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Economia | 27 agosto 2026, 09:15

Nel cuore del Monferrato: la filiera corta di Barbera dei Sei Castelli

Circa 250 soci, vigneti nel cuore del Monferrato astigiano e una filiera gestita direttamente dalla vendemmia alla vendita.

Barbera dei Sei Castelli racconta un modello cooperativo nato per valorizzare le uve dei viticoltori e cresciuto puntando sulla qualità, sulla tutela delle colline e su un rapporto sempre più diretto con chi sceglie i suoi vini.

Il nome racconta già una parte della sua storia. Cantina Sociale Barbera dei Sei Castelli, aderente a Confcooperative Piemonte, nasce nel 1960 dall’unione di viticoltori di sei comuni del territorio, ciascuno caratterizzato dalla presenza di un castello. Al centro c’è fin dall’inizio la Barbera, il vitigno simbolo di queste colline, e una scelta precisa: il desiderio di mettere in comune esperienze e risorse per valorizzare l’uva Barbera e tutelare l’economia agricola della zona.

Alla fine degli anni Novanta, l’aggregazione di altre tre cantine del territorio amplia ulteriormente la base cooperativa. Oggi i soci sono circa 250, con vigneti tutti concentrati nel cuore del Monferrato astigiano.

«La cooperativa nasce proprio dalla volontà degli agricoltori di unirsi, fare massa critica e valorizzare meglio le proprie uve. Ancora oggi il nostro obiettivo è lavorare sulla qualità per riconoscere il giusto valore al lavoro dei soci», racconta Alberto Gai, responsabile amministrativo della Cantina Sociale Barbera dei Sei Castelli.

La Barbera tra tradizione e ricerca

Il cuore della produzione è la Barbera d’Asti DOCG, affiancata dal Nizza DOCG, prodotto esclusivamente nell’area prevista dal disciplinare e considerato una delle massime espressioni del vitigno. La gamma dei vini comprende inoltre altre produzioni DOC e DOCG simbolo del territorio piemontese.

Tra i progetti più rappresentativi c’è “Il Risveglio del Ceppo”, nato dal recupero genetico di vecchie piante di Barbera risalenti ai primi del Novecento. In collaborazione con l’Università di Torino, il patrimonio genetico di questi ceppi, sopravvissuti per decenni alle difficoltà climatiche, è stato recuperato per dare vita a nuove piante e a una Barbera d’Asti DOCG capace di conservare caratteristiche uniche.

Una filiera corta che nasce tra i vigneti

Le uve dei soci vengono vendemmiate e conferite direttamente alla cooperativa, vinificate e affinate nella struttura di Salere, per poi essere imbottigliate e commercializzate dalla cantina.

Un percorso reso possibile proprio dalla natura cooperativa: Barbera dei Sei Castelli lavora esclusivamente le uve dei propri soci e può quindi seguirne la strada fin dall’origine.

«Conosciamo alla perfezione i nostri soci e i loro vigneti. Questo ci permette di seguire la materia prima fin dall’inizio e di sapere, per ogni lotto, da dove provengono le uve e quale percorso hanno seguito. Un tecnico viticolo interno visita le aziende, accompagna i produttori nella gestione dei vigneti e fornisce indicazioni sui trattamenti e sui tempi delle diverse lavorazioni», spiega Gai.

La tracciabilità diventa ancora più puntuale per le produzioni di alta gamma, per le quali vengono selezionati vigneti e parcelle specifiche in base alle caratteristiche ricercate dall’Enologo Enzo Gerbi.

Il vino come presidio del territorio

Questa filiera corta produce valore non solo per la cantina: i vigneti dei soci contribuiscono quotidianamente alla cura del paesaggio vitivinicolo del Monferrato, Patrimonio UNESCO, mantenendo coltivati i versanti, contrastando il dissesto idrogeologico e limitando l'abbandono delle campagne.

La cooperazione ha inoltre nella sua natura una funzione economica e sociale molto concreta: commercializzando insieme il vino, la cantina può lavorare per riconoscere ai viticoltori una remunerazione delle uve più alta rispetto a quella che molti riuscirebbero a ottenere individualmente sul mercato. Dare prospettive alle aziende significa, allo stesso tempo, creare le condizioni perché i vigneti continuino a essere coltivati.

Anche la riduzione degli sprechi entra in questo modello. Le vinacce della lavorazione vengono valorizzate per nuove produzioni: possono diventare energia, contribuire alla produzione della Grappa di Barbera o essere utilizzate per una linea cosmetica della cantina che sfrutta i polifenoli naturalmente presenti nelle bucce dell’uva.

Degustare il territorio, direttamente in cantina

L’ultimo passaggio della filiera corta di Barbera dei Sei Castelli avviene soprattutto attraverso il rapporto diretto con i consumatori, senza intermediari. A partire dagli anni 2000 è presente un punto vendita per la vendita diretta dei prodotti della Cantina. Nel 2024 la cooperativa ha inaugurato il nuovo Centro Enoturistico “Il Risveglio del Ceppo”, dove è inoltre possibile degustare i vini con esperienze autentiche oltre che acquistare i vini direttamente. I prodotti della Cantina raggiungono ristoranti, osterie ed enoteche, soprattutto in Piemonte e nelle regioni vicine, e possono essere spediti direttamente ai clienti in Italia e all’estero.

Lo spazio ospita anche il museo “L’Anima del Vino”, che attraverso opere realizzate dall’artista Ezio Ferraris con vecchi ceppi di vite racconta il territorio e la capacità della viticoltura di rinascere e trasformarsi.

Una filiera corta in cui la cooperazione accorcia la distanza tra viticoltori e consumatori e trasforma il lavoro di molti in valore condiviso per tutto il Monferrato.

C. S.

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