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Solidarietà | 11 marzo 2026, 16:57

L’Avis di Bra rischia di restare senza una sede: aleggia lo spettro della chiusura

I volontari costretti a lasciare i locali dell’ex ospedale entro fine 2026.  Appello del presidente Armando Verrua

Gruppo di avisini che attualmente operano in locali del vecchio ospedale di Bra (foto di Maurizio Mangino)

Gruppo di avisini che attualmente operano in locali del vecchio ospedale di Bra (foto di Maurizio Mangino)

L'Avis Bra ha festeggiato da poco l’attività sociale, e quello che nel 2027 sarà l’anniversario più importante, perché celebrerà gli 80 anni dalla fondazione, rischia invece di complicarsi.

Il rischio è quello di restare senza sede, che significherebbe l'automatica chiusura del centro di raccolta sangue, ad oggi situato al civico 1 di via Vittorio Emanuele II. Una mazzata per le donazioni, che a Bra e comprensorio raggiungono 2mila di unità annue.

"Dall’inizio degli anni 2000, l’associazione è stata ospitata in locali dell’ex ospedale, in forza di un comodato d’uso gratuito stipulato con l’Asl. Una collocazione che ha consentito di operare adeguatamente, soprattutto dopo gli interventi di ristrutturazione realizzati, grazie a donazioni, contributi vari e all’opera dei soci", spiega il presidente dell’Avis, Armando Verrua. 

Adesso, però, l’Azienda sanitaria deve eseguire lavori già previsti nell’ex nosocomio e quei locali avranno per necessità un’altra destinazione. Il termine ultimo concesso all’Avis per lasciare la sede è la fine del 2026, perciò ora i soci si ritrovano a cercare una nuova casa.

Hanno bussato alle porte degli enti amministrativi, ma non c’è ancora un’alternativa definitiva per poter proseguire la propria attività di raccolta e donazione di sangue e plasma, oltre che di informazione.

In assenza di una soluzione stabile, poi, la mancanza di una sede idonea potrebbe pregiudicare del tutto ogni attività, "visto che si è chiusa con un nulla di fatto la vicenda che vedeva interessati i locali della palazzina di via Goito, individuati e concordati in passato con l’Asl", spiega ancora Verrua.

A sfumare sarebbero anche le occasioni di incontro tra le persone. I caffè, gli aneddoti e i sorrisi. Quel senso di impegno e appartenenza a qualcosa di più grande, che non è scontato fiorisca tra sconosciuti, ed è un peccato si perda.

Da qui, dunque, l’accorato appello lanciato dall’intero corpo direttivo ad evitare l’epilogo annunciato dai fatti, con il rischio che l’Avis di Bra, dopo 79 anni di silenzioso e prezioso impegno, possa mettere fine alla propria storia.

È dal 1947 che l’associazione opera sotto la Zizzola. Un lungo lasso di tempo in cui si è registrata una crescita dei soci, oltre ad iniziative di sensibilizzazione che hanno coinvolto le scuole, i giovani e l’intera comunità nella diffusione della cultura della donazione.

Conclude Verrua: "La preziosa realtà di Avis, fatta di tanti donatori e volontari, è un valore che non vogliamo perdere. Abbiamo interessato le istituzioni ed i cittadini. Grazie a chi sarà disposto a stare con noi ed ad aiutarci". Dopo tanti anni di onorato servizio, l’Avis di Bra lo merita.

Silvia Gullino

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