Un grido d'allarme formale e accorato si leva dalle valli dell'Alta Langa e della Valle Bormida. Con una lettera aperta indirizzata al Presidente della Provincia di Cuneo, Luca Robaldo, l'Istituto Comprensivo Cortemilia - Saliceto denuncia una situazione insostenibile che mette a rischio il diritto costituzionale allo studio per i ragazzi del territorio.
Al centro della protesta — così come portato a conoscenza del nostro giornale attraverso la nota firmata dal dirigente scolastico Giuseppe Boveri e dalla presidente del Consiglio di Istituto Katrien Van Deuren — c'è il taglio, da parte dell'Ufficio Scolastico Provinciale, di una classe terza per l'anno scolastico 2026/2027: una decisione burocratica che rischia di trasformarsi in una condanna all'isolamento e allo spopolamento per queste aree montane. “La mancata concessione di una classe terza presso il nostro Istituto Comprensivo ha generato un effetto domino che definire 'insostenibile' è un eufemismo”, denunciano senza usare mezzi termini.
“I numeri descrivono una realtà paradossale — proseguono nella missiva —: la scuola secondaria di primo grado si troverà a gestire ben 5 docenti frammentati su tre plessi interni (Cortemilia, Monesiglio e Saliceto), distanti tra loro fino a 30 chilometri, costretti a muoversi ulteriormente per completare il proprio orario in una scuola di Alba. A questi si aggiungono altri 3 docenti con cattedre esterne divise su due scuole”.
Dietro questi numeri non ci sono fredde statistiche, ma persone e ragazzi. “Significa che l'anno scolastico si aprirà sotto il segno dell'impossibilità gestionale — chiosano — con insegnanti trasformati in 'pendolari del minuto', costretti a percorrere strade collinari complesse, con il rischio concreto di non poter garantire la puntualità e la continuità delle lezioni”.
Vi è poi “l'impossibilità tecnica di formulare un orario scolastico dignitoso e funzionale all'apprendimento”, che genererà “la paralisi dell'attività collegiale e di programmazione, fondamentale per l'inclusione e il supporto agli alunni con fragilità”. Il rischio è concreto e docenti e presidenza mettono nero su bianco, in previsione del futuro, un vero e proprio “caos organizzativo per gli Esami di Stato, con commissioni frammentate su più scuole a decine di chilometri di distanza”.
Davanti a questo scenario, la scuola si esprime con chiarezza e profonda amarezza. “In Alta Langa e in Valle Bormida il diritto allo studio, sancito dalla nostra Costituzione, non è più garantito alle medesime condizioni dei grandi centri. Gli studenti di queste valli sono considerati cittadini di serie B? La qualità della loro istruzione vale meno di un mero calcolo algoritmico sui numeri delle classi?”.
Le vie istituzionali ordinarie, spiegano i firmatari, “da noi prontamente tentate, non hanno prodotto esito. Per questo ci rivolgiamo pubblicamente a Lei, Presidente Robaldo. Lei conosce profondamente la Provincia Granda, le sue eccellenze ma anche le sue storiche fragilità. Sappiamo quanto Le stia a cuore la tutela dei piccoli comuni e delle aree montane. La scuola non è solo un servizio: è il cuore pulsante di una comunità. Se chiude o se viene svuotata di senso e qualità, muore il territorio”.
Ed è per questo che l'istituto, nella sua totalità, chiede al presidente Robaldo “un intervento politico e istituzionale forte presso l'Ufficio Scolastico Regionale e Provinciale”, sottolineando che la “'specificità montana e marginale' non sia solo uno slogan da convegno, ma un criterio amministrativo concreto che porti al riesame immediato dell'organico e alla concessione della classe terza. Non chiediamo privilegi, chiediamo uguaglianza”.











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