In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche». (Mt 13,44-52).
Oggi, 26 luglio 2026, la Chiesa giunge alla XVII domenica del tempo ordinario (Anno A, colore liturgico verde). E proprio il 26 luglio si celebra la VI Giornata mondiale dei nonni e degli anziani. Da non confondere con la Festa dei nonni, una ricorrenza civile in calendario ogni anno il 2 ottobre. Al contrario, l'evento internazionale è stato istituito il 31 gennaio 2021 su precisa richiesta di papa Francesco, da ripetersi ogni quarta domenica di luglio.
Il tema scelto quest'anno da papa Leone XIV è tratto dal profeta Isaia: "Io invece non ti dimenticherò mai" (Is 49,15). Una promessa che richiama ogni comunità cristiana a farsi vicina alle persone anziane, in particolare a quelle che vivono nella solitudine, nella malattia o in condizioni di maggiore fragilità.
Nel messaggio per la Giornata, il Papa ricorda che Dio non dimentica nessuno e conosce il volto e la storia di ogni persona. La ricorrenza diventa così un'occasione per riscoprire che "la Chiesa è chiamata a essere madre di tutti" e che, in ogni stagione della vita, è possibile riconoscersi figli e figlie amati da Dio.
Rivolgendosi direttamente agli anziani, Leone XIV riprende l'immagine del "nuovo popolo" utilizzata da papa Francesco per descrivere una generazione sempre più numerosa nella società contemporanea.
«Non abbiate paura della fragilità», è l'invito del Pontefice. La debolezza, quando viene accolta e riconosciuta, può infatti aprire alla solidarietà, al sostegno reciproco, alla preghiera e alla ricerca della riconciliazione e della pace. Il Papa ringrazia inoltre gli anziani per la loro preghiera quotidiana e li invita a continuare a sostenere la Chiesa e il mondo, in un tempo segnato dalle guerre e dalla violenza. Molti di loro, osserva Leone XIV, si interrogano sul futuro nel quale cresceranno i propri nipoti: anche per questo la loro invocazione per la pace rappresenta un dono prezioso per tutti.
Il Messaggio contiene un appello particolare ai giovani, invitati a riprendere la buona abitudine di visitare i nonni, gli anziani della propria famiglia e le persone che non ricevono visite.
Le parole "Io invece non ti dimenticherò mai" sono chiamate a diventare una promessa concreta di presenza, ascolto, affetto. Il rischio dell'oblio, sottolinea il Papa, riguarda infatti molti anziani che vivono soli o che, nelle strutture di cura, possono vedere la propria storia personale ridotta a una patologia o al numero di un letto.
Perché si festeggia a luglio?
In onore dei Santi Gioacchino ed Anna, i genitori della Vergine Maria dei quali ogni anno il 26 luglio si fa memoria. Su di loro, ad essere precisi, non esistono in realtà dei riferimenti concreti all'interno della Sacra Scrittura e non ci sono dunque notizie certe riguardo a queste due figure storiche. Stando a quanto riportano alcuni vangeli apocrifi, sembra che Anna fosse figlia di Achar e sorella di Esmeria, madre di Elisabetta e di conseguenza anche la nonna di Giovanni Battista. La leggenda narra che Gioacchino fosse, invece, un uomo molto ricco, stimato e appartenente alla stirpe di Davide. La coppia ebbe enormi problemi ad avere figli, una condizione che entrambi vissero con profondo dolore, fintanto che Gioacchino decise di intraprendere un viaggio nel deserto per purificarsi e per implorare a Dio la grazia di una gravidanza della moglie. Le suppliche dell'uomo e le preghiere di Anna riuscirono poi a convincere Dio, che inviò loro un angelo per annunciare la nascita della loro prima figlia, Maria.
Come alberi che portano ancora frutto
Quello dei Santi Gioacchino e Anna, che la Chiesa celebra il 26 luglio, rappresenta una forte testimonianza e un richiamo a riflettere sulla figura dei genitori (erano padre e madre della Vergine Maria) e dell'essere nonni oggi, in questo tempo incerto e bisognoso di punti di riferimento. Lo ricordava già Benedetto XVI nel 2012: «La qualità di una società, vorrei dire di una civiltà, si giudica anche da come gli anziani sono trattati e dal posto loro riservato nel vivere comune». Anche lo sguardo di papa Francesco, in diverse occasioni, si è rivolto con attenzione e stima a chi vive questa stagione della vita non facile, certo, ma ancora ricca di risorse. Nel discorso agli anziani durante l'incontro a loro dedicato il 28 settembre 2018, così li definiva: «Sono come alberi che continuano a portare frutto; pur sotto il peso degli anni, possono dare il loro contributo originale per una società ricca di valori e per l'affermazione della cultura della vita».
No alla cultura dello scarto
Se da un lato i ritmi e le richieste della società di oggi sembrano correre senza freni sui binari della "cultura dello scarto" (il grande "sacco nero" che ingoia chi non è in grado di essere produttivo), dall'altro, come un contro canto e forse anche una provocazione, sempre papa Francesco ha fatto sentire la sua voce a favore dei più deboli, dei bambini e degli "abuelos", come in occasione della sua visita apostolica a Pietrelcina nel centenario dell'apparizione delle stimmate di Padre Pio e nel 50° anniversario della morte del Santo: «Non manchi un'attenzione sollecita e carica di tenerezza agli anziani, patrimonio incomparabile delle nostre comunità (...). Mi piacerebbe che una volta si desse il Premio Nobel agli anziani che danno memoria all'umanità».
Preghiera degli anziani, dono per la Chiesa
Ai distratti, ai troppo indaffarati e a chi non ha tempo, papa Francesco più volte ha ricordato che c'è chi canta i segni di Dio, anche per loro: «La preghiera degli anziani e dei nonni è un dono per la Chiesa, è una ricchezza! Una grande iniezione di saggezza anche per l'intera società umana, soprattutto per quella che è troppo indaffarata, troppo presa, troppo distratta. Qualcuno deve pur cantare, anche per loro, cantare i segni di Dio, proclamare i segni di Dio, pregare per loro!».
Preghiera dell'anziano scritta dal Card. Severino Poletto
Signore, ti ringrazio per il dono della vita e per quanto in essa ho ricevuto nella esperienza di gioia o di fatica. Come Maria anch'io posso dire: grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente! Sono contento di essere giunto a questa età, così ricca di saggezza, di esperienza, di pazienza e soprattutto della tua grazia. Ricordo il tempo della mia giovinezza, ma senza rimpianti, perché ora so di avere di più. Per questo non invidio nessuno e sono in pace con tutti. Mi sento arricchito e confortato dal tuo Amore e questo mi basta per gustare nel cuore una pace profonda. I miei occhi hanno visto la tua salvezza. Ora rimangono fissi in te con dolce speranza, uniti all'attesa più grande: Vieni, Signore Gesù! Amen.










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