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Attualità | 30 settembre 2019, 14:51

Aspettando la Fiera, spazi rinnovati nel museo albese che celebra il "re dei tartufi"

L’esposizione di via Maestra si arricchisce di una sala didattica e della speciale selezione di bottiglie collezionate dal commendator Roberto Ponzio, mentre una specifica sezione indaga gli aspetti alimentari e nutrizionali del Tuber Magnatum Pico

L'avvocato Roberto Ponzio con la direttrice Anna Marchesi nei rinnovati spazi del Museo del Tartufo (Foto Bruno Murialdo)

L'avvocato Roberto Ponzio con la direttrice Anna Marchesi nei rinnovati spazi del Museo del Tartufo (Foto Bruno Murialdo)

A quattro anni dalla sua inaugurazione – il 2 ottobre 2015 – si amplia l’offerta del "Museo del Tartufo d’Alba-Galleria dei Ricordi". Lo spazio, al civico 26 di via Maestra ad Alba, è quello nel quale l’avvocato albese Roberto Ponzio ha raccolto il ricco lascito di documenti e testimonianze tramandategli dal padre, il commendator Roberto Ponzio (1923-2008), figura di primo piano nel percorso che, a partire dal secondo Dopoguerra, portò la capitale delle Langhe a identificare il proprio nome con quello del Tuber Magnatum Pico, trasformando questa eccellenza del nostro territorio in una specialità ricercata nei cinque continenti.

Un’esposizione privata, messa però a disposizione della collettività e di tutti gli appassionati, ora ulteriormente arricchita grazie all’aggregazione di nuovi locali e all’allestimento di una sala didattica che consentirà a piccoli gruppi (sino a una ventina di persone) di approfondire tematiche, curiosità e informazioni sul misterioso mondo del diamante grigio.

Nei giorni scorsi lo spazio è stato presentato ai rappresentanti della Giostra delle Cento Torri e dei nove Borghi cittadini, che guidati dal presidente Piercarlo Verney hanno potuto apprezzare la ricca selezione di materiali dedicati ad approfondire il tema dell’idnologia, la scienza che studia questa particolarissima e prelibatissima specie vegetale.

"I visitatori del Museo potranno ora meglio addentrarsi in questo misterioso mondo misterioso – spiega ora l'avvocato Ponzio –, potendone approfondire anche aspetti finora poco noti quando non addirittura del tutto ignorati. Un’intera selezione di scritti e studi è ad esempio dedicata al tartufo considerato sotto l’aspetto alimentare, nutrizionale e anche medico. Si parla quindi delle sue proprietà benefiche e antiossidanti, e quindi della sua capacità, ad esempio, di migliorare il funzionamento del sistema cardiovascolare. Oppure degli impieghi che se ne fanno anche in campo cosmetico, come riprova il fatto che, negli Usa, un brevetto recentemente registrato ne prevede l’uso in creme che servono a contrastare l’invecchiamento cutaneo e cellulare".

Altri filoni di indagine ora divenuti oggetto di trattazione tra le teche del Museo sono quelli riguardanti la conoscenza del Tuber come specie botanica all’interno della quale sono presenti anche alcune varietà velenose e tossiche, al pari di alcune tipologie di funghi. Un fronte quest’ultimo nel quale rilevano anche alcuni approfondimenti medici che ne sconsigliano l’assunzione in gravidanza (per il rischio di toxoplasmosi) o che rilevano possibili controindicazioni nel suo consumo a carico di persone affette da epatopatie o altre patologie.

L’influenza del cambiamento climatico sulla produzione tartuficola è al centro di altre specifiche trattazioni, come l’assodata esistenza di una relazione tra la vocazione tartufigena di un territorio e il suo favorire altresì la produzione di grandi vini.

In questo senso, tra i nuovi spazi di cui il museo si è arricchito, va segnalata l’enoteca del cavalier Roberto Ponzio: una selezione di centinaia di pregiate e antiche bottiglie di Barolo e Barbaresco che il "re dei tartufi" collezionò lungo decenni di appassionato lavoro, ora riproposta al fianco di una biblioteca dedicata ai libri del vino, arrivata ad affiancare l’analoga selezione di volumi dedicati al tartufo, nei giorni scorsi arricchita dalla tesi di laurea che una studentessa di Santo Stefano Belbo, ha recentemente dedicato al tema della tartuficoltura in Cina.

Una proposta ricca e variegata insomma, che lo spazio museale diretto da Anna Marchesi mette a disposizione di turisti e addetti ai lavori, a patto che si tratti di visitatori realmente motivati. "La Casa delle Memorie è uno spazio privato, ma aperto alle visite guidate di persone 'meritevoli' – spiega sorridendo l’avvocato Ponzio –. A coloro insomma che manifestino un sincero interesse verso questo misterioso mondo e a quanti sono convinti, per usare un’immagine tra il sacro e il profano, che il tartufo sia in qualche modo la prova che Dio ci ama e vuole che siamo felici".

Per prenotare una visita è possibile scrivere all’indirizzo info@museotartufoalba.it o telefonare al numero 391/76.84.278.

Ezio Massucco

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