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Attualità | 14 luglio 2020, 11:07

Riaprire il Tribunale di Alba? Il ministro Bonafede nicchia, per Perosino non tutto è perduto

Secondo il guardasigilli il ricorso alle sedi giudiziarie soppresse richiederebbe tempi incompatibili con quelli dell’emergenza sanitaria. Il senatore roerino gli strappa l’impegno a fare ripartire i lavori parlamentari per rivedere la riforma del 2012

Il senatore di Forza Italia Marco Perosino

Il senatore di Forza Italia Marco Perosino

La riapertura delle sedi giudiziarie soppresse nel 2012 "non appare di immediata praticabilità, richiedendo tempi tecnici che non risultano compatibili con le esigenze di carattere emergenziale prospettate dagli interroganti".

E’ quanto il guardasigilli Alfonso Bonafede ha spiegato nell’aula di Palazzo Madama, rispondendo alla richiesta presentata nei giorni scorsi dal senatore di Priocca Marco Perosino e sottoscritta da numerosi colleghi del gruppo di Forza Italia, concordi nel proporre che il Ministero della Giustizia rimedi alla maggiore necessità di spazi indotta dalle norme anti-Covid ricorrendo alle sedi giudiziarie tagliate nel 2012 per effetto della riforma della geografia giudiziaria dell’allora ministro Severino.

Un intervento che parrebbe stroncare sul nascere le mai sopite speranze di una possibile riapertura del palazzo di giustizia albese, ormai da anni ridotto a sede periferica di quello astigiano, per il quale ospita servizi minori come lo Sportello di Prossimità, e in parte affidato dal Comune langarolo a enti quali l’Inps, che nei primi mesi dello scorso anno vi ha spostato la propria sede territoriale.

Una questione che per il senatore Perosino non sarebbe però ancora completamente archiviata. "Nei fondi, di importo rilevante, a disposizione per il rilancio, forse c'è anche una piccola somma per la riapertura. La invito a riconsiderare la questione insieme ai suoi collaboratori", è stata la controreplica in aula del parlamentare roerino, che in un successivo confronto personale col ministro ha però portato a casa l’impegno a favorire una ripresa dei lavori dell’intergruppo parlamentare costituito per rimettere mano alla riforma sulla geografia giudiziaria, la cui attività si è arenata nel 2019.

L’AVVOCATO PONZIO: "RISPOSTA EVASIVA E DELUDENTE"
Meno ottimistica, stando alla lettera dell’intervento del guardasigilli, la visione dell’avvocato albese Roberto Ponzio, tra le figure che maggiormente si impegnarono nella battaglia per evitare la chiusura del tribunale: "Dal ministro è purtroppo arrivata una risposta deludente, evasiva rispetto al vero oggetto dell’interrogazione e che denota come egli frequenti poco le aule di giustizia. Il problema non è quello della ripresa in sicurezza nelle attuali aule, ma della produttività all’interno degli spazi disponibili, ulteriormente compromessa dalle misure anti-Covid. Dove prima si potevano fare dieci processi, ora nello stesso lasso di tempo se ne possono fare cinque. Siamo a un’ennesima ragione di lentezza della giustizia, già sotto gli occhi di tutti, ma una giustizia ritardata è una giustizia negata. Il ministro aveva la possibilità di realizzare una riforma a costo zero, visto che gli edifici ci sono. Il non voler cogliere questa opportunità denota scarsissima considerazione verso l’esercizio della giustizia, in spregio alla Costituzione".

Ezio Massucco

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