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Sport | 12 agosto 2026, 11:27

Da Caraglio a Torre Pellice per soffiare sul fuoco dei giovani tennisti

Dai primi allenamenti nel Cuneese ai vent’anni trascorsi a Caselle, fino alla nuova sfida negli impianti di Torre Pellice: il percorso del maestro Alessandro Riba, cresciuto con il tennis italiano

Alessandro Riba con due giovani tennisti

Alessandro Riba con due giovani tennisti

Ha iniziato a giocare ai campi di Caraglio per poi diventare un punto di riferimento per il tennis club di Caselle. Con la moglie Claudia Peiretti, l’istruttore Alessandro Riba ha preso ora in mano gli impianti sportivi di viale Dante a Torre Pellice. “Solitamente ho fiducia nelle prime impressioni: quando ho visto il centro di Caselle mi è scappato un ‘Wow!’. In Val Pellice, nonostante gli impianti sportivi fossero vecchi, ho intuito che ci potessero essere opportunità” afferma. E i primi risultati del suo lavoro sul territorio potrebbe già averli raggiunti.

Caraglio, Saluzzo e i primi maestri

Quarantacinquenne, Riba ha preso la racchetta in mano per la prima volta a otto anni: “Ora tante famiglie scelgono il tennis come primo sport per i figli, allora invece solitamente era un ripiego – spiega –. Anche i miei genitori scelsero il tennis semplicemente perché non volevano che giocassi a calcio”.

Ai campi di Caraglio incontra il maestro Moreno Baccanelli con cui lega e che tornerà ad essere una figura di riferimento per la sua carriera professionale. Quando l’allenatore si sposta, decide anche lui di cambiare campo: “A 11 anni comincio ad allenarmi a Saluzzo con un gruppetto di giovani seguiti da Ilario Luciano. Con me c’erano Carlo Buratti, che ora allena a Savigliano e il più forte di tutti: Antonio Gramaglia, che ora allena a Chivasso”.

Quelli sono gli anni in cui Riba conquista le sue soddisfazioni agonistiche: “Penso alla vittoria al campionato regionale under 14”. Erano gli anni Novanta e si doveva viaggiare molto per partecipare ai tornei: “Ce n’erano pochi rispetto ad ora e tutte le estati ci sostavamo in Veneto o in Trentino”.

Il sogno dell’accademia e la scelta dello studio

Tra i 16 e i 17 anni decide però di abbandonare l’agonismo: “Mi ero reso conto che per diventare veramente bravo avrei dovuto dedicare più tempo all’allenamento ma stavo frequentando il Liceo scientifico a Cuneo e non volevo sacrificare lo studio”. Ha avuto il tempo però di conoscere Le Pleiadi di Moncalieri e di rimanerne affascinato: “Nato negli anni Ottanta, è stato il primo centro sportivo a livello italiano a sperimentare un’accademia di tennis – racconta –. La struttura era fantastica e i risultati sportivi ottenuti di rilievo nazionale. In tanti sono passati da lì, come Giampiero ‘Gipo’ Arbino, storico allenatore di Lorenzo Sonego”.

Ma il centinaio di chilometri che separano Caraglio da Moncalieri, e l’esigenza di passare dai due ad almeno cinque allenamenti a settimana, lo convincono a desistere.

Il ritorno con Baccanelli e la svolta di Caselle

Riba abbandona l’agonismo ma non il mondo dello sport e proprio mentre frequenta il corso laurea in scienze motorie a Torino riallaccia i rapporti con il suo primo maestro che questa volta lo condurrà verso Caselle: “Avevo completato il corso di istruttore di tennis quando Moreno mi chiede di iniziare a lavorare con lui al tennis club di Caraglio, dove nel frattempo era tornato”. Dal 2001 al 2005 hanno modo di crescere un bel gruppo di giovani: “In quegli anni abbiamo tirato su tre o quattro campioni regionali”.

