/ Attualità

Attualità | 10 marzo 2026, 06:11

“La missione è costruire relazioni tra comunità”: Patrizia Manzone e il futuro del Centro Missionario di Alba dopo don Gino

La nuova direttrice della struttura ha raccolto il testimone del sacerdote, lo scorso settembre: “Da lui abbiamo imparato a camminare accanto ai più fragili"

Don Gino con Patrizia Manzone e Michael Kasela: i coniugi sono direttrice e condirettore del Centro Missionario diocesano

Don Gino con Patrizia Manzone e Michael Kasela: i coniugi sono direttrice e condirettore del Centro Missionario diocesano

La missione, nella diocesi di Alba, continua a partire dalle relazioni. È questo il filo che lega il lungo lavoro di don Gino Chiesa, scomparso nei giorni scorsi, e il percorso che oggi prosegue nel Centro Missionario diocesano. Dal 10 settembre 2025 la guida dell’organismo è passata alla missionaria laica fidei donum Patrizia Manzone, direttrice, affiancata dal condirettore Michael Kasela, suo marito  e da don Flavio Costa come assistente spirituale.

Una continuità che non è solo istituzionale, ma anche personale. Il rapporto tra Manzone e don Gino affonda le radici in un cammino condiviso lungo oltre vent’anni.

“Ci conoscevamo già da quando sono partita per la prima volta per l’Africa”, racconta. “Lui ha seguito tutto il mio percorso vocazionale e di ricerca fino alla preparazione della partenza nel 2008. Era una partenza della diocesi di Alba: io ero sola, ma allo stesso tempo sostenuta e inviata da una comunità e accolta da un’altra comunità.”

Negli anni successivi quella relazione è rimasta un punto di riferimento costante. “La storia della mia famiglia e la storia della missione stessa sono state impregnate del rapporto con lui, della sua amicizia.”

Nel ricordo di Manzone emerge soprattutto lo stile umano e pastorale del sacerdote. “Era una persona che amava camminare con i poveri, insieme ai poveri, con grande semplicità. Mettere a proprio agio le persone più umili era per lui naturale.” Un modo di vivere il ministero coerente con la sua scelta di essere prete operaio, lavorando in fabbrica accanto ai lavoratori e condividendo la vita quotidiana delle persone.

Nei giorni della sua scomparsa, la rete missionaria che aveva contribuito a costruire ha fatto sentire la propria vicinanza. “Stiamo ricevendo tantissimi messaggi dai missionari: messaggi di cordoglio ma anche di amicizia sincera. Don Gino ha voluto bene a tante persone e questo bene oggi torna indietro. Abbiamo il cuore pieno di gratitudine per aver potuto camminare con lui.” È proprio questa eredità a orientare il lavoro del Centro Missionario nei prossimi anni. Patrizia Manzone e Michael Kasela arrivano da una lunga esperienza sul campo: per oltre dieci anni hanno vissuto nella diocesi di Marsabit, in Kenya, dove hanno promosso progetti educativi, pastorali e sanitari, lavorando soprattutto con i giovani.

Oggi quell’esperienza si traduce in un impegno di coordinamento e animazione missionaria nella diocesi albese.

“Quello che impariamo da don Gino è essere uomini e donne di pace, testimoni di pace. La sua passione per i più deboli lo ha messo in relazione con tante persone che per i potenti non contano nulla, ma per lui erano la sua vita.” In questa prospettiva la missione non è solo sostegno a distanza, ma costruzione di relazioni durature tra comunità. “Il nostro impegno è portare avanti la strada che lui aveva aperto. È la strada della Chiesa: camminare insieme a tutti, senza discriminazioni, con un’attenzione speciale alla storia di ogni persona.” Accanto ai progetti missionari storici sostenuti dalla diocesi – India, Bangladesh, Brasile e Kenya – il Centro Missionario sta avviando nuove iniziative in occasione della Quaresima di fraternità. Si tratta di quattro microprogetti in Bolivia, Moldavia, Camerun e India, pensati per sostenere realtà locali legate alla diocesi attraverso amicizie e collaborazioni nate negli anni. “Attraverso questi progetti vogliamo coltivare nuovi legami e creare ponti di amicizia. Per noi la missione è uno scambio, non semplicemente un aiuto.”

Uno sguardo che trova radici profonde anche nell’esperienza missionaria dello stesso don Gino. In un’intervista rilasciata al giornalista Alberto Burzi, raccontando un viaggio tra i poveri del Brasile, il sacerdote descriveva così ciò che più lo aveva segnato:

“Un sapere che viene da donne e uomini che, incontrando gli scarti di umanità, non si voltano dall’altra parte ma si organizzano e costruiscono una rete di incontri e di aiuto fraterno, in modo che la parola ‘escluso’ sia pronunciata il meno possibile. La cura dei senza terra, l’attenzione ai bambini di strada, il lavoro per il riscatto di donne prostitute ed emarginate, l’attenzione ai carcerati, la costruzione di luoghi di accoglienza per bambini abbandonati, persone con handicap o problemi psichiatrici, ragazze ai bordi della strada. Tutto questo con una grande maturazione di motivazione interiore, sostenuta e coltivata da missionari che lavorano con costanza nella povertà, rendendo queste persone protagoniste della loro liberazione".

Daniele Vaira

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A MARZO?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium