Con la forza della fede, la bellezza del canto e l'orgoglio della tradizione popolare, la città di Bra ha celebrato la festa patronale della Madonna dei Fiori 2026.
In un tempo in cui le radici religiose rischiano di disperdersi, la grande partecipazione di fedeli ha rappresentato una testimonianza potente di devozione e bellezza condivisa, capace di parlare alle nuove generazioni attraverso l'esperienza del passato e la profondità del rito.
Giorni di preghiera e celebrazioni si sono susseguiti all'interno della partecipatissima Novena, fino alla solennità dell'8 settembre. Una giornata lunga, iniziata già al mattino con il pontificale presieduto dal cardinale Roberto Repole, arcivescovo di Torino, alla presenza del clero e delle autorità municipali, guidate dal sindaco Gianni Fogliato, a cui si sono unite le Forze dell'ordine e alcuni sindaci di città vicine, in un Santuario stipato di gente.
Ricca di spunti l'omelia sulla pagina del Vangelo di Luca in cui Maria visita la cugina Elisabetta per poi intonare il Magnificat. «In questa festa, chiediamo la conversione dello sguardo - ha detto monsignor Repole -. Rendiamolo come lo sguardo di Maria, capace di cogliere i doni che Dio fa all'umanità. Uno sguardo capace anche di rileggere la nostra storia come storia di grazia».
Aggiungendo: «Ciò che ci fa sussultare di gioia, al pari di Elisabetta, è sentire di essere visitati costantemente dal Risorto, tutto il resto è una gioia fasulla, dai soldi alle alte posizioni sociali. Ed è lo sguardo di Maria che ci fa vedere la presenza del Risorto, l'unica realtà che ci fa felici».
Tra i banchi, attenti all'ascolto, anche delegazioni dei Battuti Neri e dei Battuti Bianchi, oltre alle associazioni di volontariato, raccolte dietro i propri stendardi, per tutto il tempo dell'Eucaristia.
Al termine della liturgia, l'arcivescovo di Torino ha ringraziato il rettore del Santuario don Gilberto Garrone per l'accoglienza e la cura pastorale della comunità, impartendo poi la solenne benedizione. Al rientro in sacrestia, monsignor Repole, insieme ai concelebranti, ha sostato in preghiera davanti alla statua della Beata Vergine dei Fiori, per poi unirsi a tavola con i tanti volontari e rappresentanti delle associazioni e istituzioni per il pranzo comunitario.
Ma la festa non si è fermata ed è proseguita nel pomeriggio con l'attesissima processione. Il corteo si è messo in marcia al suono della banda musicale G. Verdi di Bra ed è stato presieduto dal vescovo di Pinerolo, monsignor Derio Olivero.
Tra canti e preghiere, la Madonna ha raggiunto il Monastero di Santa Chiara, dove ad attenderla c'erano le Sorelle Clarisse. Passando lungo via Umberto, è giunta fino alla residenza per anziani intitolata a Mario Francone, per poi dirigersi in via Verdi e via Vittorio Emanuele II, nel tratto segnato dalla parrocchiale di San Giovanni Battista. Il volto di Maria ha guardato benevolmente tutti.
Un fiume di gente, più autorità, confraternite, la comunità ortodossa, associazioni di volontariato, precedute dai rispettivi labari, hanno scortato la Madonna tra le vie del centro, in mezzo alle case dei braidesi, che hanno affidato intenzioni e speranze alla madre di Gesù.
Altra tappa significativa l'ex ospedale Santo Spirito, che ha richiamato la preghiera per chi è nella malattia e nel dolore, prima di fare rientro sul sagrato, dove monsignor Olivero ha impartito la benedizione eucaristica.
Poi, la statua ha ripreso il suo posto nell'ala del Santuario nuovo che la custodisce durante tutto l'anno, mentre i fedeli la salutavano con il segno di croce. Quindi, la celebrazione della Messa di chiusura, officiata ancora dal vescovo di Pinerolo, davanti ad un'assemblea delle grandi occasioni.
Negli anni, durante la festa patronale, si alternano diversi Pastori della Chiesa piemontese, che meditano sulla figura di Maria in omelie vivide e profonde. E così, ogni volta viene fuori un ritratto unico della Madre di Dio, che il popolo dei fedeli conserva nel cuore.
Queste le parole pronunciate da Monsignor Derio Olivero: «Mi ha colpito molto la processione lunga, bella e partecipata. Credo che Maria, camminando con noi, ci abbia detto: "Cari fedeli, cara Chiesa di oggi, esci davvero in mezzo alla gente e porta il messaggio bellissimo di mio Figlio"».
