Domenica 13 settembre, al Bisalta Trail, alla partenza ci sarà anche Elio Giuby Giubergia. Fino a qualche mese fa, nessuno ci avrebbe creduto.
Lui sì, perché con la testa non ha mai smesso di correre, nonostante la malattia.
E ha avuto ragione.
Affronterà il percorso più breve, 16 chilometri e 800 metri di dislivello, ma è già tantissimo. "Arriverò ultimo": lo dice con la tranquillità di chi ha già conquistato il traguardo più importante.
63 anni, di Pianfei, nella vita ha fatto il contadino e poi il poliziotto della Stradale.
La corsa in montagna è arrivata soprattutto dopo la pensione. Ha partecipato a gare un po’ ovunque, anche in Francia, sempre da amatore, sempre nelle retrovie, senza alcun obiettivo se non quello di divertirsi e restare attivo.

Poi, nel 2025, sono successe diverse cose e soprattutto è arrivato l'ospite. Ecco che correre, per lui, è diventato tutt’altro che scontato.
Un anno che ha sparigliato le carte di quella che fino ad allora era stata una vita fortunata, senza scossoni, fatta di un lavoro stabile e di una bella pensione, di una bella famiglia, di due figli di 23 e 26 anni e di tanti amici.
A marzo viene sottoposto a un intervento per una protesi al ginocchio. E' un po' consumato dalla corsa, ma ci sta. Passa circa un mese e mezzo e ricomincia piano piano a corricchiare.
Poi muore sua madre, a cui lui dedicava molto tempo.
Nel frattempo trascura un sintomo strano, un prurito continuo, che passa da una zona all'altra del corpo.
Dopo la morte della madre, alla quale faceva assistenza, decide di approfondire e va da un dermatologo. Quel prurito, gli spiegano, può essere anche il sintomo di alcune patologie più importanti.
Seguono alcuni accertamenti, che evidenziano un’ombra nella gabbia toracica. La diagnosi arriva nel giugno 2025: linfoma di Hodgkin, un tumore del sangue.
"Mi hanno detto che avevo un grande margine di successo, che con una chemioterapia pesante sarei guarito bene".
Un'ottima notizia, nonostante tutto. E proprio partendo da questo, fa in modo che nessuno, nella sua famiglia, si preoccupi o viva questa malattia con angoscia.
Giuby è un ottimista per natura, ha tanti amici che gli stanno vicino e che lo aiutano ad affrontare anche i lunghi mesi di chemioterapia, che lo devastano.
Una battaglia che termina a Natale del 2025. La malattia viene sconfitta, gli comunicano, ma il fisico è provato. "Ero guarito perfettamente, ma ero rimasto uno straccio".

Inizia a riprendere contatto con il movimento facendo qualche piccola passeggiata in paese, ma deve anche recuperare la forza. Qui arriva Mattia, il personal trainer che per cinque mesi lo aiuta a ricostruire la muscolatura.
"Mi sono rimesso a lavorare sul fisico. A fine giugno ho smesso la palestra e ho iniziato con le mie corsette nei boschi, pensando al Bisalta Trail".
E ora il Bisalta Trail è arrivato. Domenica prossima lo correrà.
Ricominciare non è stato facile. La chemioterapia gli ha lasciato una neuropatia, con una riduzione del controllo delle gambe. "Quando ho provato a correre le prime volte, le gambe non andavano. Non avevo muscoli e sono anche andato per terra".

Ma non ha mollato. Ci ha messo la testa e ha vinto contro il suo corpo. O forse, facendo pace con lui.
Così è nato un obiettivo che lui stesso definisce "insensato". Indossare di nuovo un pettorale e fare una gara con il solo desiderio di tagliare il traguardo.
Domenica ci saranno la moglie, i due figli e gli amici. Ci saranno le persone che gli sono state vicino durante questi mesi.
Lo aspetteranno al traguardo del Bisalta Trail.
Quello che vuole portare con sé alla partenza è soprattutto un messaggio positivo: a volte anche un obiettivo apparentemente insensato può aiutare a rimettere insieme i pezzi.
Vuole provare a trasmettere questo a chi sta affrontando la malattia o un periodo difficile.
"Non ho mai messo medaglie al collo. Corro perché mi fa stare bene. E ora so che anche nei mesi più duri, con la testa, non ho mai smesso di correre. Ora torno a farlo con quel corpo che per diversi mesi mi ha voltato le spalle. Vorrei, con la mia storia, dare un po' di speranza a chi sta soffrendo".
Il grazie finale è tutto per il reparto di Ematologia dell'ospedale di Cuneo, senza il quale non sarebbe qui. "Sono stati meravigliosi. Mi hanno salvato la vita, curandomi il corpo. La mente me l'ha curata la corsa e la voglia di tornare a fare gare. Domenica sarà per me una giornata di rinascita".