Nel frattempo a Caselle nasce il C’entro Sport e Momenti a cui poi Riba rimane legato per vent’anni. “Vendendolo per la prima volta mi è scappato un ‘Wow!’ era un centro grande, con tanto spazio verde e aveva anche tante potenzialità legate alla posizione geografica, vicino alla città e all’aeroporto”. Ancora una volta a fianco di Baccanelli, Riba viene coinvolto nel progetto di trasformare il centro in un punto di rifermento agonisti già formati.

Vent’anni da direttore tecnico tra talenti e responsabilità

Tra gli allievi che Riba allena a Caselle c’è Gianluca Bellezza, ex promessa del tennis giovanile italiano: “Era arrivato da me quando aveva appena 8 anni ed è rimasto fino ai 18. All’inizio era poco considerato come giocatore, ma dentro a lui aveva un fuoco incredibile per il tennis e si impegnava come un matto”.

Ma non è l’unica soddisfazione dei vent’anni trascorsi come direttore tecnico del tennis club di Caselle: “Nel 2009 sono stato chiamato dalla dirigenza ad occuparmi della gestione complessiva del centro sportivo che comprende anche campi da calcio, beach volley, palestra, piscina e servizio di ristorazione. Quella è quindi diventata una seconda casa”.

La nuova sfida in Val Pellice

Intanto però la prima casa di Riba è diventata Torre Pellice dove si è trasferito nel 2008, dopo essersi sposato con Claudia Peiretti con cui si frequentava già ai tempi dell’università. “Ho visto la Val Pellice per la prima volta nel 2002. Come per Caselle ho avuto un’impressione chiara. Vedendo gli impianti sportivi di Luserna San Giovanni e Torre Pellice questa volta non mi è scappato un ‘Wow!’, ma mi sono reso conto che c’erano delle potenzialità nonostante le strutture fossero vecchie”.

Così, quando il Comune di Torre Pellice mette a bando la gestione degli impianti sportivi di viale Dante, lui e Peiretti non esitano a partecipare al bando: “Avere di nuovo davanti a me una prospettiva di vent’anni di gestione ci consente di mettere in piedi progetti di grande respiro”. Lasciare Caselle è stato comunque doloroso: “Ho dovuto allontanarmi da tantissime amicizie e da ragazzi che sono stati alla base della mia vita”.

Dai tennisti estivi ai soci storici: le prime soddisfazioni

Le prime soddisfazioni però sono arrivate anche a Torre Pellice: “Abbiamo organizzato dei corsi estivi di tennis frequentati da più di cinquanta ragazzi e tante famiglie sono venute a visitare l’impianto sportivo da quando abbiamo finito i primi lavori di riqualificazione”. Inoltre può contare sui soci storici del tennis club torrese: “Hanno ascoltato le nostre idee e seguito i cantieri in corso. Sono rimasti qui e per questo gliene siamo grati”.

A Torre Pellice potrebbe raccogliere i frutti della popolarità che ha acquisito il tennis negli ultimi quarant’anni: “Quando ero bambino non era il primo sport che le famiglie decidevano di far provare ai propri figli. Anche i medici nutrivano dubbi sulla disciplina: la consideravano asimmetrica e consigliavano ai genitori di fare attenzione”.

Il boom del tennis e l’effetto Sinner

Il mondo del tennis ha iniziato ad attirare i giovani ben prima di registrare l’effetto Sinner sulla popolarità della disciplina: “Merito di scelte fatte dalla Federazione italiana nei primi anni Duemila e che si sono rivelate vincenti sia nella formazione dei maestri, sia nella scelta di con concentrare l’insegnamento in grandi accademie”. Anche la pandemia, malgrado tutto, ha contribuito: “Non prevedendo lo scontro diretto, era uno dei pochi sport che si poteva ancora giocare in sicurezza”. E poi è arrivato Sinner: “Ora per tanti bambini è la prima scelta”.

Elisa Rollino

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