Il giorno dopo san Valentino, tocca a san Faustino, il patrono dei single. Una condizione più o meno passeggera, più o meno felice, che merita di essere festeggiata, per confermare il proprio status, per voltare pagina o semplicemente per divertirsi.
Perché la giornata dei single si celebra a san Faustino? Non si sa. Probabilmente il santo non c’entra nulla. Semplicemente è capitato lì, il 15 febbraio, il giorno sul calendario successivo alla festa degli innamorati. Dopo il diluvio di cuoricini, di cioccolatini, di cenette e weekend romantici, era doveroso dedicare una giornata a chi sta da solo, più o meno felicemente.
Il Santo non è direttamente collegabile alla Festa dei single (verrebbe da dire: per fortuna, leggendo la storia). San Faustino, che condivide il calendario con il fratello Giovita, è stato un martire cristiano. Con il fratello è stato condannato a morte e decapitato a Brescia proprio il 15 febbraio, perché si rifiutò di compiere un sacrificio in onore degli dei. San Faustino e Giovita, nati e vissuti a Brescia, sono i patroni della città lombarda.
San Faustino amaro
Oggi essere single è una scelta di libertà, ma anche un lusso. Lo dicono i numeri: secondo un’analisi della Coldiretti su dati Istat, il costo della vita per i single è quasi il doppio (+80%) rispetto a quello di un membro di una famiglia media di tre persone.
Il primo campanello d’allarme arriva dal carrello della spesa. In media, una persona che vive da sola spende 337 euro al mese per alimenti e bevande, contro i 220 euro che spende una famiglia tipo. La differenza, spiega Coldiretti, è legata alla mancanza di formati alimentari adeguati per chi vive da solo e al costo maggiore dei prodotti in piccole quantità. A questo si aggiunge la maggiore tendenza ad acquistare piatti pronti (spesso più costosi) e un inevitabile aumento degli sprechi alimentari.
Passiamo alla casa e anche qui le note sono dolenti. Secondo Coldiretti le spese immobiliari sono più che raddoppiate (+156%) rispetto alla media pro capite di una famiglia di tre persone. Le cause? Gli appartamenti più piccoli che costano di più al metro quadro, sia in affitto che all’acquisto, e il fatto che tutte le bollette (luce, gas, internet) gravano su una sola persona.
Anche usare l’auto da soli, senza la possibilità di dividere le spese, incide pesantemente sul bilancio. E non va meglio per la salute (+87%) e per i trasporti pubblici (+16%), voci che contribuiscono ulteriormente ad ampliare il divario tra single e famiglie.
Dietro questi numeri si nasconde spesso una realtà meno visibile: non tutti i single lo sono per scelta. L’invecchiamento della popolazione italiana porta un numero crescente di anziani a vivere soli, con difficoltà crescenti nel far fronte alle spese mensili.
E mentre i single devono affrontare questi costi in solitudine, le politiche pubbliche tendono a privilegiare le famiglie numerose, con agevolazioni mirate come il bonus mamme, il bonus bebè o il bonus asili nido. Misure pensate per sostenere la natalità e alleggerire il carico economico dei genitori, ma che finiscono per accentuare la distanza economica tra chi vive in famiglia e chi affronta la vita da solo.
Quindi, per chi spera di cambiare festa l’anno prossimo, chissà che non sia proprio il 15 febbraio a portare una svolta inaspettata.
La tassa sul celibato
Nel 2026 non avere un partner non porta più con sé lo stigma di un tempo, ma fino al 1943 essere single in Italia era addirittura tassato. Nessuna distinzione tra zitelle e scapoli: l’imposta fu istituita il 13 febbraio 1927 ed era indirizzata a celibi e nubili tra i 25 e i 65 anni. Era stato istituito un contributo fisso che variava a seconda dell’età: si partiva da un minimo di 70 Lire (oggi poco meno di 5 euro) per i giovani fino ai 35 anni, per salire a 100 Lire fino ai 50 anni. Tra i 50 e i 65 anni la tassa diminuiva, passando alla metà per essere azzerata dopo i 66 anni. Gli importi riscossi erano poi devoluti all’Opera Nazionale della Maternità e dell’Infanzia.
Oggi le cose sono cambiate, ma non così tanto come sembra. Di single, per volontà o per caso, in Italia ce ne sono 8,8 milioni. Parliamo di esperti della sopravvivenza, di equilibristi dei costi, di creativi della solitudine, ma soprattutto di persone che spendono l’80% in più di ciascun membro di una famiglia da tre. Un dato di fatto che cozza con l’immaginario comune che associa la libertà delle persone sole a viaggi e serate di bagordi tra ostriche e champagne.














