“Facciamo oltre centomila passaggi all’anno tra Cuneo e Asti. Prima passavamo per Torino, ora risparmiamo 25 minuti a viaggio. Ma dopo questa opera fondamentale — e mi rivolgo al ministro Salvini — è tempo di occuparsi del Mercantour”.
Con queste parole l’imprenditore cuneese Valter Lannutti ha attirato ieri (lunedì 2 aprile) l’attenzione durante l’inaugurazione dell’ultimo tratto dell’autostrada A33 Asti-Cuneo, alla presenza del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, riportando al centro del dibattito una delle opere più discusse e mai realizzate del territorio.
Lannutti, imprenditore attivo nel settore della logistica e dei trasporti, ha colto il momento simbolico della conclusione di un’infrastruttura attesa per oltre trent’anni per rilanciare una nuova sfida: un collegamento alternativo verso la Francia e l’Europa, che superi le criticità dei valichi alpini esistenti.
La proposta richiama il traforo del Mercantour, un’altra tra le grandi incompiute del Cuneese. Un progetto che risale agli anni Sessanta e che prevedeva la realizzazione di un tunnel di circa 12 chilometri sotto il massiccio dell’Argentera, con partenza da Tetti Noit, nel comune di Valdieri, e sbocco oltre confine a Saint-Martin-Vésubie, nel cuore della Provenza.
Il progetto finì sulle pagine di tutti i giornali e persino in Tv. Il 20 settembre del 1963 giornalisti e politici si ritrovarono all’imbocco della galleria del San Bernardo per presentare all’Italia intera quello che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto essere “il tunnel più lungo del mondo". Il Ciriegia, appunto.
Nel 1964 la Provincia di Cuneo costituì la società pubblica Si.Tra.Ci per realizzare l’opera e tra il 1966 e il 1967 vennero scavati i primi tre chilometri del traforo.
Poi tutto si fermò. Il progetto finì nei cassetti per quasi trent’anni, salvo riemergere nel 1995, quando Regione Piemonte e Provincia di Cuneo tentarono un rilancio con incontri bilaterali tra Italia e Francia.
All’epoca si parlava addirittura di apertura nel 2002, in parallelo con il nuovo traforo del Tenda (inaugurato nel 2025, 23 anni dopo e sempre in unica canna...). Ma anche quel tentativo fallì. La società Si.Tra.Ci venne cancellata dal registro delle imprese nel 2010 e, nel 2014, la Regione Piemonte archiviò definitivamente il progetto per problemi di bilancio. Da allora, del Mercantour si è continuato a parlare solo a intermittenza, senza sviluppi concreti.
(Un cancello sbarrato: ciò che resta di quello che doveva essere il Traforo del Ciriegia)
Ora, a distanza di anni, Lannutti torna a rilanciare. Nella nostra intervista, l’imprenditore amplia la prospettiva del progetto, parlando di un collegamento strategico per tutta l’Europa occidentale.
“Il Monte Bianco chiude quattro mesi all’anno, al Frejus passano migliaia di camion e se succede qualcosa non c’è un piano B. Io lo chiamo Mercantour, ma quello che ho in mente non è quello che va a Nizza: è un collegamento verso Sisteron, che si collega alla rete verso Gap, Marsiglia e la Spagna”, spiega.
Secondo Lannutti, la questione non riguarda solo il Cuneese, ma la competitività dell’intero sistema logistico. “Noi solo per passare da quelle zone risparmieremmo 20 minuti a passaggio. Immaginate il risparmio ambientale e di tempo”, aggiunge.

(Visita delle autorità nel 1966 al tunnel esplorativo del Ciriegia - Foto Facebook )
L’imprenditore sottolinea anche come il progetto sia stato più volte discusso negli anni senza mai trovare concretizzazione: “A parole queste cose piacciono a tutti. Nel 2006 abbiamo fatto una riunione con diversi rappresentanti istituzionali, ma non si è fatto nulla. Eppure Cuneo non sarebbe più l’ultima zona dell’impero, diventerebbe la porta per l’accesso in Europa”.
Lannutti insiste anche sulla necessità di accelerare le scelte infrastrutturali. “Non voglio fare il Cavour della situazione, che immaginò il Frejus cent’anni prima della sua realizzazione, ma oggi abbiamo bisogno di fare in fretta, adeguando le infrastrutture alla crescita del sistema economico. L’Europa è diventata un grande continente dal punto di vista delle relazioni, dei viaggi, dei commerci e degli scambi, ma le nostre strade non sono cresciute allo stesso ritmo”.
E aggiunge: “Da una parte si parla di europeizzazione e globalizzazione, dall’altra ci troviamo con reti stradali congestionate, tra rotatorie, limitazioni e interventi tampone. È come restringere le vene mentre il traffico continua ad aumentare”.
Un messaggio lanciato proprio nel giorno in cui il territorio celebra la conclusione dell’A33, attesa per 34 anni, e che riporta al centro del dibattito il tema delle infrastrutture nel Sud Piemonte.
Il suo intervento, rivolto direttamente al ministro Salvini, riaccende così i riflettori su un progetto che per decenni ha fatto discutere amministratori, imprenditori e territorio. Il Mercantour resta, per ora, una grande incompiuta. Ma con la conclusione dell’Asti-Cuneo, qualcuno torna a chiedere che il prossimo capitolo infrastrutturale del Cuneese inizi proprio da lì














