Mancano ormai meno di due settimane alla scadenza per la presentazione delle liste per le elezioni provinciali del 29 novembre, ma il quadro politico continua a essere avvolto nell’incertezza. Lista unica, liste separate, accordi trasversali, candidature condivise: dopo settimane di incontri e trattative, non è ancora arrivata una parola definitiva.
A sollevare la questione sono Paolo Giraudo, sindaco di Roccavione, e Beppe Lauria, che criticano apertamente una situazione che rischia di allontanare ulteriormente i cittadini dalla politica.
«Trovo francamente poco rispettoso che, a pochi giorni dalla scadenza, non si sia ancora capito quale strada intendano prendere le principali forze politiche», dichiara Paolo Giraudo. «Si parla da settimane di accordi, di liste unitarie, di divisioni, di convergenze. Ma possibile che non si riesca a dire chiaramente agli amministratori e ai cittadini che cosa si vuole fare? La Provincia non è una questione privata tra partiti e gruppi politici. È un’istituzione importante, che prende decisioni destinate a incidere concretamente sulla vita del nostro territorio. Credo che meriti ben altra considerazione».

[Paolo Giraudo]
Sulla stessa linea Beppe Lauria, che sottolinea come questa situazione finisca per penalizzare soprattutto chi sta tentando di costruire una proposta alternativa.

[Beppe Lauria]
«Noi stiamo lavorando per presentare una lista, raccogliendo le firme necessarie e confrontandoci con gli amministratori. E sapete qual è una delle difficoltà maggiori? Che molti, pur condividendo l’idea che debba esserci un’alternativa, hanno paura di firmare. Temono che sostenere anche soltanto la presentazione di una lista diversa possa compromettere i rapporti con chi domani guiderà la Provincia. Questo è il clima che si respira, ed è un problema serio».
«Sia chiaro», prosegue Lauria, «firmare per consentire a una lista di presentarsi non significa necessariamente votarla o condividerne tutte le posizioni. Significa semplicemente permettere che ci sia una scelta. Se persino questo gesto viene vissuto con timore, dovremmo tutti interrogarci su quale idea di democrazia stiamo praticando».
Giraudo insiste su un altro aspetto: la sensazione che l’esito della partita per la presidenza sia già stato deciso prima ancora di arrivare alle urne.
«Non ho nulla contro Luca Robaldo sul piano personale, e non è questo il punto. Ma non possiamo continuare a raccontare le elezioni come una formalità necessaria per ratificare decisioni già assunte altrove. Se c’è un candidato condiviso da tutti, lo si dica apertamente, spiegando anche su quali programmi e obiettivi si fonda questa convergenza. Se invece ci sono visioni differenti, si abbia il coraggio di presentarle e confrontarle. Quello che non è accettabile è questo continuo gioco di attese, indiscrezioni e trattative incomprensibili a chi sta fuori dalle stanze in cui si decide».
Giraudo e Lauria esprimono invece apprezzamento per la decisione di concentrare le operazioni elettorali in un’unica sede a Cuneo, con un seggio e due sottosezioni, anziché prevedere seggi distribuiti sul territorio.
«È una scelta che condividiamo», osserva Lauria. «Innanzitutto per una questione di costi: in un momento in cui si chiede continuamente agli enti locali di risparmiare, evitare spese inutili è semplicemente buon senso. Ma c’è anche un’altra ragione, forse ancora più importante: la tutela della segretezza del voto».
«Con il sistema del voto ponderato, e con un numero relativamente limitato di amministratori in ciascun territorio, moltiplicare i seggi rischierebbe di rendere fin troppo semplice ricostruire gli orientamenti di voto delle diverse zone, fino a ipotizzare le scelte dei singoli. La segretezza diventerebbe, in alcuni casi, più teorica che reale. Concentrare il voto in un’unica sede può contribuire a ridurre questo rischio, purché anche l’organizzazione delle sottosezioni e dello scrutinio garantisca adeguatamente la riservatezza delle scelte».
«Il voto deve essere libero, non soltanto sulla carta», aggiunge Giraudo. «Un sindaco o un consigliere comunale deve poter scegliere secondo coscienza, senza preoccuparsi che qualcuno possa risalire alla sua preferenza e magari fargliela pagare in futuro. È una questione di principio, prima ancora che politica».
In conclusione, Giraudo e Lauria rivolgono un invito alle forze politiche coinvolte nelle trattative.
«È arrivato il momento di parlare chiaro. Basta tatticismi, basta accordi annunciati e poi smentiti, basta dare l’impressione che tutto si decida tra pochi, mentre agli altri resta soltanto il compito di prendere atto. Gli amministratori meritano rispetto e i cittadini, che già non possono eleggere direttamente il presidente della Provincia, hanno almeno il diritto di capire che cosa sta succedendo e perché».
«Noi», concludono, «continueremo a lavorare per offrire una possibilità di scelta. Non chiediamo favori, né pretendiamo condivisioni politiche. Chiediamo soltanto che chi vuole partecipare democraticamente a questa competizione possa farlo senza pressioni e senza timori. Perché un’elezione nella quale qualcuno si sente già vincitore e qualcun altro ha paura persino di firmare per un’alternativa è un’elezione sulla quale vale la pena riflettere».














