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Politica | 18 giugno 2021, 10:09

Alba, Bo avanti con rimpasto. Rischia il posto la vice Carlotta Boffa

Inevitabile una nuova verifica di maggioranza dopo quella del giugno 2020, ma sulla stessa pesa la realtà dei numeri. Intanto anche Maria L’Episcopo esclude di aver preso parte a una congiura: "Uscita dall’aula per un malessere"

Un'immagine del 10 giugno 2020: la nomina di Carlotta Boffa alla carica di vicesindaco (foto Gisella Divino)

Un'immagine del 10 giugno 2020: la nomina di Carlotta Boffa alla carica di vicesindaco (foto Gisella Divino)

Si va avanti: salvo nuove sorprese e al netto di un più che probabile nuovo rimpasto di Giunta, parrebbe questo l’intendimento del sindaco Carlo Bo rispetto all’inciampo vissuto martedì sera dalla sua maggioranza.  

Una congiura senza attori né padri, stando a sentire quelli che ne sarebbero i primi indiziati, e della quale almeno al momento, agli atti, mancherebbe pure il movente, a meno di avallare ricostruzioni ancora in cerca di riscontri. Ma di certo un fatto che promette di portare a un’ulteriore revisione degli assetti interni alla coalizione che dal maggio 2019 governa la città.   

Questo mentre proprio quei sospettati, l’esponente di "Alba Liberale" Olinto Magara e le due rappresentanti di "Noi per Alba", Maria L’Episcopo e Ylenia Cane, continuano a gettare acqua sul fuoco dell’incendio innescato dalle loro assenze dall’aula del Consiglio comunale, negando che la defezione comunicata da quest’ultima solamente in extremis (quelle dei "fedelissimi" Daniele Sobrero e Mario Fugaro erano state annunciate sin dalla vigilia) e la fuoriuscita dei primi due a lavori in corso siano state parte di un disegno volto a mettere alla strette il primo cittadino.

Olinto Magara lo aveva già escluso parlando col nostro giornale all’indomani dell’incidente. "Nulla di voluto, mi sono dovuto allontanare per un improvviso impegno lavorativo", ci aveva spiegato mercoledì, mentre in Sala Bubbio l’assemblea era tornata a riunirsi per la seduta in seconda convocazione, coi tre sempre assenti.

E cause di forza maggiore sono pure quelle ora invocate dalle due rappresentanti dell’ultima nata tra le sei compagini che, almeno fino a ieri, sostenevano la Giunta Bo.

"Ylenia Cane non ha potuto spostare il proprio turno di lavoro a causa di un serio problema in famiglia. Aveva avvertito il presidente del Consiglio comunale intorno all’ora di pranzo", ci spiegava ieri la capogruppo di "Noi per Alba" Maria L’Episcopo per conto della collega, prima di aggiungere che il suo allontanarsi dal consesso, invece, con l’assemblea a rischio quorum, è stato invece dovuto a un malore: "Ho accusato un serio malessere, un forte calo di pressione. Sono uscita con l’intenzione di prendere una boccata d’aria, ma non è bastato e ho fatto ritorno a casa. Solo in tarda serata ho visto che mi avevano cercata al telefono".

L’Episcopo aggiunge di avere guadagnato l'uscita "prima di Magara, e non insieme a lui", e si dice "profondamente dispiaciuta" per quanto successo, ribadendo intanto che da parte sua "non c’era alcuna volontà di spaccare la maggioranza. La mia e nostra fiducia nei confronti del sindaco è totale. Gli ho scritto spiegandogli l’accaduto, non ho ancora avuto modo di incontrarlo, ma sicuramente accadrà e avremo modo di chiarirci".

Giustificazioni ora attese al vaglio di una inevitabile verifica di maggioranza, come lo stesso primo cittadino ha fatto intendere nel corso della riunione di Giunta tenuta nel pomeriggio di ieri, giovedì.

A suggerirne l’opportunità, già mercoledì, erano stati gli altri due rappresentanti di Alba Liberale, il presidente del Consiglio comunale Domenico Boeri e la capogruppo Nadia Gomba, fermi nel dissociarsi dall’ormai ex compagno Magara e determinati a ridare vita al gruppo "Per Alba -Cirio", col quale erano stati eletti nel maggio 2019.

Un ritorno al passato che equivarrebbe all’emarginazione in minoranza dell’ormai isolato Magara, che due anni fa era stato eletto nella lista "Carlotta Boffa" e che, se un simile disegno andasse effettivamente in porto, rimarrebbe l’unico rappresentante della compagine nata nel maggio 2020 dalla fusione di tre gruppi (con loro in un primo tempo c’era infatti anche Sebastiano Cavalli, poi presto distaccatosene per costituire "Azione Liberale"), che una volta uniti avevano chiesto e ottenuto per Boffa le insegne di vicesindaco, in precedenza appannaggio di Emanuele Bolla, che con l’addio di Cavalli aveva invece perso l’unico consigliere della sua "Alba 2019".

Proprio Boffa sarebbe ora chiamata a prendere atto della situazione e a fare a sua volta un passo indietro, nel frattempo invocato senza sforzo di perifrasi dal gruppo della Lega dell’assessore Marco Marcarino: “Traditori e approfittatori vanno emarginati”.

"Al sindaco ho manifestato il mio sostegno e la mia vicinanza, dissociandomi completamente da tutta questa vicenda", ci diceva invece Boffa all’uscita dalla riunione di Giunta di ieri, per poi aggiungere: "Già all’indomani dei fatti avevo parlato con Bo e ancora ieri gli ho ribadito che ero all’oscuro di quanto accaduto, pur convinta della buona fede di Magara. Mi è dispiaciuto apprendere della presa di posizione di Gomba e Boeri, perché avrei preferito che ci fossimo potuti confrontare prima. Per quanto mi riguarda sono tranquilla, penso di avere lavorato bene come vicesindaco, portando avanti con impegno otto deleghe, sempre presente al mio posto. Poi le valutazioni e le decisioni sono in mano al sindaco".

Quest’ultimo intanto ha comunicato ai suoi di volersi prendere qualche giorno di riposo dalle attività istituzionali. Ma al suo ritorno sarà chiamato a sciogliere più di un nodo. Se per la sostituzione di Boffa il nome al momento più accreditato sarebbe quello della stessa Gomba, un dubbio non secondario è quella che riguarda quello che dopo la verifica rimarrà il perimetro della maggioranza.

Rinunciando al solo Magara quest’ultima potrebbe ancora contare su 14 voti contro i 10 dell’opposizione ("Uniti per Alba" conta infatti 9 consiglieri), ma se ci si volesse spingere a mettere fuori dal suo campo anche le altre due consigliere tacciate di infedeltà si arriverebbe a un 12-12 che metterebbe continuamente a rischio il quorum in prima convocazione (la metà dei consiglieri escluso il sindaco, quindi esattamente 12) e che a ogni deliberazione renderebbe determinante il voto dello stesso primo cittadino. Il sindaco se lo potrà permettere?

Ezio Massucco

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