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Bra | 26 maggio 2024, 08:03

Schegge di luce: pensieri sui Vangeli festivi di Pierluigi Dovis

Commento al Vangelo di domenica 26 maggio, solennità della Santissima Trinità

Chiesa della Santissima Trinità, a Bra

Chiesa della Santissima Trinità, a Bra

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,16-20).

Oggi, 26 maggio la Chiesa celebra la solennità della Santissima Trinità (Anno B, colore liturgico bianco).

A commentare il Vangelo della Santa Messa è Pierluigi Dovis, referente della Caritas Diocesana di Torino.

Amore, vita, valori, spiritualità sono racchiusi nella sua riflessione per “Schegge di luce, pensieri sui Vangeli festivi”, una rubrica che vuole essere una tenera carezza per tutte le anime in questa valle di esilio. Pensieri e parole per accendere le ragioni della speranza che è in noi.

Eccolo, il commento.

"Lasciato alle spalle il tempo di Pasqua, la liturgia, prima di farci riprendere la narrazione delle parole e dei gesti di Gesù sulle strade della storia, solleva il velo sulle profondità del mistero di Dio.

Per dirci qualcosa della Trinità, i grandi teologi medievali utilizzavano l’immagine delle processioni, San Patrizio in Irlanda si serviva della morfologia del trifoglio, e monsignor Tonino Bello la commentava alle persone semplici come 'Uno per uno fa sempre uno'. Un po’ sorprendentemente, utilizzando le ultime righe del Vangelo secondo Matteo, la Chiesa oggi ci parla di battesimo. Già, perché questo rappresenta la più radicale rivelazione del mistero trinitario, che non rimane nell’alto dei cieli, ma penetra nelle profondità dell’uomo - di ogni uomo - trasformandolo da creatura dell’Artefice di tutto a figlio del Dio che è amore.

Nel nome di un Dio che è relazione così stretta da essere continuamente e solo generativa, noi siamo immersi in un’acqua che purifica dal potere del male e penetra in un cuore non più impermeabile fino a riempirlo del mistero. Da quel momento iniziamo a sedere sullo scranno del Figlio dentro alla relazione della Trinità, ne diventiamo partecipi, ne riceviamo i benefici, ne siamo costituiti testimoni ed annunciatori. Per il discepolo resta il compito di rispondere, aderendo con la fiducia e osservando con l’impegno il tracciato della vita nuova.

Ma, tanto bella la contemplazione del mistero quanto pesante e difficile la risposta richiesta! Per questo la buona notizia di Gesù termina dicendoci che Lui rimane con noi come sostegno tutti i giorni, fino a quando la storia si sarà consumata, perché trasformata in eternità.

L’amore di cui vive la Trinità non ci abbandona, non si allontana, non delude. È il pegno di una eredità - come suggerisce San Paolo - che ci è già stata assegnata dal Padre, meritata dal Figlio crocifisso e risorto, e testificata dallo Spirito infuso in noi per sussurrare la dolce parola: 'Papà'. Dal momento del battesimo la Trinità non è più solo un modo di essere di Dio, astruso ed oscuro, ma è l’aria per il nostro respiro.

In questa domenica di fine maggio anche noi siamo chiamati ad andare nella Galilea dell’anima, ad accettare la fatica del salire ancora una volta sul monte, a non aver paura di prostrarci umilmente davanti a Dio di cui non riusciamo a capire tutto, a non spaventarci se ancora nascono dubbi davanti alla prospettiva dell’infinito, a crescere nella prospettiva dell’unità costruita attraverso le diversità. Il Dio di amore è con noi ogni giorno, giorno per giorno, tutto il giorno".

Silvia Gullino

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