Lo sci nel Cuneese traina l'economia turistica locale sia in termini di profitto che in investimenti pubblici programmati dalla Regione Piemonte a sostegno del sistema neve. Ma negli ultimi anni fa i conti con il cambiamento climatico e gli elevati costi di gestione. E' quanto emerge dal report “Nevediversa 2026” di Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta, che analizza la situazione degli impianti sciistici italiani e le trasformazioni in corso nei territori alpini.
In provincia di Cuneo il dossier cita diversi comprensori attivi e in sviluppo, a partire dal sistema del Mondolè Ski che comprende Artesina, Prato Nevoso e Frabosa Soprana. Secondo il report, il comprensorio punta a nuovi investimenti e a un ampliamento dell’offerta turistica con progetti come la pista da bob estiva, nuove strutture ricettive e infrastrutture sportive. Nel piano strategico 2026-2029 gli interventi previsti ammontano a circa 60 milioni di euro, di cui una parte proveniente da finanziamenti regionali.
Sempre nel Cuneese, il dossier segnala anche interventi legati all’innevamento artificiale. In Piemonte sono censiti complessivamente 23 bacini artificiali utilizzati per alimentare i cannoni da neve delle stazioni sciistiche. Tra questi figurano anche invasi collegati ai comprensori della provincia di Cuneo, come quello della Riserva Bianca di Limone Piemonte e quello del Mondolè Ski a Frabosa Soprana, destinati a garantire l’approvvigionamento idrico per l’innevamento programmato.
Il report ricorda inoltre che nel comprensorio di Limone Piemonte è in previsione la realizzazione di nuovi bacini idrici, uno in località Limonetto e uno a monte della cabinovia San Bottero, con capacità rispettivamente di circa 38 mila e 40 mila metri cubi d’acqua, nell’ambito delle strategie per rendere più stabile l’apertura delle piste.
Accanto alle località che investono per restare competitive, il dossier evidenzia anche situazioni di difficoltà o di chiusura temporanea. Tra i casi citati compare la seggiovia di Argentera, momentaneamente chiusa e sottoposta a lavori per la riattivazione programmata per luglio di quest'anno.
Il report utilizza diverse categorie per descrivere lo stato degli impianti sciistici: quelli dismessi, gli impianti smantellati o riconvertiti, quelli temporaneamente chiusi, le strutture che funzionano in modo intermittente e i casi definiti di “accanimento terapeutico”, ovvero località dove l’attività sciistica viene mantenuta nonostante evidenti criticità climatiche o economiche attraverso continui interventi di sostegno e ammodernamento.
Secondo l’analisi di Legambiente, in Piemonte il fenomeno degli impianti in difficoltà è ormai rilevante: si contano 76 impianti chiusi e quasi quaranta stazioni sciistiche ferme. Parallelamente cresce il numero di interventi pubblici destinati a sostenere il settore, con finanziamenti regionali che includono nuovi sistemi di innevamento, ammodernamento degli impianti e opere infrastrutturali.
Il dossier evidenzia anche come, nonostante gli investimenti, il cambiamento climatico stia modificando profondamente il futuro dello sci alpino. L’aumento delle temperature e la riduzione dell’innevamento naturale rendono sempre più difficile mantenere stagioni sciistiche lunghe e stabili, spingendo molte stazioni a dipendere dall’innevamento artificiale e da nuove attrazioni turistiche.
In questo contesto, alcune località stanno cercando di diversificare l’offerta con attività alternative allo sci, come percorsi escursionistici, turismo naturalistico e attrazioni utilizzabili durante tutto l’anno. Il report sottolinea come questa transizione stia diventando sempre più necessaria per garantire un futuro sostenibile alle comunità alpine, compreso il territorio del Cuneese, dove il turismo della neve resta importante ma deve confrontarsi con uno scenario climatico in rapido cambiamento, che impone riflessioni sulla sostenibilità ambientale ed economica.














