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Cronaca | 01 ottobre 2026, 16:23

Lasciata a terra perché marocchina: la famiglia presenta querela per discriminazione razziale

Al momento contro ignoti. Ieri i genitori della 14enne ieri si sono presentati presso il Comando provinciale dei carabinieri

Lasciata a terra perché marocchina: la famiglia presenta querela per discriminazione razziale

E' stata enorme l'eco mediatica, dopo la pubblicazione del video e del relativo articolo su targatoCn, di quanto accaduto a Fossano lo scorso 20 settembre, attorno alle 18. Qui sarebbe stato negato l'accesso al pullman, sostitutivo del servizio ferroviario, ad una ragazzina marocchina di 14 anni provvista di regolare titolo di viaggio. 

Perché non italiana. Così avrebbe detto l'autista alla minore. 

Il fratello ventottenne ci ha contattato per denunciare pubblicamente l'episodio che lui non ha esitato a definire "razzismo", cosa che ripete spesso anche all'indirizzo dell'autista, con il quale ha avuto un confronto, ripreso in un video che abbiamo pubblicato oscurando le persone coinvolte. 

Anche perché sono stati coinvolti i carabinieri e ieri è stata presentata una querela formale da parte della famiglia della ragazzina presso il Comando provinciale di corso Soleri, a Cuneo. 

Al momento contro ignoti. 

Per discriminazione razziale (art.604 bis), violenza privata ed omissione di atti d'ufficio. 

L'azienda di trasporti, la STAT di Casale Monferratto, dal 19 al 27 settembre impegnata ad effettuare il servizio sostitutivo per Trenitalia sulla linea Fossano- Cuneo, in quei giorni interessata da lavori, ha difeso il suo dipendente, dando una diversa versione dei fatti. Nessuno sarebbe stato allontanato dal bus, la ragazzina - hanno scritto in una nota - sarebbe scesa autonomamente e avrebbe comunque potuto prendere altri autobus disponibili sul piazzale antistante la stazione di Fossano. 

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Trenitalia ha invece espresso rammarico per l'accaduto e solidarietà alla ragazzina e alla sua famiglia. LEGGI QUI

Una vicenda destinata a non chiudersi. E sulla quale il ragazzo che ci ha contattati non vuole in alcun modo retrocedere. Perché è preoccupato. Mai, come ci ha detto più volte, in vent'anni di vita in Italia, prima al sud e ora a Cuneo, lui o qualcuno della sua famiglia avevano subito un atto che lui non ha esitato a definire di "razzismo". 

"Denunciare è necessario. Perché quello che sta succedendo è pericoloso".

Barbara Simonelli

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