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Viabilità | 08 giugno 2026, 06:49

Tunnel del Tenda, scontro sul futuro dell’opera: il territorio dice no alla canna unica

La proposta di aprire il collegamento con un solo tunnel e traffico alternato viene respinta da amministratori e comitato di monitoraggio: “Serve il completamento dell’infrastruttura prevista, sicura e bidirezionale”

Tunnel del Tenda, scontro sul futuro dell’opera: il territorio dice no alla canna unica

Il Tunnel del Tenda torna al centro del dibattito politico e territoriale, ma questa volta non per un’accelerazione attesa da anni: a far discutere è invece l’ipotesi di una riapertura ridotta, basata su una sola canna e su un sistema di traffico a senso unico alternato. Una prospettiva che ha subito sollevato una dura reazione da parte del Comitato di Monitoraggio del Tenda e della Rete Civica della Granda, convinti che una soluzione del genere finirebbe per trasformare un’opera strategica in un’incompiuta permanente.

Nel comunicato diffuso il 7 giugno da Rete Civica della Granda, la proposta attribuita al viceministro Edoardo Rixi viene definita senza mezzi termini “irricevibile”. Il punto non è soltanto tecnico, ma politico e simbolico: dopo anni di ritardi, varianti, alluvioni e rinvii che hanno pesato sull’economia delle vallate e sull’intero sistema dei collegamenti tra Piemonte, Liguria e Francia, l’idea di accontentarsi di una versione ridotta del progetto viene letta come una resa.

Il valico del Tenda, infatti, non è considerato un’infrastruttura locale, ma un corridoio decisivo per scambi commerciali, turismo e logistica tra il Nord-Ovest italiano e la Francia. Per questo, secondo i promotori della protesta, ridurre tutto a un solo tunnel percorribile significherebbe lasciare la provincia di Cuneo e le aree limitrofe in una condizione di fragilità infrastrutturale cronica. Non solo: un’apertura a singhiozzo, magari limitata ad alcuni periodi o fine settimana, non risponderebbe alle esigenze quotidiane di pendolari, autotrasportatori e operatori turistici.

C’è poi il tema della sicurezza, che nel dibattito pesa quanto, se non più, della viabilità. Chi si oppone alla soluzione ridotta sottolinea che una galleria con una sola canna non garantirebbe margini adeguati in caso di incidente, guasto o emergenza, con il rischio di blocchi totali della circolazione e di ulteriori ripercussioni sulla Valle Vermenagna e sulla Valle Roya. In questa chiave, la seconda canna non viene presentata come un’opzione migliorativa, ma come una condizione minima per assicurare un’infrastruttura moderna, affidabile e davvero funzionale.

La richiesta che sale dal territorio è quindi netta: rispettare il progetto originario e completare entrambe le canne del Tunnel del Tenda, restituendo al collegamento una piena funzionalità bidirezionale. Per sindaci, comitati e rappresentanti locali, il punto non è ottenere una scorciatoia temporanea, ma chiudere finalmente una stagione di promesse mancate. Perché, dopo oltre un decennio di attese, il Tenda non è più solo un cantiere: è diventato il simbolo di quanto un territorio possa sentirsi isolato quando le infrastrutture restano a metà.

redazione

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