/ Economia

Economia | 06 aprile 2026, 18:38

Crisi energetica: la sfida parte anche dai territori

Dalla crisi globale alle risposte locali: perché l’Italia deve puntare sull’autonomia energetica e perché una provincia come Cuneo può diventare un modello

Crisi energetica: la sfida parte anche dai territori

La crisi energetica non è più un tema astratto, da convegni o tavoli internazionali. È entrata nelle case, nelle imprese, nei bilanci dei Comuni. Le bollette raccontano molto più di qualsiasi analisi geopolitica e rendono evidente una domanda che ormai riguarda tutti: come garantire energia a costi sostenibili senza restare ostaggio delle crisi globali?

Per l’Italia la risposta passa da una doppia direzione. Da un lato servono politiche nazionali capaci di dare stabilità nel breve periodo. Dall’altro, però, diventa sempre più chiaro che una parte decisiva della soluzione si gioca sui territori. E la provincia di Cuneo, in questo senso, è un caso emblematico.

A livello nazionale, la prima mossa resta la riduzione dei consumi, ma senza bloccare il Paese. Negli ultimi anni è emerso con chiarezza che piccoli cambiamenti organizzativi possono produrre effetti significativi. Il lavoro da remoto, dove possibile, ha ridotto spostamenti e consumi di carburante. La flessibilità negli orari ha contribuito ad alleggerire traffico e picchi energetici. Anche misure semplici, come limiti di velocità più bassi, hanno dimostrato di incidere sui consumi senza penalizzare l’economia. Non sono soluzioni definitive, ma aiutano a guadagnare tempo.

Il nodo strutturale resta però la dipendenza dall’estero. L’Italia continua a importare gran parte dell’energia che consuma, soprattutto sotto forma di gas. Da qui l’urgenza di accelerare sulle fonti rinnovabili, semplificando le autorizzazioni per il fotovoltaico, sostenendo le comunità energetiche e valorizzando risorse già presenti, in particolare nelle aree rurali. È una strada più lenta, ma è l’unica che garantisce stabilità nel lungo periodo.

In questo quadro, il Cuneese parte da una posizione tutt’altro che marginale. Secondo i dati del GSE, la provincia di Cuneo è la prima in Piemonte per potenza fotovoltaica installata, con oltre 760 megawatt distribuiti su più di 24 mila impianti. Un primato che racconta di un territorio già molto attivo, grazie alla diffusione di impianti su tetti di abitazioni, aziende agricole, capannoni industriali ed edifici pubblici.

Anche dal punto di vista climatico, la Granda è un’area particolarmente favorevole. La radiazione solare annua oscilla tra 1.300 e 1.450 kWh per metro quadrato, valori che permettono a un impianto domestico di coprire una parte rilevante dei consumi familiari. Non a caso, negli ultimi anni il fotovoltaico è cresciuto in modo costante, contribuendo a ridurre la dipendenza dalla rete e a contenere i costi.

Ma il Cuneese non è solo solare. L’idroelettrico resta una voce storica del mix energetico locale, grazie alla presenza di numerosi corsi d’acqua alpini, mentre la forte vocazione agricola offre un potenziale significativo per biogas e biomasse. È un mix che, se coordinato, può trasformare il territorio in un produttore netto di energia rinnovabile.

Un segnale concreto arriva dalle comunità energetiche rinnovabili. Dal 2023 a oggi, in provincia di Cuneo sono nate 11 nuove CER, grazie anche al sostegno della Fondazione CRC, con il coinvolgimento di Comuni, scuole, associazioni e imprese. Piccoli impianti fotovoltaici condivisi che permettono di produrre e consumare energia a livello locale, riducendo le bollette e rafforzando il legame tra cittadini e territorio. Non si tratta di grandi numeri, ma di un modello che può crescere rapidamente.

Accanto alla produzione, c’è poi il tema dei consumi. In Piemonte, nel 2023, i consumi energetici complessivi sono scesi ai livelli più bassi degli ultimi anni, mentre la quota di energia da fonti rinnovabili ha raggiunto circa il 20% dei consumi finali. Anche nel Cuneese il settore civile – abitazioni e servizi – resta il principale utilizzatore di energia, segno che efficienza energetica e riqualificazione degli edifici saranno centrali nei prossimi anni.

Un altro fattore chiave è la mobilità. In un territorio vasto e poco urbanizzato come quello cuneese, l’auto resta spesso indispensabile. Per questo la transizione non può essere ideologica. L’obiettivo realistico è ridurre gli spostamenti inutili, favorire il car pooling e migliorare i collegamenti ferroviari esistenti, più che immaginare una rinuncia totale all’auto privata.

La crisi energetica, insomma, sta già cambiando il modo in cui territori come il Cuneese producono e consumano energia. Non è solo una risposta all’emergenza, ma un processo che può rendere le comunità più autonome e resilienti.

Per l’Italia significa ridurre una vulnerabilità storica. Per province come Cuneo significa valorizzare risorse già presenti e trasformarle in sviluppo locale. Perché l’energia, oggi più che mai, non è solo una questione tecnica: è una scelta politica, economica e territoriale.

Barbara Pasqua

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO AD APRILE?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Aprile 2025" su Spreaker.
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium