Il Consiglio comunale di Serralunga d’Alba, convocato per giovedì 30 aprile alle 18.30, discuterà al punto 4 dell’ordine del giorno una delibera dal titolo: “Appello per la pace in Iran e il ripristino del diritto internazionale”.
Un nuovo atto politico e simbolico con cui l’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Sergio Moscone torna a far sentire la propria voce sul tema della pace e della convivenza tra i popoli, in continuità con un percorso che negli anni ha visto il Comune prendere più volte posizione con appelli pubblici, bandiere della pace esposte e richiami al valore della mediazione.
“Ancora una volta Serralunga, senza paura, fa sentire la propria voce per la pace e la convivenza pacifica tra i popoli e le nazioni”, sottolinea Moscone.
Nel testo della delibera si richiama il principio costituzionale secondo cui “la sovranità appartiene al popolo”, ribadendo come, secondo l’Amministrazione, il popolo italiano chieda pace e non voglia che le risorse pubbliche siano destinate all’acquisto e alla produzione di armi.
“Serralunga fa propria la voce del popolo italiano che è contrario alle guerre e ai soprusi da qualunque parte vengano”, aggiunge il sindaco.
Tra i momenti più significativi di questo percorso c’è anche l’intervento che Moscone tenne nel luglio dello scorso anno, a Roma, nella Sala del Refettorio della Camera dei Deputati, durante un incontro dedicato a Giorgio La Pira, giurista e storico sindaco di Firenze. In quell’occasione il primo cittadino di Serralunga portò un messaggio netto contro il riarmo e a favore della diplomazia.
Aveva evocato l’immagine di un’Italia capace di dire no, di camminare a testa alta tra le potenze e di parlare il linguaggio della pace e della mediazione.
“Giorgio La Pira rischia di essere rimosso proprio nel momento in cui ci sarebbe più bisogno di ascoltarlo”, aveva affermato.
Moscone aveva poi ricordato come nei primi anni della Repubblica l’Italia sapesse esprimere figure politiche capaci di visione e autonomia strategica.
“In quel tempo l’Italia sapeva dire dei no. Anche all’atlantismo, anche agli Stati Uniti. Giocava un ruolo da ponte nel Mediterraneo. Poi tutto si è perso. Oggi ci servirebbe una voce così”.
Al centro del suo ragionamento anche il richiamo all’articolo 11 della Costituzione, che ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali.
Dalla riflessione storica alla testimonianza concreta: Moscone aveva ricordato anche i gesti compiuti dal Comune di Serralunga, dalla bandiera della pace esposta davanti al monumento ai Caduti all’appello al Governo contro il riarmo, che aveva ricevuto una risposta dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
In quell’intervento il sindaco aveva criticato apertamente la narrazione economica legata alla produzione bellica.
“Oggi ci fanno credere che produrre armi, persino costruire strumenti di morte, possa generare benessere, stipendi, pensioni. È la negazione di tutto ciò che ci è stato detto per decenni”.
Secondo Moscone, esiste una voce diffusa che chiede pace ma fatica a trovare spazio.
“La gente è stanca. La voce della pace esiste, ma viene sistematicamente zittita dai grandi partiti e dai grandi media. È la voce di chi non ha rappresentanza”














