Il dato è di quelli che non passano inosservati. Secondo il report “Respirare PFAS”, pubblicato da Greenpeace nel dicembre 2025, Alba risulta al decimo posto a livello nazionale per emissioni chimiche, in gran parte riconducibili alle cosiddette sostanze fluorurate. Una posizione che ha acceso il dibattito politico e ha portato la questione all’attenzione del Consiglio comunale.
A sollevare il tema è stato il consigliere Fabio Tripaldi, del gruppo Alba Città per Vivere, che ha presentato un’interrogazione per chiedere chiarimenti e comprendere quale fosse la reale portata del dato e se fossero previste iniziative da parte dell’Amministrazione. Tripaldi ha spiegato di essere rimasto colpito dalla graduatoria e di aver ritenuto necessario un approfondimento pubblico, proprio per evitare letture superficiali o allarmistiche.
La risposta è stata affidata all’assessore all’Ambiente Roberto Cavallo, che ha scelto di partire da un inquadramento generale, chiarendo innanzitutto di cosa si parla quando si fa riferimento a questo tipo di emissioni. “Si tratta di sostanze chimiche di sintesi, molto resistenti, utilizzate da decenni per rendere impermeabili superfici e materiali, dagli imballaggi ai tessuti fino ai sistemi di refrigerazione”, ha spiegato, ricordando come la criticità principale riguardi la loro persistenza nell’ambiente e la capacità di accumularsi nel tempo.
Entrando nel merito del report, Cavallo ha però invitato a una lettura più attenta dei numeri. “I dati utilizzati da Greenpeace provengono dal registro PRTR, che raccoglie le emissioni dichiarate dagli stabilimenti industriali – ha chiarito – ma non tutte le emissioni chimiche presenti in quel registro sono riconducibili alle sostanze fluorurate. Questa è già una prima approssimazione metodologica”.
Il secondo punto riguarda direttamente la posizione di Alba nella classifica. “La cifra che colloca la città al decimo posto è associata al gruppo industriale Ferrero, ma in realtà fa riferimento a una forma giuridica che comprende più stabilimenti”, ha spiegato l’assessore. Dopo aver verificato i dati, Cavallo ha precisato che le emissioni indicate nel report sono complessivamente riferibili a tre siti produttivi: Alba, Balvano (in provincia di Potenza) e Pozzuolo Martesana (nel Milanese), tutti riconducibili al gruppo Ferrero attraverso la società Ferrero Industriale Italia. “Questo significa che quelle emissioni non sono tutte albesi e non sono tutte dello stesso tipo”.
Anche l’origine delle emissioni va quindi contestualizzata. “Non producendo imballaggi sul territorio – ha aggiunto Cavallo – è ragionevole ritenere che una parte significativa dei dati sia legata agli impianti della catena del freddo, in particolare al rabbocco dei fluidi refrigeranti, che viene correttamente registrato nel sistema di monitoraggio”. Un elemento che, secondo l’assessore, contribuisce a ridimensionare l’impatto reale del dato sul contesto cittadino.
La conclusione è stata netta: “Posso affermare che la situazione della città di Alba, per quanto riguarda queste emissioni, non è critica. Lo confermano anche le rilevazioni di ARPA”. Allo stesso tempo, Cavallo ha riconosciuto l’utilità dell’interrogazione come strumento di trasparenza e si è detto disponibile ad approfondire ulteriormente il tema in Commissione, coinvolgendo Greenpeace, ARPA e, se necessario, anche i rappresentanti del gruppo industriale.
Nella replica finale, Tripaldi ha preso atto delle spiegazioni fornite, sottolineando come il dato iniziale fosse apparso allarmante e come il confronto in Consiglio abbia permesso di ricondurlo a una dimensione più precisa. Il consigliere ha infine richiamato l’attenzione anche sui comportamenti individuali, ricordando che alcune emissioni possono essere legate all’uso quotidiano di sistemi di climatizzazione domestici e automobilistici, accogliendo con favore l’ipotesi di ulteriori momenti di approfondimento pubblico.














