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Agricoltura | 14 marzo 2026, 09:25

Corilicoltura, Cia Cuneo: "Da coltura marginale a frutteto, serve un approccio più tecnico"

A Castellinaldo si è svolto l'annuale incontro sulla coltivazione del nocciolo organizzato da Lorenzo Traversa, rappresentante di Cia Agricoltori italiani di Cuneo per il settore corilicolo

Un centinaio di specialisti, tra agricoltori e tecnici provenienti da tutta Italia, ha partecipato all’annuale incontro (a numero chiuso) sulla coltivazione del nocciolo organizzato da Lorenzo Traversa, rappresentante di Cia Agricoltori italiani di Cuneo per il settore corilicolo, svoltosi giovedì scorso, 12 marzo, a Castellinaldo. Un’iniziativa che ha costituito un momento di confronto qualificato sui principali temi che interessano oggi la filiera, dalla gestione agronomica alle sfide poste dal cambiamento climatico.

«Il focus del lavoro portato avanti in questi anni – spiega Maurizio Ribotta, responsabile provinciale Tecnici in campo di Cia Agricoltori italiani di Cuneo – è capire quali siano i fattori limitanti della produzione del nocciolo. Per quanto riguarda il suolo, sono emerse alcune costanti molto chiare, come la mancanza o la scarsità di sostanza organica, potassio e fosforo. L’analisi di questi elementi ci sta consentendo di individuare le prime risposte tecniche utili per migliorare la gestione dei noccioleti».

Un percorso che quest’anno ha fatto segnare un ulteriore passo avanti nel modo di interpretare la corilicoltura: «La dimostrazione più importante – osserva Ribotta è che la coltivazione del nocciolo non può più essere considerata una coltura marginale. Deve essere gestita a tutti gli effetti come un frutteto, con la dovuta attenzione alla nutrizione fogliare, all’irrigazione e a tutte le pratiche agronomiche necessarie per garantirne la migliore manutenzione e la resa produttiva».

Secondo il tecnico di Cia Agricoltori italiani Cuneo è necessario anche superare un retaggio culturale ancora diffuso: «Dobbiamo lasciarci alle spalle l’idea che il noccioleto sia una coltivazione che “viene da sé” e che non richiede particolari cure. Serve invece un approccio più tecnico: non necessariamente più tecnologico, ma sicuramente più strutturato e consapevole, basato su conoscenze agronomiche e su una gestione attenta degli impianti».

Nel corso dell’incontro sono stati affrontati diversi temi strategici per il settore. Federico Spanna, funzionario del Settore Fitosanitario della Regione Piemonte, ha illustrato l’evoluzione climatica e i suoi effetti sulla corilicoltura piemontese. Sergio Tombesi, docente all’Università Cattolica di Piacenza, ha approfondito le prospettive dell’innovazione varietale e l’introduzione del portinnesto. Maurizio Ribotta ha invece presentato un focus sulle buone pratiche per garantire la costanza produttiva del corileto, con particolare attenzione agli impianti ad alta densità.

Soddisfatto dell’esito della giornata l’organizzatore Lorenzo Traversa: «Abbiamo avuto un pubblico molto qualificato, con agricoltori e tecnici arrivati da diverse regioni italiane. Questo incontro, giunto alla sua quarta edizione, sta diventando una tradizione e un momento importante per fare il punto sulla coltivazione delle nocciole, soprattutto analizzando le problematiche legate alla produzione».

Un lavoro di confronto che negli anni ha permesso di costruire una base di conoscenze sempre più solida per gli operatori del settore: «Il percorso avviato – conclude Traversa – ha consentito di raccogliere dati, analisi e osservazioni che stanno fornendo indicazioni preziose a chi lavora nella filiera. Tutto questo sta aiutando gli operatori ad acquisire una maggiore consapevolezza delle attenzioni tecniche che questa coltivazione richiede, perché la corilicoltura oggi non può più essere considerata marginale, ma deve essere gestita alla pari delle altre colture frutticole».

cs

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