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Economia | 31 gennaio 2020, 17:56

In tribunale a Torino si decide il futuro del colosso Manitalidea. Sommersi e salvati nel dissesto della braidese Olicar Gestione

Col possibile crack del gruppo di Ivrea rischiano il posto 10mila addetti in tutta Italia. Intanto ricollocati 120 dipendenti del Centro Italia della sua controllata cuneese, dichiarata fallita lo scorso 13 gennaio. Per gli altri si profila il definitivo licenziamento

Il presidio dei dipendenti Manitalidea, stamattina davanti al tribunale di Torino

Il presidio dei dipendenti Manitalidea, stamattina davanti al tribunale di Torino

Un centinaio di lavoratori si sono ritrovati stamattina davanti al Tribunale di Torino, dove i giudici devono decidere sullo stato di insolvenza della Manitalidea, società di Ivrea operante nel settore del "facility management" che conta oltre 10mila dipendenti in tutta Italia, di cui un migliaio nel Torinese.

I lavoratori Manital rivendicano il mancato pagamento di stipendi e tredicesima, con l'azienda che, qualora fosse dichiarata insolvente, rischierebbe il fallimento.
In contemporanea, le organizzazioni sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UilTrasporti di Torino hanno organizzato altri due presisi davanti agli stabilimenti Fca di Mirafiori, in corso Agnelli, e davanti alla sede Cnh di viale Puglia.

L’eventuale fallimento di Manitalidea seguirebbe di poche settimane quello della sua controllata braidese, la Olicar Gestione Srl, società che il gruppo di Ivrea costituì nel 2017 per affidarle le residue attività di un’altra realtà che era intanto entrata nella sua orbita, la Olicar Spa, storica azienda braidese del ramo gestione energia, tuttora attiva ma in regime di concordato preventivo, omologato dal Tribunale di Asti nell’autunno dello stesso anno.

Sul fronte del dissesto braidese la settimana che volge al termine ha portato alcune importanti novità. La prima, certamente positiva, riguarda il passaggio presso altre aziende del settore dei dipendenti che la società di via Don Orione impegnava nelle proprie sedi del Lazio e dell’Emilia Romagna.

I primi – un’ottantina di addetti – sono infatti stati assunti dalla Guerrato, società subentrata a Olicar Gestione negli appalti che questa gestiva presso gli ospedali delle aziende sanitarie di Rieti e di Roma 5.   

Un percorso del tutto simile ha interessato i 40-45 dipendenti ancora in forza alle sedi di Bologna e di Ferrara, ora migrati verso la Requipe, gruppo che in passato aveva assorbito un’altra nota realtà del settore, la Manutencop, e che è ora subentrato alla Olicar in un altro importante appalto nelle due province emiliane.
 
Meno positive le nuove che interessano invece le altre sedi aziendali, e Bra tra queste. Ieri, giovedì 30 gennaio, si è infatti chiusa con esito negativo la ricerca avviata dall’amministrazione di Olicar Spa per individuare un soggetto disposto a subentrare a Olicar Gestione Srl nell’affitto del proprio ramo d’azienda. Il fallimento di questo estremo tentativo ha quindi reso nulle le speranze di ricollocare altrimenti i 60-70 addetti ad oggi ancora privi di una sistemazione e che saranno attivi presso l’azienda dichiarata fallita solo sino al prossimo 3 febbraio, termine dell'esercizio provvisorio fissato dal Tribunale di Asti all'indomani della dichiarazione di fallimento proprio per individuare possibili forme di continuità aziendale.

A partire dal 4 febbraio per loro si profilano quindi due possibilità: la sospensione dal lavoro e dalla retribuzione o, più facilmente, il licenziamento. Una sorte che accomunerà le più contenute truppe di addetti facenti capo alle sedi di Bra (una dozzina di dipendenti), di Torino, Ivrea, Milano e Trento.

A fare eccezione potrebbero essere giusto alcune impiegate amministrative braidesi che, provenendo dalla sede centrale dell’azienda, per alcuni mesi potrebbero essere chiamate dal Tribunale a occuparsi di gestire le pratiche relative alla gestione della procedura fallimentare.

Ezio Massucco

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