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Attualità | 03 febbraio 2026, 06:00

Alta Langa DOCG, “Non rincorriamo i volumi: costruiamo valore”

Il presidente del Consorzio Giovanni Minetti: “Poche bottiglie, ma una denominazione sempre più riconosciuta”

Il presidente del Consorzio Alta Langa Giovanni Minetti

Il presidente del Consorzio Alta Langa Giovanni Minetti

C’è un tempo lento, quasi controcorrente, che accompagna l’Alta Langa. Non è l’attesa passiva di chi rimanda, ma la scelta consapevole di chi cresce senza forzare. È con questo passo che Giovanni Minetti racconta la chiusura del 2025: un anno che, per il Consorzio, si è concluso “molto bene”, con numeri in aumento e un interesse che continua a sorprendere.

“Siamo in crescita di un ulteriore 10%. C’è molta curiosità, molto apprezzamento per il prodotto”, spiega Minetti. La denominazione Alta Langa DOCG – ancora giovane se paragonata ad altre eccellenze piemontesi – sta intercettando un’attenzione crescente, sia sul mercato italiano sia su quello internazionale. Eppure, il limite resta strutturale: la produzione. Poco più di due milioni di bottiglie, una quantità che non basta a soddisfare una domanda in aumento. “Siamo a una quota molto bassa. Gli impianti stanno crescendo, ma serve tempo”.

Il Consorzio lavora su due piani paralleli. Da un lato la comunicazione, dall’altro la qualità. Sul primo fronte, il 2026 si apre con un’agenda fitta: New York il 10 marzo, per la prima volta, con quaranta aziende; Bologna a metà febbraio; Roma a maggio. E poi lo sguardo verso Nord, con tappe previste a Oslo e Stoccolma nella seconda parte dell’anno. “Non abbiamo risorse infinite – precisa Minetti – siamo un piccolo consorzio e dobbiamo dosare bene i budget”. Ma la direzione è chiara: portare l’Alta Langa fuori, farla assaggiare, raccontarla.

Sul secondo fronte, quello forse più delicato, c’è il lavoro “a porte chiuse”. Seminari tra produttori, momenti di confronto riservati, assaggi condivisi. “C’è sempre da imparare, sempre da migliorare. Il modo giusto per lavorare sulla qualità è confrontarsi”. Un passaggio che dice molto della filosofia del Consorzio: la denominazione come bene comune, prima ancora delle singole etichette. “È importante mettere la denominazione prima della marca, e non il contrario”, ribadisce Minetti.

Nel contesto internazionale, segnato da incertezze e da un clima che non aiuta il consumo, il tema dei dazi ritorna spesso nel dibattito. Ma qui Minetti è netto: “Il problema dei dazi, per l’Alta Langa, non esiste”. Le esportazioni incidono poco sui volumi complessivi – l’80-85% delle bottiglie resta in Italia – e, comunque, i dazi colpiscono soprattutto i vini di fascia bassa. “Chi spende 200 dollari per una bottiglia non si ferma per dieci in più. I problemi sono altri”. Piuttosto, pesa un clima generale depresso, poco incline alla festa. “Il vino serve anche a celebrare, e oggi c’è poco da celebrare”.

E allora, se una parola deve riassumere il 2026, Minetti non ha dubbi: “Promozione”. Non marketing gridato, ma presenza misurata, coerente con l’identità della denominazione. Eventi pensati, come quello al Teatro Regio durante Grandi Langhe, dove l’Alta Langa è stata presentata con un racconto, un concerto, un assaggio condiviso. “È questo il modo con cui vogliamo continuare”.

Guardando avanti, il presidente del Consorzio non rivendica invenzioni personali. “Io non ho inventato nulla. Proseguo un lavoro iniziato prima, magari mirando in modo diverso”. È una dichiarazione che somiglia a un manifesto: custodire quanto costruito, migliorare senza strappi, far crescere una denominazione che – oggi più che mai – chiede tempo, coerenza e ascolto. In fondo, è la stessa logica delle sue bollicine: maturano lentamente, ma quando arrivano, sanno farsi ricordare.

Daniela Vaira

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