L'autunno è una seconda primavera per molti fiori. Il gentile ciclamino, musa dei pittori dai dolci e delicati petali, fiorisce quando le altre piante chinano il capo di fronte al gelo. Lui, invece, prospera nei luoghi freddi, bui ed umidi, contrastando le giornate grigie e nebbiose con la vivacità dei suoi colori che variano dal bianco al rosso, virando per le varie sfumature di rosa e viola.
Questo misterioso fiore dal capo chino ci accompagna con una promessa: quella che si può sbocciare anche nelle avversità, e rispondere a ciò che ci affligge con grazia, come narra la meravigliosa leggenda che lo vede protagonista.
Ma prima di tutto, iniziamo a fare la sua conoscenza: in botanica il ciclamino fa parte della specie dei cyclamen persicum, chiamato anche "ciclamino di persia". È una pianta perenne tuberosa, appartenente alla famiglia delle Primulaceae e nel Belpaese possiamo trovarne di tre tipi che crescono in modo spontaneo: il ciclamino alpino (Cyclamen purpurascens), il ciclamino napoletano (Cyclamen hederifolium), il ciclamino primaverile (Cyclamen repandum); tutte tre sono classificate come specie protette di cui è vietata la raccolta, che in passato è stata talmente estesa da provocarne quasi l'estinzione.
Il ciclamino è più di una semplice pianta decorativa; è un simbolo di forza, amore e rinascita. La sua storia e i significati simbolici che porta con sé lo rendono un fiore affascinante e profondamente significativo.
Nel codice dell'amore, regalare un ciclamino è espressione di sentimenti autentici. Per via del suo tubercolo che gli permette di resistere alle condizioni più difficili, il ciclamino è considerato il fiore dell'amore profondo.
In sostanza il ciclamino è un fiore tra i più generosi e facili da coltivare e, al contempo, bellissimo ed anche pericoloso, ambiguo. Pericoloso per il veleno contenuto nel suo tubero, ma utile, quello stesso veleno, come antidoto contro i morsi di serpenti.
Regalarlo, però è un omaggio alla sincerità. Il suo messaggio è proprio questo: invito alla sincerità ed alla schiettezza. Per questo, forse, la sua origine si perde nella leggenda.
La leggenda del ciclamino
La meravigliosa leggenda del ciclamino trae origine dalla mitologia greca e dal turbamento di Demetra, la dea del raccolto e della fertilità, in cerca di sua figlia. Secondo il mito, il dolore vinse Demetra quando Ade, il terribile dio degli inferi, le strappò via la sua amata figlia Persefone, che si era attardata a raccogliere, assieme ad alcune ninfe, dei fiori nella piana di Nysa.
Demetra s'imbarcò allora in una ricerca che la condusse verso gli abissi della tristezza e della disperazione. Durante questo periodo difficile in cui la Terra divenne spoglia ed arida, riflettendo lo stato interiore della dea, Demetra s'imbatté in un gruppo di ninfe, figlie di Oceano, che cercarono di consolare il suo cuore addolorato.
In una profonda dimostrazione della loro devozione, le ninfe danzarono per lei, volteggiando con grazia, cercando di sollevare l'angoscia che pesava sul suo cuore. Si narra che quella danza diede al cuore di Demetra un po' di conforto, fu allora che sotto i passi leggiadri delle ninfe nacquero i ciclamini. Dopo questo momento di tregua dal dolore, Demetra riprese il suo viaggio alla ricerca di Persefone.
Il ciclamino: un fiore magico sin dall'antichità
Il nome del ciclamino deriva dal greco kyklos: "cerchio", "ciclo" in riferimento alla forma dei suoi bulbi ma anche al cuore del suo calice perfettamente circolare come un'aureola. Nell'Antica Grecia, il ciclamino era sacro alla dea Ecate (la Signora psicopompa dell'oscurità, della magia, dei defunti, in grado di attraversare il mondo dei vivi e quello dei morti) probabilmente in virtù della sua fioritura, che coincideva con il tempo delle celebrazioni in onore dei defunti. La forma circolare della sua corona simboleggiava allora la chiusura del cerchio della vita.
Tuttavia, il suo legame con la magia, oltre al tempo dei morti, era particolarmente forte. Fu proprio la dea Ecate che rispose al dolore di Demetra che vagava sulla Terra in cerca della figlia, facendo luce sull'accaduto e ritrovando Persefone nel mondo dei morti.
Il ciclamino assume, quindi, nel mito una valenza magica e simbolica importante: è il guardiano della soglia, del passaggio tra un mondo e l'altro, ma è anche l'emblema della trasformazione, della speranza, della rinascita.
Secondo un'altra delle numerose leggende, il re Salomone indossava una bellissima corona decorata con delicati fiori di ciclamino. Quando centinaia di anni dopo, il primo Tempio fu distrutto e gli Ebrei esiliati in Babilonia, essi portarono con sé la corona reale. Ma i ciclamini, che adornavano la corona, addolorati per la terribile perdita, chinarono la testa per il dolore. Ed è per questo motivo che, ancora oggi, i fiori di ciclamino paiono reclinare la testa.
