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Attualità | 04 gennaio 2019, 09:42

Una delegazione del Museo della Bicicletta di Bra a Castellania per ricordare Fausto Coppi

Pellegrinaggio laico alla messa del 2 gennaio, a 59 anni dalla morte del Campionissimo. La celebrazione anticipa quella del centenario della nascita, che cadrà il 15 settembre

Luciano Cravero, a sinistra, e Aldo Basso rendono omaggio al monumento che ricorda il "Campionissimo"

Luciano Cravero, a sinistra, e Aldo Basso rendono omaggio al monumento che ricorda il "Campionissimo"

Il 2 gennaio rappresenta un giorno speciale per tutti gli appassionati dello sport a pedali: il 59° anniversario della scomparsa di Fausto Coppi. Come da tradizione, la messa di suffragio è stata celebrata a Castellania, paese natale del Campionissimo, che dal piccolo borgo sulle colline tortonesi ha iniziato la sua corsa nella storia.

Presente all’appuntamento anche una delegazione del Museo della Bicicletta di Bra, composta dal cavalier Luciano Cravero e da Aldo Basso, che hanno voluto rendere omaggio al ciclista, che più di ogni altro ha segnato un’epoca.

La funzione è stata officiata da monsignor Francesco Giorgi di fronte ad una vasta assemblea di fedeli, con i figli di Coppi, Marina e Faustino e le loro famiglie; il sindaco di Castellania, Sergio Vallenzona; le autorità militari; chi ha conosciuto Fausto; chi ha corso insieme a lui; i suoi gregari; persone di tutte le età, giunte da ogni parte d’Italia e che il 2 gennaio sanno di avere un incontro a cui è bello esserci, per sentirsi ancora più vicini al corridore e all’uomo.

Campione del ciclismo eroico di una volta, la memoria di Fausto Coppi è sempre attuale. La sua fu una vita trascorsa sempre in prima pagina: dalla rivalità con Bartali, alla tragica fine del fratello Serse, dalla storia d’amore con la Dama Bianca, fino alla morte improvvisa, a causa di una malaria non diagnosticata e mal curata. La sua prematura scomparsa, che lo consegnò alla leggenda, fece notizia, perché Coppi era un campione umano e di incredibili risorse tecniche, che appassionava la gente suscitando emozioni uniche. Al suo passaggio si infiammavano gli animi di tantissimi tifosi che lo incitavano a gran voce, assiepati lungo i percorsi.

Il prossimo 15 settembre verranno anche ricordati i cento anni dalla sua nascita. Ma il modo migliore per ricordare il Grande Airone è pensare ai suoi successi, alle sue imprese, alla sua determinazione, alla grandezza di un mito che non morirà mai. C’era una volta il Campionissimo, c’è ancora cento anni dopo.

Silvia Gullino

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