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Economia | 12 marzo 2026, 06:13

Francesco Monchiero (Piemonte Land of Wine): “Il vino paga guerre, inflazione e prezzi fuori controllo"

Il presidente dell’organismo che riunisce i Consorzi piemontesi fotografa la fase del settore: consumi in calo e mercati difficili, ma la qualità del Piemonte resta la carta per ripartire

L'evento Grandi Langhe 2026 ha attratto visitatori e addetti ai lavori

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Il vino piemontese attraversa una fase complessa, segnata da un insieme di fattori economici e geopolitici che stanno incidendo sui mercati internazionali. A rappresentare la voce del comparto è Piemonte Land of Wine, l’organismo che riunisce i quattordici Consorzi di tutela riconosciuti dal Ministero dell’Agricoltura e coordina la promozione delle denominazioni regionali nel mondo.

Secondo il presidente Francesco Monchiero (nella foto sotto), la situazione attuale è il risultato di una convergenza di problemi che si sono accumulati negli ultimi anni. “Un anno fa parlavamo di tempesta perfetta. Oggi potremmo dire che è diventata super perfetta. Gli eventi economici e geopolitici internazionali stanno creando una situazione davvero difficile per il mercato del vino”.

Una parte della contrazione riguarda la riduzione dei consumi, fenomeno che si registra a livello globale. Ma, osserva Monchiero, non è l’unica causa della crisi. “Il calo dei consumi esiste, ma da solo non spiegherebbe una situazione così pesante. A incidere sono anche i messaggi negativi sul vino che arrivano dalle istituzioni europee e italiane, oltre ai rincari che si sono trasferiti sulle carte dei ristoranti e dei wine bar”.

Accanto alla contrazione della domanda si sono poi sommati shock sui mercati internazionali. La perdita del mercato russo dopo lo scoppio della guerra in Ucraina ha colpito in particolare alcune denominazioni piemontesi, come l’Asti Spumante. A questo si aggiungono tensioni commerciali e dinamiche inflazionistiche che hanno fatto salire i prezzi nei principali mercati di esportazione.

Monchiero cita un esempio concreto dagli Stati Uniti, primo mercato estero per il vino italiano. “Negli Stati Uniti oggi un bicchiere di vino parte da 15 dollari e una bottiglia di fascia media arriva facilmente a 80 dollari. Con la mancia si sfiorano i 100 dollari. È evidente che prezzi di questo tipo finiscono per frenare i consumi”.

Il risultato è una crescita delle giacenze nelle cantine, mentre la produzione continua a seguire il ciclo naturale della viticoltura. “Non è responsabilità dei viticoltori, né degli imbottigliatori o delle cantine sociali. Semplicemente ci troviamo in un momento in cui troppi fattori negativi si sono sommati insieme”.

Nonostante le difficoltà del mercato, il sistema dei consorzi piemontesi continua a puntare sulla promozione internazionale. Piemonte Land of Wine coordina la presenza delle aziende a fiere e manifestazioni, con l’obiettivo di mantenere alta la visibilità delle denominazioni regionali.

“Sappiamo che i mercati vivono fasi cicliche. Oggi siamo in un momento di rallentamento, ma il Piemonte ha una carta forte: la qualità. Continuare a raccontarla e farla degustare nel mondo è il modo migliore per limitare le perdite e farsi trovare pronti quando il mercato ripartirà”.

Segnali incoraggianti arrivano proprio dal fronte promozionale. La manifestazione Grandi Langhe, a inizio anno, ha registrato 7.700 ingressi tra operatori e buyer, con oltre 500 presenze internazionali. Cresce anche la partecipazione alle iniziative all’estero: dalla collettiva di Parigi, passata in pochi anni da una dozzina a circa cento aziende presenti, fino agli appuntamenti in programma a Vinitaly e nei mercati asiatici, con una tappa a Hong Kong.

A rafforzare la fiducia del comparto è arrivato anche un recente riconoscimento internazionale. “Uno studio dell’University Wine di Londra ha indicato il Piemonte come il territorio più attrattivo del mondo del vino, davanti a Champagne e Borgogna. È un segnale importante perché conferma che il lavoro fatto come sistema regionale sta dando risultati”.

La fase resta complessa, ma il settore guarda avanti facendo leva sulla collaborazione tra le denominazioni. “Alcuni vini soffrono più di altri, ma il Piemonte sta dimostrando una grande unità. Le denominazioni si aiutano tra loro e questo spirito comune è uno degli elementi più positivi in un momento difficile come questo”.

Daniele Vaira

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