Origini e diffusione
Il ciclamino cresce spontaneamente nei boschi e nelle zone ombrose delle regioni mediterranee. È una pianta fiorita che ha affascinato l'umanità per secoli, soprattutto grazie alla sua bellezza delicata e alla sua capacità di fiorire anche in condizioni difficili.
Originario della regione mediterranea, il ciclamino è stato coltivato sin dai tempi remoti, in particolare nella Grecia antica, dove veniva apprezzato per le sue proprietà medicinali e ornamentali.
Le prime testimonianze scritte sui ciclamini risalgono al IV secolo a.C.. Secondo Platone, già allora questa pianta doveva trovarsi in Persia, nell'odierno Iran. Nel 300 a.C., veniva descritta dal filosofo e botanico greco Teofrasto, come una pianta utile ad eccitare l'amore e la sensualità (seguendo le indicazioni al riguardo del suo maestro Aristotele), nonché per allontanare i malefici e come rimedio contro il morso dei serpenti.
Plinio il Vecchio riportò nella sua grande opera Naturalis historia alcuni nomi volgari del ciclamino, tra cui troviamo tūber terrae (tubero della terra), ma anche amulētum. Era infatti usato per allontanare la malasorte. I romani credevano che nessuna forza ostile poteva sopraffare il suo veleno, motivo per il quale veniva coltivato intorno alle case come amuleto, appunto.
Usi popolari, tra medicina e veleno
Le usanze pagane e il suo legame con una divinità misteriosa come l'oscura Ecate, invocata con canti accompagnati da filtri e pozioni magiche a base di essenza di ciclamino, gli valsero una cattiva fama durante la cristianizzazione: il grazioso ciclamino fu per questo motivo demonizzato e chiamato "fiore del diavolo".
Nel Medioevo si credeva che il solo calpestarlo potesse portare le donne incinte ad abortire! C'è da dire però che il ciclamino ha in effetti proprietà abortive, oltre che ematiche, purgative, emmenagoghe, vermifughe, vulnerarie, antalgiche, antiparassitarie dovute alla ciclamina, un glicoside presente in tutta la pianta (googlate che non ho tempo di spiegarvi).
Simbologia e linguaggio dei fiori
Col passare del tempo il fiore ricoprì un significato ambivalente e da "fiore del diavolo" divenne poi il "fiore della Madonna" quando la Chiesa cattolica scorse nel ciclamino il simbolo del cuore addolorato di Maria sanguinante sulla Terra, riprendendo curiosamente il significato antico del fiore.
La natura ambigua del ciclamino si rifletté anche nei suoi significati: da fiore legato all'aborto divenne poi simbolo di fertilità in virtù del suo delicato calice floreale che richiamava nell'immaginario l'utero femminile, motivo per il quale si iniziò ad adornare la camera dei novelli sposi coi ciclamini, come augurio di fertilità per propiziare la nascita di bambini.
Resta, quindi, la simbologia ambivalente del ciclamino come guardiano della soglia, di passaggio tra la vita e la morte, e viceversa.
Nel linguaggio dei fiori, il ciclamino può invece rivestire il significato di bellezza e gelosia. È il fiore che si offre per esprimere con delicatezza il proprio attaccamento ad una persona.
Può anche essere regalato in segno di augurio ad una coppia di sposi in attesa di un bambino, oppure come portafortuna, in segno di incoraggiamento per un nuovo inizio.
Il ciclamino nell'arte
Il ciclamino era, con l'aquilegia, uno dei fiori preferiti da Leonardo da Vinci che lo disegnava spesso a margine dei suoi manoscritti. I pittori fiamminghi del XVII Secolo dipingevano piante di ciclamino nei prati dove Gesù aveva appena raccolto dei fiori sotto l'occhio vigile degli angeli.
Secondo alcune tradizioni cristiane, il ciclamino era anche un tributo a Maria, poiché sul fiore molte volte apparivano delle macchioline rosse che secondo le credenze del tempo, rappresentavano il dolore della Madonna per la crocifissione del Figlio.
Dopo l'oscurità calata nel XVIII secolo, il ciclamino tornò di moda nel XIX Secolo, quando i giardinieri francesi ripresero a coltivarlo a Grenelle, nei pressi di Parigi. Emile Gallé e gli artisti della scuola di Nancy ne fecero così uno dei loro modelli, per stampe e dipinti.
Rimane il fiore dei migliori anni della vita. Quando nel 1971 Orietta Berti cantava per gli italiani l'allegra canzone "Via dei ciclamini..." e Alda Merini lo traduceva in poesia: «Una donna che sogna il suo destino lo sente come un ciclamino e rimane eterna ragazza».














