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Sanità | 06 novembre 2026, 06:13

Emergenza 118 nel Cuneese, non solo carenza di medici: "La maggior parte delle chiamate è impropria, come gli accessi in Pronto soccorso"

Canetti e Calabria, rispettivamente segretario provinciale e Rsu Asl Cn1 del Nursind: "La riorganizzazione del servizio territoriale è ferma da un anno al tavolo regionale. Abbiamo infermieri disponibili, ma ambulanze che restano scoperte"

Di 118, mancanza di medici, necessità di una riorganizzazione, algoritmi, auto mediche, elisoccorso e costi si parla da anni. 

Ma non si parla, invece, mai abbastanza, dell'uso improprio che se ne fa. 

Siamo abituati a sentir parlare di accessi impropri in Pronto Soccorso, con la stragrande maggioranza delle persone che vi accede in codice verde o addirittura bianco. 

Ma mai del fatto che questo succede anche e spessissimo per le ambulanze, come spiegano Davide Canetti, segretario provinciale del NurSind Cuneo e Luca Calabria dell'RSU A.S.L. CN1, infermiere di 118 e di Centrale operativa.

È in particolare Calabria, infermiere di 118, a sottolineare come un buon 80% delle chiamate sia improprio. 

"Il servizio nasce per rispondere alle emergenze, ma oggi viene sempre più spesso utilizzato per cercare una risposta a situazioni che potrebbero trovare una soluzione attraverso altri canali, come il medico di famiglia o la guardia medica. In alcuni casi si preferisce chiamare l’ambulanza nella speranza di arrivare prima in pronto soccorso".

Un fenomeno che, secondo il sindacalista, ha diverse cause. 

Ci sono situazioni di disagio sociale, persone sole, anziani che non sanno a chi rivolgersi, ma anche crisi d’ansia e attacchi di panico che vengono percepiti come emergenze.

"Non possiamo giudicare chi chiama. Dietro quello che può sembrare un utilizzo improprio spesso c’è una richiesta di aiuto, un disagio reale. Però dobbiamo essere consapevoli che il sistema viene sovraccaricato".

Secondo la stima riferita, una quota consistente delle chiamate, nell’ordine addirittura del 70-80 per cento in determinate situazioni, non corrisponderebbe a emergenze vere e proprie. 

"Quando una persona riferisce di avere dolore toracico o di fare fatica a respirare, non possiamo sottovalutare la situazione. Il problema è che talvolta questi sintomi vengono utilizzati per cercare di ottenere un accesso più rapido al Pronto soccorso e agli accertamenti gratuiti. Questi sono sintomi gravi, ma solo in pochissimi casi trovano riscontro nelle reali condizioni del chiamante. Il disagio che sottendono però spesso è reale".

A incidere sul numero degli interventi è anche l’invecchiamento della popolazione. Una parte significativa dell’attività del 118 riguarda i grandi anziani, gli ospiti delle case di riposo e le persone con più di 80 anni.

Il risultato è un sistema chiamato a rispondere a bisogni sempre più numerosi e diversificati, non tutti riconducibili all’emergenza sanitaria in senso stretto.

"Stiamo assistendo a una trasformazione della domanda di assistenza. Il 118 rischia di diventare una risposta alla mancanza di altri servizi territoriali. Ma non può essere la strada più comoda per risolvere qualsiasi problema sanitario o sociale".

Il risultato è quello del sovraccarico di sistema decisamente sotto organico. 

Sono ben quarantotto i posti vacanti su una dotazione prevista di 77 medici dell’Emergenza sanitaria territoriale 118 nell’Asl CN1. 

Ma, secondo il NurSind, il problema non riguarda soltanto la difficoltà di reperire medici: a pesare è anche un’organizzazione delle risorse che rischia di non valorizzare adeguatamente il personale già disponibile.

A sollevare la questione è proprio Davide Canetti.

"Ci troviamo di fronte a una situazione paradossale: abbiamo postazioni in cui le ambulanze restano senza infermiere, mentre il personale infermieristico è numericamente superiore a quello medico. Ci sono professionisti che non riescono neppure a completare il proprio monte ore mensile perché non vengono assegnati loro turni sufficienti".

Mancano i medici, ci sarebbero gli infermieri, ma questi non vengono chiamati. 

Una criticità che si inserisce in un dibattito più ampio sulla riorganizzazione dell’emergenza territoriale. 

Il progetto, attualmente fermo da circa un anno al tavolo regionale, prevede un modello con cinque o sei automediche e un servizio di ambulanza con infermiere a bordo.

"Non chiediamo necessariamente nuove assunzioni, ma di utilizzare in modo intelligente le risorse che abbiamo. Il personale infermieristico c’è e deve poter essere messo nelle condizioni di lavorare. Allo stesso tempo serve una rete territoriale che non scarichi ogni difficoltà sul 118 e sui pronto soccorso".

Perché la questione, conclude Canetti, non riguarda soltanto il numero delle ambulanze o la presenza dei medici a bordo. 

Riguarda la capacità di costruire un sistema di emergenza sostenibile, capillare e in grado di distinguere i bisogni dei cittadini, senza perdere di vista la priorità: garantire un soccorso tempestivo a chi è davvero in pericolo.

Barbara Simonelli

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