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Attualità | 16 marzo 2023, 18:55

I 15 mesi della Radioterapia dell’Ospedale di Verduno, Alessia Reali: “I pazienti mi emozionano ogni giorno” [INTERVISTA]

La responsabile della Radioterapia dell’ospedale di Verduno racconta i progressi della struttura: “Siamo un gruppo coeso e appassionato che lavora con orgoglio per il territorio. Quanto affetto dai pazienti”

La dottoressa Alessia Reali, responsabile della struttura attiva a Verduno dall'ottobre 2021

La dottoressa Alessia Reali, responsabile della struttura attiva a Verduno dall'ottobre 2021

Emozione, entusiasmo e passione sono parole che ritornano, mentre ripercorre storie, ricordi e dettagli di una storia lunga 15 mesi. La dottoressa Alessia Reali, responsabile della Radioterapia dell’Ospedale di Verduno, sceglie con cura le parole e la sua voce si accende, quando si torna alla data di inaugurazione: 9 ottobre 2021.

Dovesse scegliere una parola, un aggettivo per sintetizzare la sua esperienza fino a questo momento?
“Entusiasmante. Abbiamo creato un servizio completamente nuovo, che in poco tempo è diventato una realtà solida e ben strutturata in cui lavorano 14 persone con la collaborazione integrante dello staff Fisica Medica, di cui è responsabile il dottor Francesco Lucio. Siamo un gruppo coeso, appassionato, ma che arriva da percorsi, formazione e regioni diverse: riuscire a trovare l’amalgama non era scontato”.

Ci sono dei ricordi a cui è particolarmente legata?
“Non posso dimenticare la prima paziente, una signora che ha voluto farsi curare assolutamente da noi. E poi, si è fatta scattare una foto con lo staff, un momento molto commovente. Ricordo con affetto altri due pazienti che mi hanno trasmesso serenità, si sentivano a casa. Una donna lavorava al pc nel nostro giardino terapeutico, in autunno. Un signore mi ha semplicemente confidato che in questo ambiente, osservando i colori alle pareti, si sentiva bene ed era tranquillo”.

Tranquillità e serenità sono stati d’animo difficili da far emergere durante percorsi di cura così impegnativi…
“Fa parte del nostro lavoro quello di accudire i pazienti e di far sentire la nostra passione e la nostra vicinanza. L’ambiente, poi, è stato studiato nei minimi dettagli per essere accogliente, grazie al contributo della Fondazione Ospedale Alba-Bra Onlus, attraverso colori, elementi e spazi che sappiano regalare anche del benessere psicologico”.

Quanti pazienti ricevete in media in un giorno?
“Ci sono circa 40 pazienti al giorno, suddivisi tra attività ambulatoriale, quelli che vengono trattati con l’acceleratore lineare, la maggior parte, e quelli che vengono preparati ai trattamenti. In un anno possiamo dire di aver trattato 380 pazienti, lavorando in stretta sinergia con la Radioterapia di Cuneo”.

Che rapporto si instaura?
“Di assoluta empatia. Quotidianamente riceviamo manifestazioni d’affetto, una parola, un abbraccio, un ringraziamento, a volte bigliettini, ma anche vere e proprie coccole, come croissant per la colazione o perfino delle pizze. Tutte cose che condividiamo attraverso la nostra chat di gruppo. Sono attestazioni di stima che ci ricaricano e ci fanno amare il nostro lavoro”.




Non mancheranno i momenti difficili…
L’inizio della cura vede spesso i pazienti molto spaventati. Non sanno quello che dovranno fare. E poi la radioterapia non si vede, non ha l’incidenza di un esame e non è sempre facile far capire cosa sta succedendo. È un po’ come lavorare dietro le quinte, ma una volta che inizia il percorso si instaura un rapporto di fiducia”.

C’è qualche aspetto che secondo lei si può migliorare?
“Certo, si può sempre migliorare in tutto, soprattutto in una struttura giovane e variegata come la nostra. Magari, ottimizzando ulteriormente i percorsi interni ed essere più fluidi raggiungendo una consapevole maturità lavorativa con un personale che ora è diventato un gruppo omogeneo, che vuole fare bene ed è motivato. Anche la stabilità dei numeri certifica che non siamo più una scoperta, ma una certezza e un punto di riferimento che si è fatto conoscere per la propria professionalità e per il proprio modo di lavorare con i pazienti”.

Daniele Vaira

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