Nel 2026 ricorrono ottant’anni da un passaggio che ha cambiato per sempre la storia democratica italiana: il primo voto delle donne, esercitato nel 1946. Un anniversario che non è soltanto una data da ricordare, ma un’occasione concreta per tornare a parlare di cittadinanza, partecipazione e parità, soprattutto con le nuove generazioni.
Da qui nasce “Verso l’80° anniversario del voto alle donne – Educare alla democrazia e alla parità”, il progetto promosso dalla Consulta per le Pari Opportunità del Comune di Alba, che intreccia incontri pubblici e un percorso educativo pensato per le scuole superiori cittadine. Il primo appuntamento è in programma sabato 24 gennaio alle 10, in Sala Riolfo, con la conferenza “Dal 1946 a oggi: le donne e la democrazia”.
A presentare il lavoro della Consulta è la presidente Silvia Moglia (nella foto sotto), che racconta il senso dell’iniziativa e i suoi obiettivi.

Partiamo dall’inizio: che cos’è “Verso l’80° anniversario del voto alle donne”?
“È un progetto che abbiamo voluto costruire nell’ambito della promozione dell’uguaglianza di genere, con un’idea molto chiara: sensibilizzare e sostenere la cultura democratica, collegandola alla storia del voto alle donne. Il titolo completo è ‘Verso l’ottantesimo anniversario del voto alle donne – Educare alla democrazia e alla parità’. Abbiamo pensato che questo anniversario non dovesse scorrere via come una semplice ricorrenza”.
Perché era importante, secondo voi, fermarsi su questo anniversario?
“Perché siamo arrivati fin qui grazie alle donne che ottant’anni fa hanno lottato. Le donne sono state protagoniste durante la Resistenza, ma anche prima, con tutte le battaglie femministe: non solo in Italia, ma già a partire da quelle che si sono sviluppate in Inghilterra. Il voto non è arrivato ‘così’. È arrivato grazie a donne che si sono sacrificate e che, in alcuni casi, hanno dato anche la vita nella lotta partigiana. Questo va riconosciuto e ricordato”.
Il progetto si articola anche in appuntamenti pubblici: come sarà strutturato?
“Abbiamo previsto tre conferenze pubbliche. La prima è proprio quella di sabato 24 gennaio. Poi ci sarà un secondo incontro il 27 febbraio, dedicato al tema ‘donne e leadership’: avremo un gruppo di relatrici molto ricco, con Alessandra Balestra, Giuliana Cirio, Maria Peano e Isa Maggi. Il terzo incontro sarà dedicato a ‘donne e politica’: vogliamo porci domande molto dirette su cosa è cambiato in ottant’anni, cosa non è cambiato e cosa vorremmo che cambiasse”.
Accanto alle conferenze avete voluto dare un taglio forte anche sul versante educativo. Cosa avete preparato per le scuole?
“Questa è una parte per noi molto importante. Abbiamo già mandato le lettere ai presidi delle scuole superiori di Alba e abbiamo proposto un vero kit operativo di educazione civica, scaricabile, pensato per essere utilizzato con studenti e studentesse”.
Che cosa contiene, concretamente, questo kit?
“C’è un’introduzione storica al voto alle donne. Poi abbiamo inserito anche la visione del film ‘C’è ancora domani’ come spunto di confronto. Ci sono punti guida per avviare discussioni in aula, perché l’idea è che siano i ragazzi a parlarne tra loro e a costruire una riflessione comune. Nel kit c’è anche una selezione di podcast, sempre con un ascolto guidato”.
E poi c’è anche un concorso, giusto?
“Sì. Abbiamo voluto aggiungere un concorso creativo a produzione libera che si chiama ‘Il mio voto per il futuro’. Si potrà partecipare singolarmente oppure in piccoli gruppi, fino a cinque persone. Sarà possibile presentare un elaborato scritto, fotografie, una ricerca, un disegno, un’opera d’arte: qualsiasi forma espressiva, purché il tema resti quello del voto alle donne e del suo significato oggi”.
Ci sarà anche un momento pubblico di restituzione alla città?
“Certo. Il 10 giugno faremo una cerimonia pubblica di proclamazione dei vincitori e delle vincitrici, con una mostra dei lavori realizzati dagli studenti. In quell’occasione vorremmo anche proiettare un video con testimonianze di donne del territorio: abbiamo un piccolo archivio di donne che hanno partecipato al primo voto e ci piacerebbe valorizzare anche questo patrimonio”.
Un progetto così richiede molto lavoro dietro le quinte. Chi lo sta portando avanti?
“Devo dirlo: questa Consulta è speciale, perché ci sono persone che si impegnano davvero. Io sono la portavoce, ma dietro c’è un lavoro corale. In particolare tengo a citare la Commissione Formazione e Informazione, coordinata da Ivana Sarotto, che è una delle promotrici di questo percorso. E poi ci sono anche altre persone che stanno dando un contributo importante”.
Sabato 24 gennaio cosa accadrà, in sala?
“Avremo la professoressa Daniela Adorni, che farà un excursus storico. E durante l’incontro presenteremo anche il progetto nella sua interezza: le tre conferenze e il percorso per le scuole. Vogliamo che sia un momento aperto, utile, non autoreferenziale”.
Se dovesse sintetizzare in una frase il senso di questo progetto, quale sceglierebbe?
“Che il voto alle donne è una conquista, non un regalo. E che parlarne oggi significa educare alla democrazia e alla parità, perché sono temi ancora vivi”.














