«Il diritto al cibo non ha a che fare soltanto con il suo consumo, con il riempire un piatto o gli scaffali di un negozio: riguarda l'accesso alla conoscenza, alla terra, alle risorse, all'acqua, ai semi». Lo ha detto Edward Mukiibi, presidente di Slow Food, intervenendo a Terra Madre Salone del Gusto 2026, a Torino fino al 27 settembre. «Energia primaria per l'umanità», come l'ha definito il Presidente della Repubblica Italiana nella cerimonia di apertura, il cibo è «legato a una dimensione etica, quella dei diritti delle persone». Diritti, declinato al plurale: perché la produzione e l'accesso alle risorse alimentari riguardano le sfere della salute, dell'educazione, della giustizia sociale nel mondo del lavoro, si intersecano con le forme di potere, con la democrazia o la sua negazione, generando sfruttamento o povertà, oppure promuovendo pace.
«E se parliamo di diritto al cibo, è inevitabile interrogarsi sul rispetto della sovranità alimentare – precisa Francesco Sottile, agronomo e vicepresidente di Slow Food Italia –. Sono concetti che si completano, e che non hanno nulla a che vedere con nazionalismi e protezionismo, né tanto meno con le supply chain che regolano i sistemi alimentari oggi dominanti».
«Potremmo dire che la sovranità alimentare è la condizione di una comunità che ha diritti sul cibo – ha spiegato Raj Patel, economista, autore e attivista per la giustizia alimentare britannico, intervenuto a Terra Madre Salone del Gusto –. In altre parole: se godono di sovranità alimentare, le comunità hanno il potere di definire come desiderano il modo in cui il cibo gli arrivi». Una sorta di diritto primario: Slow Food promuove questa visione fin dagli albori della sua esistenza, ma oggi il contesto globale – dove quasi 700 milioni di persone, poco meno del 10% della popolazione mondiale, soffrono la fame e dove avanzano riarmo, divisioni, razzismo – richiede un'azione ancor più urgente.
«Il potere agisce normalizzando ciò che non dovrebbe essere normale – ha aggiunto Patel – così oggi ci troviamo a pensare che lo sia il fatto che le persone soffrano la fame perché non possono permettersi di mangiare. Ottocento anni fa, il diritto medievale prevedeva che il cibo diventasse una ricchezza comune cui era possibile accedere in caso di necessità. Oggi il capitalismo ha fatto sì che i beni comuni non esistano più: il diritto al cibo è stato negato dal diritto alla proprietà privata. L'aumento della fame è il prezzo da pagare per aver lasciato che la proprietà privata dilagasse, e il prezzo aggiuntivo è aver permesso alle grandi multinazionali di distruggere l'ambiente. Finché non affronteremo questo problema sistemico, finché non ci renderemo conto che il diritto al cibo richiede di de-normalizzare la proprietà privata, non saremo in grado di affrontare questo problema».
Se la fame è una scelta politica, le ingiustizie sono inevitabili?
Il sistema, secondo Patel, può essere cambiato. Ma «abbiamo bisogno di forme di garanzia pubblica sul diritto al cibo, impegni che assumeranno forme diverse a seconda del luogo e dei problemi che riguardano le diverse regioni del mondo. Magari qua in Europa avverrà dando ai cittadini una certa quantità di denaro da spendere in cibo agroecologico, e in India o a Cuba migliorando i sistemi di distribuzione alimentare. Ma c'è bisogno di quel tipo di organizzazione politica».
Oggi, su larga scala, avviene il contrario. «Il diritto all'alimentazione è sì stabilito dalle leggi, ma non si traduce automaticamente in effetti nella vita reale delle persone – ha testimoniato Leidy Casimiro Rodriguez, consigliera internazionale di Slow Food per i Caraibi, arrivata a Torino da Cuba –. Questo diritto viene negato quotidianamente e in modo silenzioso: succede nelle campagne, ad esempio, quando i contadini non hanno le risorse per produrre cibo buono, pulito e giusto e fronteggiano costi di produzione superiori ai prezzi riconosciuti dai sistemi di distribuzione. A Cuba, ad esempio, a causa della crisi energetica e della carenza di carburante succede che i contadini non riescono a far arrivare parte della produzione ai consumatori: da un lato questo rappresenta uno spreco di cibo, dall'altro le persone che ne avrebbero bisogno non possono accedervi, con gli ovvi effetti sulla loro salute fisica e mentale. È una fame silenziosa, che colpisce anche la dignità delle persone. Viene vissuta come una situazione normale e persino accettata, ma non è così: è il frutto di decisioni politiche sbagliate».
Mettere in discussione questi sistemi e affermare il diritto al cibo in tutte le sue sfaccettature è una sfida enorme, che Slow Food affronta in ogni angolo del mondo «riconoscendo che le comunità locali non possono essere lasciate sole nell'impegno di costruire un sistema democratico di produzione del cibo dando loro locali strumenti per agire, mezzi per renderle interconnesse l'una alle altre, e forza per influenzare le istituzioni e indirizzare le politiche pubbliche – aggiunge Francesco Sottile –. Partire dal basso, rendere l'alimentazione una responsabilità pubblica, far cioè sì che tutti noi ci sentiamo responsabili del diritto al cibo, è fondamentale».
L'edizione 2026 di Terra Madre Salone del Gusto è organizzata da Slow Food, Città di Torino e Regione Piemonte e resa possibile grazie al sostegno di istituzioni e aziende che hanno confermato il proprio supporto. Main Partner dell'evento sono Acqua S. Bernardo, BBBell, Camera di commercio di Torino, Iren, Pastificio Di Martino, QBA – Quality Beer Academy e Reale Mutua. In-kind Partner sono Bormioli Luigi, Coop Italia, IP Industrie e Ntt Data Italia; Green Partner sono Consorzio Ricrea e PEFC Italia; Area Partner sono Alberto Marchetti, Arix Professional, Banca d'Alba, Baratti&Milano, Caffè Costadoro, Confartigianato Piemonte, Consorzio del Parmigiano Reggiano, Humangest, Sebach, Smat, Sparco, Terre Bradaniche e Tucano. Sono partner scientifici il Politecnico di Torino, l'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo e l'Università di Torino. Federalberghi Torino è Hospitality Partner insieme a Edisu Piemonte, mentre Mobility Partner sono Bus Company e GTT. Collabora con la manifestazione anche Turismo Torino e Provincia. Nikon e tabUi sono Media Partner e l'Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale (ICPI) è Partner Culturale. L'evento è inoltre realizzato con il patrocinio del Masaf, del Maeci e di Ismea, il supporto di Consulta delle Fondazioni di origine bancaria del Piemonte e della Liguria, Fondazione Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT e Federcasse, il sostegno di ICE – Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane, il contributo dell'Unione Europea, del programma LIFE, di IFAD, di W.K. Kellogg Foundation, di Meatless Monday, di GIZ, di Iila e di Tamalpais Trust.














