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Al Direttore | 20 novembre 2020, 11:45

Miroglio Textile, i dipendenti: "Nostra storia e professionalità gettate al vento per scelte sbagliate"

Parte degli 84 esuberi della divisione Tessuti, che non può manifestare a causa del divieto di assembramento, prende posizione e denuncia la situazione puntando il dito contro la dirigenza succedutasi nel tempo

Miroglio Textile, i dipendenti: "Nostra storia e professionalità gettate al vento per scelte sbagliate"

Riceviamo e pubblichiamo.

 

Siamo una parte degli 84 esuberi della divisione tessuti della Miroglio Textile. Recentemente abbiamo appreso che il ramo tessuti sarà chiuso e che 84 dipendenti (padri e madri di famiglia, molti dei quali con più di 30 anni di onorata carriera all'interno dell'azienda stessa) saranno letteralmente lasciati in mezzo alla strada.

Scriviamo questa missiva per far conoscere all'opinione pubblica il disagio e la rabbia che stiamo vivendo: a causa del divieto di assembramento non possiamo manifestare e ciò ci porta a pensare che questo sia avvenuto con una tempistica stranamente favorevole all’azienda.

Il problema fondamentale è stata una gestione aziendale degli ultimi anni poco consapevole e il risultato di questo, ora, ricade su di noi.

Noi seguiamo la chiusura dello Stabilimento di Govone di qualche mese fa (151 posti di lavoro persi). Il suddetto è sempre stato un fiore all’occhiello per la stampa europea: contenitore di competenze professionali eccelse, macchinari all’avanguardia, ricerca innovativa. In pochi anni il depauperamento, in termini numerici, del personale e, quindi, delle competenze (con conseguente inutilizzo di alcuni macchinari), investimenti a nostro avviso errati e incontrollati, l’eliminazione di alcuni processi di lavorazione (che in passato garantivano l’altissimo livello qualitativo che caratterizzava le produzioni della nostra azienda) ne hanno pregiudicato il funzionamento e lo hanno portato alla conseguente chiusura.

Tutto questo avveniva sotto gli occhi di noi dipendenti che, pur segnalando con costanza le disfunzioni, venivamo messi a tacere dai nostri superiori che giustificavano strategie a nostro giudizio assurde proposte dai “nuovi” manager.

Il cuore commerciale della nostra azienda e la fetta più significativa del fatturato sono sempre stati rappresentati dai clienti “medi”: invece le nuove linee guida dettate da questi “diversamente illuminati” manager imponevano di non servire i clienti medi o piccoli che, con i loro pagamenti anticipati o il fatto di acquistare la merce prodotta già a magazzino, ci hanno fatto sempre fare utile. Sono state invece favorite le grandi distribuzioni che ci hanno strozzato con prezzi dai margini risicati e continui reclami, che ci hanno portato a perdere quel poco che sembrava, sulla carta, guadagnato.

Nell’ultimo periodo, infine, hanno tentato di vendere, a stabilimento già chiuso, il ramo Textile (questo ci è stato riferito dai sindacati solo recentemente, anche loro non ne erano stati informati, quando l’azienda era in trattativa già da marzo/aprile), ma non ce l’hanno fatta. E così in questi giorni, in cui noi siamo al lavoro in forze ridotte, vediamo camion che arrivano vuoti presso la sede Textile di via Santa Margherita e partono carichi. L’ultimo pezzo rimasto della Textile era il magnifico archivio di disegni e bozzetti di stampa, la storia degli ultimi quarant’anni dell’azienda, che parte, per chissà dove, per essere utilizzato (speriamo) più proficuamente da qualcun altro.

La situazione che si è venuta a creare negli ultimi anni in seguito a direttive imposte dall’alto a noi dipendenti ci fa pensare che si volesse arrivare a chiudere e che il Covid sia stato solo un pretesto; nonostante tutto, gli ordini continuano ad arrivare e noi dipendenti, sempre meno e come l’orchestra del Titanic, continuiamo a suonare, mentre la nave affonda.

I nuovi manager cercano di far riprendere le aziende tagliando le teste, come piano di rilancio, ma noi non riteniamo necessarie lauree ad Harvard o a Londra così come master e annessi titoli, tanto cari nella presentazione degli innumerevoli AD succedutisi nel tempo, per fare un lavoro tanto discutibile nei risultati.

Prevale in noi un grande senso di amarezza, perché negli anni invece di formare e crescere all’interno le risorse che avrebbero dovuto guidare il nostro futuro, siamo stati messi nelle mani di amministratori che, purtroppo, non hanno portato nessun vantaggio all'azienda, privi della conoscenza di quella storia necessaria per il funzionamento di un’azienda multinazionale, sì, ma con un passato che non poteva essere rimpiazzato tout court. La nostra storia e la nostra professionalità sono state gettate al vento.

Noi dipendenti saremo sempre grati alla famiglia Miroglio per il lavoro che ci hanno permesso di svolgere in questi anni, per il sostegno al nostro territorio e per le iniziative lodevoli di cui si sono fatti portavoce e sostenitori, ma proprio per questo non possiamo tacere in questo momento, perché non sarebbe in linea con i principi e i traguardi raggiunti da questa grande realtà albese e internazionale e che sono parte della genetica dell’azienda.

I dipendenti di Miroglio Textile

 

 

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