochirurgia dell’Ospedale Regina Margherita di Torino.
Accanto alla raccolta fondi (in allegato tutti i dettagli), resta centrale il lavoro di sensibilizzazione che la famiglia ha avviato negli ultimi mesi: incontri, testimonianze, momenti pubblici per raccontare cosa significhi intervenire in tempo e quanto sia determinante la presenza di un defibrillatore.
“Se anche una sola persona decidesse di formarsi o avvicinarsi al primo soccorso, sarebbe già un risultato importante”, aggiunge.
Il progetto si muove così su un doppio binario: da un lato la diffusione concreta degli strumenti, dall’altro la costruzione di una cultura della prevenzione e dell’intervento.
La campagna è attiva attraverso diverse modalità di donazione – bonifico, Satispay, carte digitali – e vive anche online, sulla pagina Facebook “Dai una scossa alla vita, regala un battito”, dove la famiglia continua a condividere aggiornamenti e testimonianze.
Perché, come dimostra questa storia, la differenza può stare in pochi minuti — e nella possibilità, o meno, di avere un defibrillatore a disposizione.








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