Il crollo del Monviso è avvenuto poche ore dopo che, sul Re di Pietra, era passata la "Carovana dei Ghiacciai", la campagna di Legambiente, Cipra (Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi) e Comitato Glaciologico Italiano che ogni anno attraversa le montagne del nord Italia per osservare da vicino i principali ghiacciai, o meglio ciò che ne resta.
La spedizione non ha rischiato - il sentiero era lontano dalla zona della frana -, ma è indicativo che la delegazione con scienziati, attivisti e volontari abbia chiuso la settima edizione della Carovana proprio con l'osservazione del ghiacciaio Coolidge, di cui oggi restano solo delle placche di ghiaccio arroccate in una nicchia e circondate da un mare di rocce e detriti.
Tra le cause delle frane c'è la crisi climatica
Nel corso di un incontro tenuto questa mattina presso la sede torinese del Comitato Glaciologico Italiano il suo vicepresidente Marco Giardino, professore ordinario di Geomorfologia all’Università di Torino, ha spiegato come mai le frane siano così frequenti sul Monviso. E la causa è sempre la crisi climatica e l'innalzamento delle temperature, che causano la degradazione del permafrost, il terreno delle vette alpine: "Il Monviso crolla perché ha la presenza del ghiaccio nelle fratture che lo predispongono a quello che viene chiamato la degradazione del permafrost. Con il riscaldamento globale, le temperature a quelle quote si sono innalzate: lo zero termico, che è quello che garantisce alla roccia di rimanere permeata dal ghiaccio, si è elevato e quindi una parte di quella frattura non è più sotto sotto zero"
Il ghiaccio che teneva saldate le fratture si sta quindi staccando, a quel punto l'acqua entra nelle fratture, si disgrega e la roccia crolla. E a questo processo contribuisce sempre di più l'assenza della neve: "A quelle quote non c'è più la neve come una volta, che è un'ottima coperta termica - ha proseguito Giardino -. Il sole che batte molto intensamente colpisce direttamente la roccia e fondere il ghiaccio. In questo modo il permafrost si degrada, la roccia è sciolta e quindi si spacca e viene giù".
L'analisi delle fratture da parte di Arpa Piemonte
Il progresso scientifico però può aiutare, se non a fermare la crisi climatica - per quello servono le politiche - a ridurre i rischi per chi frequenta la montagna. "L'Arpa Piemonte - ha spiegato Giardino - in questo momento sta facendo un volo fotogrammetrico: un sopralluogo per vedere le condizioni di questa fratturazione, quindi sapremo quali sono i luoghi in cui si concentra questo fenomeno. Possiamo dire che avverrà laggiù e possiamo modellizzare fino a che distanza arriverà. Magari servirà ridisegnare l'accesso al Rifugio Quintino Sella, se è necessario".
La Carovana dei Ghiacciai, ormai alla settima edizione, continua intanto a osservare con sgomento la sparizione di ghiaccio e neve sulle nostre montagne. Quest'anno, la spedizione ha raggiunto i ghiacciai dell'Adamello e dei Forni, in Lombardia, della Vanoise, in Francia al confine con il Piemonte, i ghiacciai Miage e Planpincieux del Monte Bianco, e i due ghiacciai del Montasio in Friuli Venezia-Giulia.
LA CAROVANA [VIDEO]
I ghiacciai italiani stanno scomparendo e il Po soffre
Come riportato dalla coordinatrice del progetto, Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente e presidente di Cipra Italia, il ghiacciaio del Miage in 6 anni si è abbassato di 15 metri, il ghiacciaio dei Forni è arretrato di 3km da inizio secolo e si è frammentato in più parti diverse e il Coolidge del Monviso è stato declassato a "glacionevato", cioè un ammasso di neve e ghiaccio che non procede più verso valle.
La salute dei ghiacciai ricade a valanga - letteralmente - sulla salute complessiva di montagne e delle pianure sottostanti. "Il Po che nasce dal Monviso ha sofferto grande siccità questa estate, il nostro obiettivo è ricordare come dal ghiaccio si passa all'acqua e come la pianura sia collegata alla montagna - ha evidenziato Bonardo -. Secondo i dati di Arpa Piemonte, questa estate il Po ha registrato un deficit di portata del - 76%, a luglio del - 79%, mentre ad agosto del - 40%".
"La partecipazione di Arpa Piemonte alla Carovana dei Ghiacciai, conferma l'importanza di unire monitoraggio scientifico, divulgazione e sensibilizzazione sui cambiamenti che stanno interessando gli ambienti alpini - ha commentato il direttore generale di Arpa Piemonte Secondo Barbero -. Si è appena conclusa l’estate più calda in Piemonte di tutta la serie storica con +3.2 °C rispetto alla media e i ghiacciai rappresentano uno degli indicatori più evidenti della crisi climatica in corso: il loro arretramento, sempre più rapido, testimonia come l'aumento delle temperature stia modificando profondamente il territorio montano e i suoi equilibri naturali. Comprendere e monitorare questi processi è fondamentale per migliorare le capacità di prevenzione e adattamento dei territori, ed in questo contesto, la collaborazione tra enti di ricerca, agenzie ambientali, istituzioni e associazioni come Legambiente assume un valore strategico".
Collaborazione tra attori diversi sottolineata anche dalla presidente di Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta Alice De Marco, che ha aggiunto: "Da soli non possiamo fare niente, l'importante è unirci e collaborare. Veicolando e comunicando messaggi basati sui dati scientifici, pilastro della nostra associazione".
La Regione Piemonte, dopo la frana di martedì, ha intanto annunciato la convocazione di un tavolo sul Monviso all'interno dell'Osservatorio regionale sui cambiamenti climatici, per approfondire quanto accaduto. Ma Bonardo avverte: "Siamo contenti dell'annuncio, speriamo che prosegua e sia più articolato e che non sia succeasso solo per l'emergenza e poi venga dimenticato".















