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Alba | 02 maggio 2026, 16:06

Addio ad Alex Zanardi, il campione che ha insegnato a non mollare mai

È morto a 59 anni l’ex pilota e atleta paralimpico simbolo di resilienza. Dal palco di Torino 2006 alle medaglie in handbike, fino al legame con Saluzzo e al ricordo commosso di Francesca Fenocchio, compagna di Nazionale verso l’argento di Londra 2012.

Fenocchio, Podestà e Zanardi

Fenocchio, Podestà e Zanardi

Il mondo dello sport e del paralimpismo piange Alex Zanardi, scomparso improvvisamente nella serata del 1° maggio, a 59 anni. La notizia è stata comunicata dalla famiglia, che ha chiesto rispetto e riservatezza in queste ore di dolore. Con lui se ne va una figura capace di attraversare due vite – quella dei motori e quella della rinascita – trasformando ogni limite in una sfida condivisa.

Nato a Bologna nel 1966, Zanardi aveva iniziato giovanissimo con i kart, arrivando fino alla Formula 1: debuttò nel 1991 e corse negli anni successivi con Jordan, Minardi, Lotus e Williams. La sua carriera lo portò anche negli Stati Uniti, dove seppe imporsi nel campionato CART, prima che un destino crudele cambiasse per sempre il suo percorso. Il 15 settembre 2001, durante una gara in Germania, rimase coinvolto in un gravissimo incidente: Zanardi sopravvisse, ma subì l’amputazione di entrambe le gambe. Per molti sarebbe stato il punto finale. Per lui, invece, l’inizio di una seconda carriera e di un nuovo modo di raccontare lo sport: con ironia, determinazione e una forza d’animo diventata esempio ben oltre le piste. Torino lo ricorda anche per un momento che, a distanza di vent’anni, conserva intatta la sua potenza: la cerimonia di apertura dei Giochi Paralimpici invernali del 2006. Davanti allo Stadio Olimpico, Zanardi pronunciò un discorso rimasto nella memoria collettiva, presentandosi con parole semplici e definitive: «Mi chiamo Alex Zanardi e sono un pilota automobilistico». Pochi secondi che riassumevano una filosofia: non farsi definire dalla caduta, ma dalla strada scelta per rialzarsi.

Poco dopo, la scoperta dell’handbike e del paraciclismo: un colpo di fulmine sportivo che divenne subito disciplina e ambizione. Zanardi entrò nel movimento paralimpico da protagonista, contribuendo a dargli visibilità e credibilità, e conquistando risultati che lo resero un’icona internazionale. Alle Paralimpiadi di Londra 2012 vinse due ori e fu tra gli artefici dell’argento azzurro nella staffetta; a Rio 2016 arrivarono altri successi, a completare un palmarès che parla di quattro ori e due argenti paralimpici. Nel giugno 2020, mentre partecipava in handbike a una gara di beneficenza sulle strade del Senese, un nuovo incidente lo strappò alla vita pubblica: da allora Zanardi ha affrontato un lungo percorso di cure, lontano dai riflettori.

Il legame con il territorio: Saluzzo e la preparazione verso Londra

Tra i tasselli meno noti al grande pubblico, ma preziosi per chi lo ha incrociato da vicino, c’è anche il rapporto con il Cuneese. Nel 2012 Zanardi svolse parte della preparazione a Saluzzo, condividendo allenamenti e chilometri con l’handbiker albese Francesca Fenocchio e con il gruppo di lavoro che ruotava attorno alla Nazionale. In quei giorni, tra fatica e battute, si costruiva anche la fiducia che avrebbe portato l’Italia sul podio ai Giochi di Londra.
«Mi auguravo che questa notizia non arrivasse mai, mi sarebbe piaciuto salutarlo e sentirlo raccontare le sue barzellette. Rimango i tantissimi ricordi dei bei momenti passati assieme! Dall’esordio in nazionale alla vittoria della Medaglia d’argento di Londra 2012. A raccontare le emozioni, i momenti passati assieme e non, perché anche quando non ero presente alle gare se incontrava mio marito chiedeva mie notizie. Era un grande uomo, un gran sportivo: aveva sempre la battuta pronta, una parola buona e un consiglio. Ho avuto la possibilità di fare un percorso con lui. Ha dato luce al movimento e come diceva: non mollare mai!!!»

Resta l’eredità di un uomo che ha saputo cambiare lo sguardo di un Paese sulla disabilità e sullo sport, portando nelle case un messaggio concreto, mai retorico: la vita può ricominciare, e può farlo a velocità altissima. Nelle parole di chi lo ha conosciuto – e nelle braccia che hanno spinto quelle ruote insieme a lui – Zanardi continua a essere ciò che ha sempre dichiarato di essere: un pilota, anche quando la strada sembrava finire.

Barbara Pasqua

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