Preghiera e fede, grande emozione e commozione da parte di tutti. Anche nell'estate più calda di sempre, un'altra bella pagina di storia cittadina è stata scritta.
A TU PER TU CON IL CARDINALE ROBERTO REPOLE
Premio alla gentilezza e disponibilità per il cardinale Roberto Repole, arcivescovo di Torino, che ha presieduto il pontificale della festa patronale della Madonna dei fiori di Bra. L'abbiamo incontrato a margine del pranzo di fraternità con i volontari, il clero locale e ospiti della municipalità. Ecco che cosa ci ha detto.
Eminenza, come ha trovato la nostra comunità? Cosa lo ha colpito di più?
«Mi ha colpito, come sempre, la grande partecipazione e devo dire anche la presenza di famiglie con bambini, ragazzi. È il segno che, in qualche modo, questa festa è sentita ed è un luogo attraverso cui, di generazione in generazione, riusciamo ancora a trasmettere la fede».
Qual è il significato più profondo della festa patronale della Madonna dei fiori?
«Percepire che ci sentiamo custoditi dalla presenza materna di Maria, che veglia su di noi, che è capace di portare consolazione là dove, in qualche modo, siamo desolati».
Come la figura della Madonna può aiutare nella vita quotidiana?
«Può aiutarci, perché, come sperimentiamo a partire dai Vangeli, Maria non porta se stessa, ma porta la presenza del suo Figlio. Quindi, attraverso di lei, siamo indirizzati a Lui con quelle parole che disse una volta: "Fate quello che vi dirà"».
Abbiamo visto anche dei giovani impegnati nei servizi della liturgia, come può la Chiesa guidarli e ispirarli nel cammino di fede?
«Prendendoli sul serio, cioè non utilizzandoli per mantenere le cose che noi adulti e anziani riteniamo che vadano mantenute, dando loro una soggettualità, ma soprattutto prendendoli sul serio nel loro bisogno di senso, in particolare nel mondo di oggi».
Ogni anno il Santuario si riempie di famiglie per la benedizione dei bambini. C'è bisogno di più famiglia oggi nel mondo?
«C'è più bisogno di vita. Viviamo in un mondo occidentale che sta invecchiando in modo pauroso. Facciamo fatica a trasmettere la vita e questo è un punto molto serio su cui, non soltanto come cristiani, ma come società civile e come politica dovremmo riflettere sempre».
"Magnifica humanitas" ci dice di edificare il bene con il Vangelo. Come educarsi all'invito di Papa Leone?
«Più profondamente, "Magnifica humanitas" ci fa vedere che c'è una grande crisi antropologica, cioè che è in crisi l'uomo e che è a rischio di sussistenza. Penso che prenderla sul serio significhi non negarsi aspetti della realtà in cui viviamo».
Che cosa augura a Bra e ai braidesi?
«Auguro di percepire la bellezza che viene dalla fede, cioè dal sentirsi nella compagnia del Signore risorto e auguro di percepire tutta la generosità e la fraternità che da questa compagnia può sorgere».
9 SETTEMBRE: GIORNATA DEL RINGRAZIAMENTO
La patronale avrà un'appendice mercoledì 9 settembre con la giornata del ringraziamento. Messe feriali nel Santuario antico alle ore 8 e alle ore 17.30 in ricordo di tutti i benefattori del Santuario vivi e defunti. Benedizione dei bambini, bambine, ragazzi e ragazze e affidamento alla Madonna dalle ore 14.30, 15, 15.30, 16, 16.30, 17 e 17.30 nel Santuario nuovo. La ricorrenza è accompagnata dal momento di solidarietà, offerto dal banco di beneficenza con il ricavato da destinare ad interventi di restauro del Santuario.
UN PO' DI STORIA
Alla Vergine dei Fiori, Patrona di Bra, è attribuita la salvezza della giovane Egidia Mathis e del piccolo che portava nel grembo: pruneto selvatico fiorito in pieno inverno e masnadieri messi in fuga. Da allora è invocata la sua grandezza con canti e lodi. E, vicino al luogo dell'apparizione, ci sono i maestosi mosaici, che ci ricordano la storia che risale al 29 dicembre 1336. In suo onore, dove sorgeva l'edicola sacra, fu eretto il Santuario antico e poi un nuovo tempio di preghiera, ma la Madonna è solo una, sempre Lei, la stessa che preghiamo anche oggi.
Di seguito le video interviste al cardinale Roberto Repole, arcivescovo di Torino, e a monsignor Derio Olivero, vescovo di Pinerolo.





























