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Attualità | 21 settembre 2026, 08:02

Bra, il 21 settembre sono 17 anni dalla morte di don Dario Borello

La parrocchia di Sant'Antonino rinnova il ricordo e la preghiera per il suo amato vicario

Don  Dario Borello

Don Dario Borello

Sono trascorsi 17 anni dalla scomparsa di don Dario Borello, ma la sua opera pastorale, compiuta nel sostegno e nell'amore costante al Vangelo, rimane scolpita nel vissuto della parrocchia di Sant'Antonino e nella storia di Bra.

Era il 21 settembre 2009, quando il suo cuore ha smesso di battere, e come la pioggia che unisce terra e cielo, possiamo affermare che la sua vita sacerdotale è stata un'autentica testimonianza di annuncio della Parola di Dio attraverso una vita vissuta nel segno della fede più vera e semplice.

Ci ha lasciato una grande eredità: l'amore al Signore, il servizio alla Chiesa, la carità verso il prossimo. Il suo credo era: fare ciò che piace a Gesù. Ricercare sempre la sua volontà per compierla. E lui l'ha compiuta fino alla fine.

Don Dario era nato a Pianezza (Torino), ultimo di dodici figli, il 2 novembre 1923 da Carlo e Margherita Bollea, battezzato dal vicario monsignor Oliva il 12 novembre. Ben presto sentì il desiderio di diventare sacerdote entrando nei Seminari diocesani di Giaveno, Chieri e Torino. Fu ordinato sacerdote dal cardinale Maurilio Fossati il 29 giugno 1946.

La sua prima esperienza pastorale l'ha vissuta per un anno come viceparroco a Borgaro Torinese e poi a Sant'Agnese in Torino. Successivamente, dal mese di giugno del 1960 fino al 1967, è stato parroco di Drubiaglio, dove ha lasciato un caro ricordo.

Arrivò a Bra il 10 aprile 1967 con l'ingresso come parroco nella chiesa di Sant'Antonino, camminando al fianco della gente, con disponibilità all'ascolto e saggezza nel dialogo. Il suo parlare era misurato, calmo, essenziale. Ma esprimeva la sua ricchezza interiore.

Don Dario guidò questa comunità per 37 anni, con passione pastorale e ammirevole dedizione. Si donò ai suoi fedeli curandone la spiritualità, ma favorendo anche opere di carità e aggregazione. Fra queste spicca certamente la scuola Materna "Asilo S. Antonino" e l'Istituto Sacra Famiglia di cui era presidente.

Poi esemplare è stata la sua vicinanza agli ammalati che visitava volentieri, sia quelli ricoverati in strutture, sia quelli che erano nelle loro case e le sue conversazioni erano gradite.

Don Dario aveva un carattere riservato e schivo, ma autentico. La parabola della sua vita non ha conosciuto riflettori e applausi, ma è stata calata nell'ordinarietà di un impegno quotidiano.

Ha svolto il suo ministero con grande attenzione umana e pastorale verso le persone, senza trascurare le opere parrocchiali. Integerrimo nell'amministrazione economica, oltre che nella manutenzione straordinaria della chiesa soprattutto nella ricorrenza dei 300 anni della parrocchia.

Nel 2006 visse con gioia e riconoscenza il bel traguardo del giubileo sacerdotale dei 60 anni di ordinazione e lo celebrò nella chiesa di Sant'Antonino con la sua comunità da cui era benvoluto e amato.

Don Dario è stato un uomo saggio, buono, cortese. Sapeva rasserenare chi incontrava con uno stile mite, disarmante, pacato. Fino a quando anche per lui è suonata la tromba dell'angelo che convoca all'incontro con Dio: sorella morte lo ha colto all'età di 86 anni ed i suoi funerali sono stati celebrati da monsignor Guido Fiandino. Nel cimitero di Bra attende il premio riservato ai servi buoni e fedeli.

Silvia Gullino

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