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Cronaca | 11 settembre 2026, 12:33

Massimiliano Mulas condannato a 11 anni per violenza sessuale e rapina su due ragazzine di Savigliano

Riconosciute le aggravanti e la recidiva specifica e reiterata. Nessuna attenuante generica. Per lui anche misure di sicurezza al termine della pena

Massimiliano Mulas

Massimiliano Mulas

Undici anni di carcere, con il riconoscimento delle aggravanti e della recidiva specifica e reiterata, ma senza attenuanti generiche. È la condanna inflitta dal tribunale di Cuneo a Massimiliano Mulas, 46enne di origine sarda, per i fatti contestati a Savigliano ai danni di due minorenni. Per lui sono state inoltre disposte misure di sicurezza da applicare al termine dell’espiazione della pena, oltre al riconoscimento della capacità di intendere e di volere.

L’avvocato Giacomo Michieli, difensore di Mulas, spiega che "la pena è elevata in ragione della recidiva reiterata specifica". "A Mulas erano contestati due reati, la violenza sessuale ai danni di una minore e la rapina aggravata, che hanno cornici edittali molto alte – osserva il legale –. La recidiva reiterata pesa quindi enormemente e, sommata alle ulteriori aggravanti, determina una pena che anche nel minimo sarebbe stata particolarmente severa. Non sono state riconosciute le attenuanti generiche e, in questo quadro, solo la scelta del rito abbreviato ha consentito di riportare la pena a un livello più gestibile". 

Secondo Michieli, tuttavia, "il dato degli 11 anni non rappresenta ancora il quadro sanzionatorio complessivo". "Pendono infatti procedimenti per fatti sostanzialmente identici a Venezia, Padova, Torino e Cuneo – spiega e i reali conti si faranno in sede esecutiva, quando le diverse pene dovranno essere valutate nell’ambito della continuazione. Per questo, allo stato, il quantum della singola condanna è relativamente poco significativo. Si vedrà in sede di esecuzione, o comunque quando ci saranno le prime sentenze definitive alle quali fare riferimento per valutare la continuazione".

Mulas è attualmente ristretto nel carcere di Gorizia ed è stato recentemente condannato a 14 anni dal tribunale di Venezia per aver violentato un’undicenne a Mestre la scorsa primavera. I fatti per i quali è arrivata la condanna cuneese sono invece precedenti e risalgono al 7 aprile 2025. 

"Nella mia vita, anche non volendo, ho sempre sbagliato – aveva detto Mulas nel corso di una breve dichiarazione spontanea di fronte al Gup veneziano – mi vengono questi impulsi che non riesco a trattenere. Ho chiesto aiuto per evitare di ricadere in fatti simili e sto cercando uno psicanalista".

A Cuneo, invece, Mulas aveva deciso di non rispondere e di non rendere nessuna dichiarazione. Sull’uomo gravavano accuse relative a due episodi avvenuti a Savigliano e che coinvolgevano due minorenni.

Secondo quanto contestato dalla Procura, nel primo episodio Mulas si era introdotto nell’androne di un condominio presentandosi come un poliziotto e fingendo di dover effettuare un controllo. Avrebbe quindi avvicinato una bambina di dieci anni e, dopo averla fatta condurre in cantina, con violenza e minaccia, l’avrebbe costretta a subire atti sessuali. Nel corso dell’episodio le avrebbe sottratto circa 15 euro. 

Per questo episodio erano contestati i reati di violenza sessuale e rapina aggravata, con diverse aggravanti, tra cui quella relativa alla minore età della vittima e, per la violenza sessuale, l’aver simulato la qualità di pubblico ufficiale. 

Un altro episodio riguarda invece una ragazzina di 14 anni.  Mulas l’avrebbe seguita dopo essersi presentato come un poliziotto che doveva effettuare un controllo, importunandola e sbarrandole la strada, impedendole di proseguire e di rientrare nella propria abitazione. La ragazza era però riuscita a sottrarsi alla situazione. In questo caso l’accusa è di violenza privata, aggravata dalla minore età della vittima, con contestazione della recidiva reiterata e specifica. 

Al nome di Mulas si era arrivati nell’ambito delle indagini successive al suo arresto per i fatti di Mestre. Le due minorenni erano riuscite a riconoscerlo dopo aver visto le fotografie dell’uomo trasmesse dai telegiornali.

All’epoca dei fatti Mulas lavorava per un’azienda di Fossano. Tra gli elementi di prova raccolti dalla Procura figurano verbali di sommarie informazioni, referti medici, annotazioni di polizia giudiziaria, documentazione fotografica, dati relativi al traffico telefonico, verbali di identificazione fotografica e relazioni tecniche della Polizia scientifica.

A carico del 46enne penderebbe inoltre un’altra accusa, relativa a un presunto adescamento di minore verosimilmente avvenuto a Cervere. Si tratta di un procedimento di competenza distrettuale, del quale dovrà occuparsi la Procura di Torino.

CharB.

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