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Economia | 08 ottobre 2026, 14:50

Ex Ilva, allarme Fiom su Racconigi: "Un anno di blocco produttivo, ora servono risposte dal Governo"

Oggi l'incontro a Palazzo Chigi tra istituzioni e sindacati per decidere il futuro dei siti del gruppo. Preoccupazione per i 76 lavoratori cuneesi a rischio cassa integrazione senza anticipo

Una presidio dell'ottobre 2025 di fronte all'ex Ilva di Racconigi

Una presidio dell'ottobre 2025 di fronte all'ex Ilva di Racconigi

Un anno di stop produttivo e tanta incertezza per il futuro. È questa la drammatica situazione vissuta nello stabilimento ex Ilva di Racconigi, uno dei siti piemontesi del gruppo Acciaierie d'Italia insieme a Novi Ligure e Gattinara, che complessivamente contano 600 dipendenti.

Nella giornata di oggi, giovedì 8 ottobre, il confronto sulla vertenza si sposta a Palazzo Chigi, dove il Governo ha convocato i sindacati Fiom, Fim, Uilm, Usb, Cgil, Cisl e Uil per cercare soluzioni concrete all'emergenza industriale e occupazionale.

Sulla vertenza pesa una forte preoccupazione per il sito cuneese e per i suoi 76 lavoratori. "Stasera vedremo quali notizie arriveranno da Roma – dichiara Domenico Calabrese della segreteria Fiom Cgil Cuneo –, ma c'è un dato di fatto: Racconigi compie un anno di sostanziale chiusura produttiva. La vicenda è complessa e riteniamo che senza Ilva l'Italia perda un asset strategico, ma le famiglie non possono fare la spesa con le analisi di economia".

Grande attesa c'è anche per la pronuncia della Corte di Cassazione, che il 20 ottobre sarà chiamata a esprimersi sul provvedimento della Corte d'Appello di Milano che blocca l'impianto di Taranto.

"Ma Racconigi era e resta chiusa a prescindere da Taranto – prosegue Calabrese –. Per questo chiediamo che la Regione Piemonte si attivi, perché la situazione dei lavoratori cuneesi non è più sostenibile. Il rischio all'orizzonte è che tutti i dipendenti vengano posti in cassa integrazione con pagamento diretto da parte dell'Inps, senza più l'anticipo aziendale. Questo comporterebbe un'attesa di 6-7 mesi per percepire le spettanze, decretando la fine definitiva del sito".

Un anno e mezzo fa lo stabilimento di Racconigi fu il sito che raccolse il maggior numero di manifestazioni d'interesse: "Era un gioiellino – conclude il sindacalista –, ma per scelta economica la produzione è stata sospesa. Quando si parla di Ilva si pensa a Taranto, ma Racconigi è tra i siti meno in vetrina che hanno pagato il prezzo più alto. Se Taranto si ferma la siderurgia è finita, ma se Taranto riparte anche Racconigi deve tornare a lavorare".

Ezio Massucco

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